Ora si pensa ad una nuova società pubblica per assorbire i 66 precari

Alessandro Biancardi

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Guerino Testa

Guerino Testa

PESCARA. Nuovo capitolo della saga (che pareva finita) dei 66 precari lasciati a piedi dalla Provincia di Pescara.

 

L’ente presieduto da Guerino Testa ha ritenuto di non poter stabilizzare 66 lavoratori che da anni prestavano la loro opera con contratti flessibili, alcuni dei quali chiamati direttamente. Tolti i precari dai centri dell’impiego, per esempio della Provincia, si pone però il problema di farli funzionare e così, sempre la giunta Testa avvia una iniziativa per potenziarli.

Come? Creare una società in house per migliorare i servizi e «dare una risposta agli ex lavoratori precari che hanno lavorato per l'ente».

Una proposta ufficialmente lanciata dai rappresentanti di Cisl, Confsal e Csa (Di Giovanni, Piermatteo e Buccella), alla commissione provinciale Politiche del lavoro, presieduta da Sergio Fioriti, per ciò che riguarda i Centri per l'impiego ma pare sposata dal centrodestra.

In questo modo, è stato spiegato ai consiglieri provinciali presenti, «non si creerebbero altre spese» (in realtà le spese ci sarebbero ma a carico della nuova società e non direttamente della Provincia).

Fioriti, dal canto suo, ha messo in evidenza che l'obiettivo della Provincia è quello di «far funzionare al meglio i servizi» e anche la proposta dei sindacati va analizzata tenendo ben presente questo principio. «Il fine dev’essere la riorganizzazione e il potenziamento dei Centri per l'impiego. Non si può dimenticare – ha concluso Fioriti - che le potenzialità di queste strutture non sono ancora espresse al massimo».

Contraddittorio invece è l’atteggiamento della maggioranza secondo il capogruppo Idv Antonella Allegrino.

«Continua a non essere ben chiaro l’obiettivo della maggioranza di centrodestra dopo la mancata stabilizzazione dei 66 lavoratori precari», dice, «ad oggi non abbiamo ancora capito perché quelle unità che avevano diritto ad essere stabilizzate, per di più inserite dopo ben due selezioni (l’ultima nel 2007), non siano state assorbite, a vantaggio di chi sia stata fatta questa scelta e che qualità si intende dare ai servizi che la Provincia erogava grazie al loro apporto e deve continuare ad erogare per il territorio».

Confusione emersa proprio ieri durante la Commissione Politiche del Lavoro, ufficialmente riunita per ascoltare le proposte dei sindacati Confsal, Cisl e Csa mirate al recupero di quelle professionalità.

« Anzi», aggiunge Allegrino, «a una settimana dalle sconcertanti esternazioni circa il “regolare funzionamento” del Centro per l’Impiego, portato avanti oggi da 13 unità al posto delle 46 di un tempo, il presidente Sergio Fioriti è tornato a stupirci dichiarando chiusa la questione precari, tuttavia parlando della necessità di “potenziare” i servizi dedicati al lavoro. Questo perché, a suo dire, la Provincia con i centri per l’impiego non avrebbe risolto nulla, una volta tramontati gli uffici di collocamento. Ci chiediamo come intenda Fioriti far funzionare al meglio tali servizi mandando a casa le persone formate per occuparsene. La verità è che continuano a mancare segnali di vero interesse della Provincia sulla qualità dei servizi che eroga, non solo sul fronte lavoro, dall’accoglienza degli utenti, all’orientamento e all’inserimento degli iscritti nei canali giusti, alla risposta alle esigenze delle forze economiche che si rivolgono ai centri per l’impiego perché in cerca di personale».

13/10/2010 8.42