Scomparsa Roberto Straccia, nuovo perito della procura per scandagliare tutti i files

Alessandro Biancardi

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Scomparsa Roberto Straccia, nuovo perito della procura per scandagliare tutti i files
PESCARA. C’è grande attesa sui risultati che potrebbero saltare fuori dalle analisi tecniche sul pc e telefonino di Roberto Straccia, il giovane studente marchigiano sparito nel nulla dal 14 dicembre scorso.

Nessuna novità sostanziale sulle indagini, che continuano nel più stretto riserbo, ma entro due settimane, forse di più, potrebbero arrivare importanti spunti investigativi. La procura si è affidata, infatti, ad un nuovo consulente informatico, Fabrizio Davide, e dopo una prima verifica, già fatta nei giorni scorsi, si proverà a scavare ancora più a fondo. Si analizzerà un lasso di tempo molto più ampio, si andrà indietro di molti mesi per cercare di ricostruire legami, contatti, amicizie, dissidi di Roberto.

L’idea è quella di tracciare una mappa dei contatti per poi eventualmente ascoltare direttamente le persone che potranno fornire elementi per capire quello che al momento è un vero e proprio mistero.

Ovviamente l’attenzione è concentrata sul computer del giovane e sul cellulare che ad una prima analisi non hanno fatto emergere nulla di strano. Da qui la necessità di guardare ancora più indietro. Gli inquirenti mirano ad escludere almeno alcune ipotesi come per esempio vecchi rancori scoppiati all’improvviso o qualcuno che si sia potuto vendicare per qualche screzio anche minimo lontano nel tempo. In questi casi anche poter scartare senza dubbio ipotesi può costituire un passo in avanti così come poter escludere per certo che nessuno abbia potuto fare del male al ragazzo per ragioni anche futili.

Da tre settimane tutte le piste vengono battute e quella del suicidio prende ogni ora più piede, nonostante la ferma convinzione di amici e parenti che non credono a questa ipotesi. E’ solo una questione di logica poiché di fatto, ad oggi, le segnalazioni di avvistamento si sono rivelate false o non attendibili, dunque è molto probabile che in realtà nessuno abbia più visto Roberto in vita. D’altro canto segnalazioni verificabili al momento pare non ve ne siano.

In Procura a Pescara nei giorni scorsi è arrivato dalle Marche anche il vecchio faldone dell’indagine sull’avvelenamento di Roberto di qualche anno fa: il ragazzo finì in ospedale dopo aver bevuto da una lattina una Coca Cola contenente anticrittogamici. Quando nei giorni scorsi la notizia del vecchio avvelenamento è uscita fuori, mamma Rita e papà Mario hanno mostrato tutto il loro fastidio e escluso la possibilità che il ragazzo potesse aver bevuto quella Coca Cola avvelenata con l’intenzione di farsi del male. Non fu un tentativo di suicidio, assicurano. Ipotesi respinta anche dall’amico Secondo Vitali che ricorda di aver parlato con Roberto di quell’episodio: «mi disse di aver bevuto un po’ di bibita e di aver sentito un sapore amaro. Poi si sentì male». L’indagine venne archiviata e si chiuse con un nulla di fatto e oggi viene messa agli atti dalla procura di Pescara che comunque non trascura quell’episodio.

PROTEZIONE CIVILE DA FERMO

Intanto questa mattina Amato Mercuri, sindaco di Moresco, paese d’origine di Roberto, ha avuto un incontro a Pescara con prefetto e sindaco. Il primo cittadino ha fatto sapere che la Protezione civile di Fermo è disposta a collaborare con i colleghi pescaresi durante le ricerche. «Non siamo venuti per insegnare niente a nessuno», ha spiegato Mercuri, «ma vogliamo collaborare al massimo per riportare a casa Roberto». Il sindaco spiega che questa attesa è angosciante e «ogni giorno che passa la nostra speranza muore un po’ di più. Ma vogliamo ancora crederci. Mario e Rita sono instancabili e dobbiamo dire grazie agli amici di Roberto che non li hanno mai fatti sentire soli».

Oggi pomeriggio si occuperà del caso anche la trasmissione televisiva l’Italia sul 2. Questa mattina la sorella di Roberto, Lorena, è stata ospite da Giancarlo Magalli per lanciare un ennesimo appello e gli amici si stanno mobilitando affinchè su tutti i campi da calcio vengano mandati messaggi per ritrovare lo studente marchigiano. «Ormai quello che possiamo fare», ammette Secondo, «sono solo iniziative simboliche. Confidiamo nel lavoro degli inquirenti e lottiamo perché non si spengano i riflettori sul nostro amico».

a.l. e a.b. 04/01/2012 14:24