Ato pescarese, partito dell’acqua sotto scacco: 18 indagati per peculato, corruzione, abuso

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

10935

Ato pescarese, partito dell’acqua sotto scacco: 18 indagati per peculato, corruzione, abuso
PESCARA. Così hanno amministrato il servizio idrico, così hanno fatto campagna elettorale a spese dei cittadini, così si è creato il buco nei conti pubblici. Anche così si spiega la necessità di aumentare la tariffa dell’acqua.

La “leggenda” del “partito dell’acqua” è storia vera e lo certifica la procura di Pescara che ha chiuso da qualche settimana le indagini durate un paio di anni sulla gestione dell’Ato4 dal 2003 fino a dicembre 2007, arrivando ad iscrivere nel registro degli indagati 18 tra politici, amministratori e dirigenti che si sono avvicendati negli anni scandagliati dalle indagini della Digos e della polizia giudiziaria della procura,sotto il controllo del pubblico ministero, Valentina D’Agostino.

L’inchiesta è stata denominata “partito dell’acqua” e nome più calzante non poteva essere scelto. I reati contestati sono  peculato, corruzione, abuso d’ufficio, falsità materiale commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, distruzione di documenti, truffa ai danni dello Stato.

TUTTI GLI INDAGATI

E sono nomi pesanti quelli che vengono accusati di una serie di fatti-reati specifici e gravi per amministratori pubblici: in testa alla lista c’è Giorgio D’Ambrosio, ex parlamentare, ancora sindaco di Pianella, alla guida dell’ente d’ambito fino al suo commissariamento da parte della Regione. Segue il suo assessore a Pianella e dipendente assunto all’Ato, Vincenzo Di Giamberardino, il dirigente Fabrizio Bernardini, già segretario del Comune di Francavilla, oggi della Provincia di Pescara, che avrebbe controfirmato una serie di atti senza controllo o avallando le irregolarità che la procura contesta. Tra questi anche Fabio Ferrante, dipendente.

 Gli altri indagati sono tre ex componenti del cda dell'Ato, Francesco Di Pasquale, Franco Feliciani, e l'assessore al comune di Penne (Pescara) Gabriele Pasqualone; Nino Pagano, funzionario Ato; Silvia Robusto, dipendente Ato; Alessandro Antonacci, dirigente tecnico Ato; Sergio Franci, ex consulente Ato; Pierluigi Caputi, dirigente regionale e commissario straordinario dell'Ato; Ercole Cauti, imprenditore. C'è poi il capitolo sul professor Luigi Panzone, docente di scienze manageriali dell'Universita' D'Annunzio.  Il professore Panzone deve rispondere di corruzione in quanto, secondo l'accusa, avrebbe agevolato Giorgio D'Ambrosio, a superare gli esami e a laurearsi in economia e management.

Gli investigatori della Digos, coordinati dalla dirigente Leila di Giulio, hanno trovato elementi per indagare e contestare reati  anche ai consigli di amministrazione dell’Ato dal 2003 al 2007 perché espressione politica e per questo i consiglieri avrebbero avallato una serie di scelte che sarebbero state dettate dal “partito dell’acqua”. Tra i consiglieri di amministrazione Ato figurano tra gli altri anche Pasquale Cordoma sindaco di Montesilvano e Roberto Angelucci, ex sindaco di Francavilla, oltre a molti altri sindaci dell’epoca la maggior parte del centrosinistra e vicini al Pd.

Erano gli anni in cui il centrosinistra governava un po’ ovunque ed il Pd viveva il suo momento d’oro prima degli arresti di Del Turco e D’Alfonso. Secondo quanto PrimaDaNoi.it è riuscito ad apprendere le indagini avrebbero assicurato una mole ingente di prove documentali, oltre ad una serie di testimonianze tutte riscontrate di una serie di “gole profonde”. L’inchiesta è nata da alcuni esposti presentati dalla associazione Codici che da anni denuncia le irregolarità nella gestione dell’acqua di Aca e Ato.

Si ricorda che l’ente d’ambito è l’organismo che dovrebbe controllare la gestione del servizio esternalizzato tramite appalto ad una secietà interamente pubblica, l’Aca, che per questo è gestita interamente dalla politica. Il sospetto che Ato e Aca fossero in realtà una cosa sola (oltre ad avere una serie di componenti uguali) viene confermato da questa ennesima inchiesta che tra le tante prova che nessun controllo rigoroso è mai stato fatto su spese e investimenti.   

Gli investigatori sono così riusciti a ricostruire, quasi giorno per giorno, l’attività dell’Ato e dei suoi amministratori. Ma non finisce qui poiché una ulteriore attività di indagine, uno stralcio, sarà approfondito nei mesi prossimi e riguarda fatti molto recenti. Una serie di intercettazioni hanno permesso di far capire agli investigatori fatti e notizie di presunti reati che dovranno trovare riscontro ma che al momento non fanno sperare nulla di buono.

Una inchiesta che solo apparentemente sembra meno grave per la mancanza totale di arresti (forse nemmeno mai chiesti) e non perché i reati siano meno gravi ma perché mancavano i presupposti per le misure cautelari poiché i fatti sono comunque datati e molti degli indagati di oggi non ricoprono più quelle stesse cariche  e non possono reiterare in quella sede gli stessi reati.

I VIAGGI DI D’AMBROSIO E ATTIVITA’ PARLAMENTARE PAGATA DALL’ATO

L’indagine ha messo in luce un utilizzo improprio delle risorse economiche e strutturali dell’ente Ato per fini propri, quali l’uso personale delle auto per assolvere a impegni politici del presidente Giorgio D’Ambrosio, con spese sostenute come la benzina, il telepass e persino numerose multe per violazione al codice della strada messe a totale carico dell’ente d’ambito.  

A D’Ambrosio inoltre viene contestata la distrazione dell’impegno lavorativo del personale stipendiato  Ato (Di Giamberardino e Ferrante) a fini propri per assolvere mansioni di accompagnatori–autisti con la falsa attestazione di presenza sul luogo di lavoro mediante marcatura del badge.

E poi c’erano le cene che D’Ambrosio offriva, sia in campagna elettorale che fuori, un po’ per stile, cene di lusso nei migliori (e costosi) ristoranti che pagava poi con i soldi dell’Ato.

Il meccanismo è stato registrato più e più volte: D’Ambrosio prima pagava in contanti e poi su un foglio spillava la fattura con la dicitura “spese di rappresentanza”, poi vista la procedura troppo farraginosa si è passati all’utilizzo diretto di una carta di credito prepagata intestata all’ente stesso.

QUESTA DELIBERA NON CI PIACE NE FACCIAMO UN’ALTRA

C’è poi l’eclatante caso di una delibera cestinata e letteralmente strappata per sostituirla con una nuova che meglio avrebbe tutelato gli interessi. Pubblici? Macchè con la delibera di novembre 2007 i dirigneti Ato si sono prorogati l’incarico per i successivi tre anni. E’ stato necessario strappare la precedente deliberazione perché nel frattempo era intervenuta la Regione che aveva deciso il commissariamento che avrebbe avuto effetti di lì a qualche giorno. Con la proroga degli incarichi anche il commissario nulla ha potuto.

C’è poi il capitolo“affidamento diretto di incarichi professionali (consulenze, affidamento di progetti ecc. ) non preceduti da alcuna forma di pubblicità nè da procedure selettive, come previste dalla legge, spesso concessi a persone legate al direttivo da rapporti di carattere personale o di militanza politica.

IL DANNO ERARIALE E IL FILONE DELLA CORTE DEI CONTI

Tutte le spese effettuate in questo modo avrebbero prodotto un danno erariale di diverse centinaia di migliaia di euro che hanno portato la procura ad inviare un faldone alla procura delle Corte dei Conti che a sua volta aprirà un procedimento per richiedere la somma ai responsabili.

L’indagine complessiva ha fatto emergere un quadro gestionale, interno all’Ato, «estremamente compromesso, in cui è stata creata ed alimentata  una struttura in larga parte asservita ad esigenze personali, di carattere politico ed economico, con la collaborazione di parte del personale interno, attivissimo e fedele. Inoltre», si legge negli atti notificati,  «i consigli di amministrazione succedutisi nel tempo hanno  compiuto una serie di atti amministrativi illegittimi volti a disporre impegni finanziari a favore di terzi in violazione dei più elementari principi di buona amministrazione, imputando altresì alla spesa pubblica la copertura di viaggi e conviviali  effettuati per scopi puramente personali».

E la «pressione ed il controllo» sulla struttura sarebbero proseguiti anche negli anni successivi finalizzati al condizionamento delle scelte importanti riguardanti la vita dell’ente, quali la riforma degli Ato e l’adeguamento delle tariffe dell’acqua. Come dire se l’acqua aumenta non è solo per queste vicende ma perché dietro c’è sempre il partito dell’acqua che spinge.

Alessandro Biancardi  30/12/2011 13:20

* LE PERQUISIZIONI DI SETTEMBRE 2010

* SPESE ELETTORALI, TRASAPRENZA ZERO, FERRANTE E GLI INCARICHI

* LE ALTRE DENUNCE DI CODICI: SPERPERI E ABUSI

* CLIENTELISMO, ASSUNZIONI DIRETTE: IN TUTTI QUESTI ANNI UN SOLO CONCORSO