Pescara addio, i pescherecci salpati alla volta di Ortona

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3640

Pescara addio, i pescherecci salpati alla volta di Ortona
PESCARA. In fila indiana per protesta, zigzagando per evitare la secca del fiume: giornata drammaticamente storica quella di oggi per Pescara che deve rinunciare alla sua flotta peschereccia.

Lo avevano minacciato più volte negli ultimi 12 mesi e questa mattina lo hanno fatto veramente: circa 60 pescherecci che sono fermi da una ventina di giorni per l'impraticabilità del porto canale hanno cominciato il trasferimento in massa al porto di Ortona. «Non possiamo non lavorare, qui la situazione rischia di esplodere», hanno detto.
I fondali sono insabbiati, lo scalo è diventato inaccessibile e non c'è più sicurezza per chi lavora in mare. Lo stop del dragaggio imposto dalla Procura dell'Aquila, poi, avvenuto il 12 dicembre con il sequestro della draga Gino Cucco, ha rappresentato il colpo di grazia per la categoria. Dopo riunioni e vertici con l’amministrazione comunale e regionale i pescatori hanno preso in mano la situazione e deciso di lasciare la città. Così lo scalo commerciale ortonese, dopo la Snav, riesce a ‘scippare’ anche i pescherecci. «Con Pescara abbiamo chiuso», assicurano i pescatori.
«Non mi rassegno all’idea che Pescara debba rinunciare alla sua storica marineria», ha commentato il sindaco Luigi Albore Mascia. «Non mi rassegno alla situazione grottesca vissuta da tutta la città che da un anno e mezzo non riesce a effettuare un dragaggio pur avendo tentato tutte le strade e avendo anche a disposizione i finanziamenti necessari. Non mi rassegno a vedere la progressiva paralisi di tutto l’indotto che ruota attorno alla pesca».
E i danni ci saranno per tutto l’indotto a partire dai commercianti al dettaglio che da oggi vedranno lievitare i prezzi del pescato, con inevitabili ripercussioni sugli utenti finali, ossia i consumatori.
Problemi di gestione ci saranno anche al mercato ittico dove i prodotti arriveranno con ritardo facendo slittare le operazioni di vendita. «Si rischia», ha detto Mascia, «che veniamo tagliati fuori dal mercato romano». E poi ci sono i distributori di gasolio che attualmente sono fermi per i pescherecci che non stanno più effettuando il pieno e che a loro volta inizieranno ad avere problemi per il pagamento dei fornitori.
Mascia pensa anche al «gravissimo danno d’immagine» per l’intera città di Pescara che rischia di vedere svuotato il proprio porto e alle difficoltà che potrebbero nascere anche a Ortona dove ci sono pochi spazi disponibili, comunque insufficienti per ospitare i 60 pescherecci della nostra flotta, e alle possibili tensioni che potrebbero registrarsi.
Mascia assicura che non «mollerà la presa» ma chissà se non sia ormai troppo tardi: «intensificheremo la nostra pressione istituzionale nei confronti di tutti gli Organi preposti che hanno il dovere di restituirci un porto agibile o di metterci in condizioni di dragarlo e di renderlo fruibile. Vogliamo e dobbiamo riportare i nostri pescherecci a Pescara».
Nei giorni scorsi il governatore Gianni Chiodi ha annunciato che avvierà un contatto personale con l’Ispra per garantire l’esecuzione nel più breve tempo possibile delle analisi dei fanghi dragati dalla darsena commerciale. Tali analisi aiuteranno a capire in modo definitivo se i fanghi della darsena possono o meno essere sversati in mare, una diversa opzione che determinerà un diverso costo delle procedure.
In ogni caso la Regione ha assicurato che accelererà le procedure per l’individuazione di un sito di conferimento a terra per una ulteriore fase di dragaggio, che dovrebbe essere l’ex discarica di Pianella, e per le procedure di competenza regionale del Piano regolatore portuale che entro primavera dovrebbe approdare in Consiglio comunale di Pescara.

13/01/2012 08:42