Processo Ciclone, Cantagallo: «non sono un bugiardo». Ma i poliziotti lo smentiscono ancora

Alessandro Biancardi

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Processo Ciclone, Cantagallo: «non sono un bugiardo». Ma i poliziotti lo smentiscono ancora
PESCARA. «Mi sono sbagliato: ho commesso una sola imprecisione la scorsa volta: il comandante dei vigili, Antonella Marsiglia, era presente all’inaugurazione del presidio sanitario. Ma solo al taglio del nastro».

Si è tornato a parlare delle dichiarazioni spontanee dell’ex sindaco di Montesilvano, Enzo Cantagallo, questa mattina nel corso dell’udienza del processo Ciclone. Si è tornato a parlare della presunta relazione tra Cantagallo e la moglie dell’ex capo della squadra mobile, Nicola Zupo. Nello specifico il commissario Giancarlo Pavone, presente per l’ennesima volta, è stato chiamato a rispondere su alcune procedure che riguardano le intercettazioni, spiegando che accade di sovente che alcune telefonate non siano registrate, così come accaduto per quella che Cantagallo dice sia stata cancellata perché contenente la prova di una relazione extraconiugale con la moglie del poliziotto.
Questa volta almeno –giustificazioni a parte e argomento non ritenuto rilevante dal presidente del collegio, Carmelo De Sanctis,- si è avuto il coraggio di parlare chiaramente di un «complotto». Un complotto ai danni dell’ex sindaco e della sua giunta. La stessa parola «complotto» è stata gridata più volte con sdegno da parte del pm Gennaro Varone, che ha perso le staffe («Questo processo su Montesilvano è un complotto, quello su D’Alfonso è un complotto…. è sempre un complotto… ma insomma», ha urlato).
Gli ha fatto eco un inedito e alterato avvocato Giuliano Milia che nella foga ha urlato «…però i complotti bisognerebbe avere il coraggio di accertarli».
La tesi della difesa, come già ipotizzato in precedenza, è che una serie di personaggi, tra cui membri della procura, poliziotti e altri “gregari”, abbiano fatto sparire le prove della relazione amorosa che sarebbe stata causa di vendetta servita in forma di inchiesta penale.
Dunque questa volte le accuse sono pesanti e come ha fatto notare il presidente De Sanctis la cancellazione delle intercettazioni «sarebbero un reato gravissimo, soppressione di atto pubblico». Il suo tono ed il contesto hanno reso chiara l’idea del collegio giudicante che ha invitato più volte a sorvolare sull’argomento “scandalo” perché già abbondantemente sviscerato. Sta di fatto che l’avvocato Giuliano Milia ha nuovamente contestato il fatto di non poter parlare e difendere il suo assistito, facendo presente che l’argomento della relazione extraconiugale era stato tirato fuori dal pm e che mai era stato oggetto della linea difensiva. Solo in seguito Cantagallo avrebbe poi deciso di parlare.
LE PROVE SENZA LE CHIACCHIERE
Il commissario Giancarlo Pavone dopo aver spiegato che capita che le intercettazioni abbiano “l’encefalogramma piatto”, cioè il diagramma fonico sia lineare dunque senza audio percepibile, ha annunciato che pochi minuti prima della telefonata numero 5.443 delle 12.43 del 17 giugno 2006 (giorno della famosa inaugurazione del presidio sanitario di Montesilvano)  ce n’era un’altra delle 12.16 in cui (come già anticipato da PrimaDaNoi.it) Marsiglia chiama Cantagallo il quale la ringrazia «per essere venuta» (all’inaugurazione, ndr) e il comandante dei vigili urbani ha ringraziato e poi hanno parlato di una questione riferita ad un cantiere della riviera. La telefonata è stata ascoltata in aula. Pavone ha anche detto che sono  28 le telefonate mute della durata superiore ad un minuto senza impulsi sulla utenza di Cantagallo ma la cosa si è verificata anche su altre utenze. Prima dell’ascolto della telefonata ancora dichiarazioni spontanee di Cantagallo che ha ammesso l’errore, nel frattempo evidenziato dalle foto pubblicate da PrimaDaNoi.it. L’ex sindaco aveva sostenuto che la Marsiglia non si fosse presentata all’inaugurazione a causa di una ripicca sentimentale.
«E’ vero mi sono sbagliato ma sono stato attaccato dai giornali e indicato come un bugiardo invece io mi sono solo sbagliato perché la cerimonia è durata alcune ore ed è proseguita con un pranzo al vicino hotel e lì la Marsiglia non c’era». Cantagallo ha poi mostrato il suo brogliaccio delle intercettazioni redatto personalmente in mesi di ascolto delle telefonate.
  «Sono stato messo alla gogna ma questo episodio non ha nulla a che vedere con quello che ho raccontato che è tutto vero», ha detto.
AMANTI, DEPISTAGGI E CONFUSIONE
E’ stato poi chiamato a testimoniare l’attuale capo della squadra Mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, che all’epoca dell’inchiesta era il vice di Zupo. Il film visto è quello di una inchiesta che nasce blindata e che viene in tempi record messa in crisi da una pericolosa fuga di notizie.
«Nel 2006 quando iniziammo ad indagare», ha spiegato Muriana, «ricevemmo la disposizione di tenere l’assoluta riservatezza perché dovevamo individuare una serie di collaboratori che avrebbero seguito l’indagine in maniera scrupolosa. Garantire riservatezza perché c’era un pericolo, che non era solo aleatorio ma concreto, di una fuga di notizie». Fu individuato un pool di 9 poliziotti che avevano la consegna del silenzio più assoluto.
L’indagine nota come ‘Ciclone’ in effetti fu la prosecuzione di una abortita nel 2003 proprio a causa di una fuga di notizie. Secondo Muriana gli attuali imputati seppero fin da subito dell’indagine e si procedette ad una serie di azioni volte a depotenziare l’inchiesta, infangare gli inquirenti, creare confusione.
Le intercettazioni materialmente iniziano l’8 maggio 2006, il decreto del pm è però stato firmato il 2. Il 6 maggio Zupo convoca il pool di  investigatori per coordinarli. Il 9 maggio, di pomeriggio, il poliziotto allora numero tre della Squadra mobile, Salvatore Colangelo, riferì al suo collega Pastore che aveva avuto un incontro con Cantagallo il quale gli aveva detto di essere venuto a conoscenza dalla procura dell’esistenza di indagini a suo carico che prevedevano intercettazioni e che sotto la lente c’erano i rapporti con gli imprenditori del mattone come D’Andrea e che l’indagine era di Varone.
Pochi giorni dopo, alla ricerca di conferme e notizie, Colangelo incontrò un altro investigatore (Nonni) al quale aggiunse un ulteriore particolar e cioè che nell’indagine vi fosse anche l’imprenditore Lotorio.
Il 10 maggio sempre Colangelo incrociò Muriana e anche a lui chiese se la prima sezione della squadra mobile fosse impegnata in attività di indagini riservate. «Io negai», ha spiegato Muriana, «il 26 giugno successivo Colangelo produsse una annotazione nella quale parlava del colloquio con il sindaco ma con molta approssimazione. Gli indagati dopo aver appreso delle indagini volevano sapere altro e poi iniziarono i depistaggi e la confusione creata ad arte ma noi riuscimmo a tamponare la falla. Scoprimmo in seguito che la figlia di Colangelo era stata assunta nel 2005 al Comune di Montesilvano».
Il 31 maggio 2006 in un’ambientale Di Pentima sembra dire ad un anonimo che la notizia dell’inchiesta la avevano appresa dall’allora questore. «La cosa era impossibile poiché nemmeno il questore conosceva l’indagine», ha precisato Muriana.
Il capo della Mobile ha poi confermato l’esistenza di moltissime telefonate tra Cantagallo e Marsiglia ed escluso nella maniera più assoluta che vi siano telefonate tra i due che possano far pensare a qualcosa di più che un semplice rapporto istituzionale.
Su questo punto si è poi riacceso lo scontro tra accusa e difesa poichè Milia ha fatto presente che, invece, vi siano molte telefonate in cui si parla di una presunta relazione tra i due. Si tratta tuttavia di telefonate tra gli indagati e la domanda precisa di Varone ha svelato la chiave di lettura di quelle parole. Il pm, infatti, ha chiesto a Muriana se quelle telefonate fossero successive alla fuga di notizie incassando l’assenso del poliziotto come dire che quella «confusione» a cui si faceva riferimento era proprio quella di chi, sapendo di essere intercettato prova a crearsi, prove.
Risultato: della relazione ne parlavano solo gli imputati mentre tra le centinaia di chiamate dirette tra i due presunti amanti non vi è mai nulla.
A proposito di amanti Muriana  in un paio di passaggi ha individuato almeno 3 donne che avrebbero avuto relazioni con l’allora sindaco, una di queste poi assunta alla ex Deborah Ferrigno avrebbe fatto anche viaggi a Milano e avrebbe regalato orologi di marche importanti. Una circostanza pure questa emersa nella dichiarazione spontanea di Cantagallo ma con attori diversi.
Muriana ha poi raccontato dell’attività investigativa volta ad accertare le parole di Cantagallo, producendo in dibattimento le foto già pubblicate su questo quotidiano.
Demolita anche l’altra “leggenda” secondo la quale una assistente di scuolabus sia stata maltrattata da Zupo nel corso di un interrogatorio poiché la stessa donna gli avrebbe parlato della relazione extraconiugale di sua moglie con l’ex sindaco. «Quella donna non è mai stata interrogata da Zupo ma da Pavone», ha detto Muriana. L’argomento dovrebbe essere definitivamente archiviato.
a.b.  11/01/2012 18:22