Dragaggio Pescara, draga dissequestrata ma si va verso la chiusura del porto

Alessandro Biancardi

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Dragaggio Pescara, draga dissequestrata ma si va verso la chiusura del porto
ABRUZZO. Succede di tutto ma la situazione rimane immobile e non si sblocca. Sul dragaggio ci sono veleni, prese di posizioni, errori, responsabilità ataviche, imperizia.

Passano i giorni e la situazione oltre a diventare sempre più critica si ingarbuglia e si complica. Ieri il tribunale del riesame, per esempio, ha dissequestrato “sotto condizione” la draga che invece il tribunale, sotto richiesta della direzione antimafia, aveva fatto sequestrare per bloccare il reato di “traffico illecito di rifiuti tossici”. Secondo le analisi della Dia nei fanghi che la draga aveva appena asportato nelle prime ore di lavoro ci sarebbero stati veleni micidiali (come il Ddt). Le analisi dell’Arta invece non hanno visto quelle concentrazioni così elevate.

Secondo la decisione del riesame, che in qualche modo inficia almeno in parte il provvedimento di sequestro, bisogna pensare che forse il sequestro è stato un provvedimento eccessivo. Il riesame infatti subordina il dissequestro allo smaltimento corretto dei fanghi che non possono essere sversati in mare come invece proponevano tutti gli altri enti. Dunque poteva il sequestro già in prima battuta prevedere lo smaltimento “corretto” anziché bloccare la draga per tre settimane e scatenare reazioni e conseguenze pesanti per la marineria e non solo?

Altro punto che emerge dalla decisione di ieri è che se si condiziona il dissequestro della draga al “corretto smaltimento dei rifiuti” vuol dire che anche il secondo tribunale di appello considera corrette le analisi della Distrettuale antimafia coordinata dal procuratore Rossini. Se ne deduce che se sono vere quelle della distrettuale non possono essere vere quelle dell’Arta che pure sono state ripetute e hanno confermato l’assenza di veleni. Confusione è dire poco.

Perché nel frattempo si inserisce nella polemica sui dati nuovamente il direttore dell’Arta Mario Amicone che dopo giorni e approfondimenti risponde al Wwf che la certificazione dei laboratori che svolgono le analisi non è obbligatoria. Poi però aggiunge anche che «pochi giorni fa i laboratori che si sono occupati delle analisi sono stati accreditati». La domanda allora potrebbe essere: prima o dopo aver effettuato le analisi per l’Arta?

Amicone poi ricorda che «le analisi e certificazioni dell’agenzia hanno sempre costituito una prova inconfutabile nelle procedure amministrative e giudiziarie e sono considerate punto di riferimento per i dati ambientali a prescindere dall’accreditamento dei laboratori».

Nel frullato si inserisce anche una querela da parte di Amicone contro il professore universitario Francesco Stoppa che in un intervento su Il Centro aveva fatto affermazioni pesanti sulla correttezza delle rilevazioni. Le analisi ripetute autonomamente sono in parte già disponibili sul sito istituzionale della agenzia.

Intanto la marineria è di nuovo sul piede di guerra e minaccia nuove proteste. Ieri mattina in un incontro con il commissario Guerino Testa gli stessi pescatori hanno chiesto la chiusura del porto.

La delegazione degli operatori, guidata da Francesco Scordella, ha incontrato il commissario straordinario del dragaggio Guerino Testa per manifestare le enormi difficoltà ad andare avanti, senza risparmiare critiche alla classe politica. «Abbiamo capito che il dragaggio non si farà, nonostante l'impegno del commissario, ma le condizioni del porto sono peggiorate - ha detto Scordella - e noi rischiamo quotidianamente la vita perchè non c'è più sicurezza. Chiederemo un incontro al comandante della Capitaneria Luciano Pozzolano, per sollecitare la chiusura anche se sappiamo che il danno sarà enorme». Poi Scordella e i colleghi hanno puntato l'indice contro «il sindaco, il prefetto, il presidente della Regione e i parlamentari di maggioranza e opposizione che non si sono assunti le responsabilità e hanno passato la palla al commissario».

Testa ha commentato che «non sono chiare le conseguenze che la chiusura del porto produrrebbe ma è innegabile che oggi ci troviamo in una situazione difficile e paradossale e forse non tutti capiscono che a rimetterci sono i 60 operatori che hanno un peschereccio, le altre categorie che lavorano al porto, tutto l'indotto e il turismo. Ci sono poi dei problemi di sicurezza e l'immagine della città è danneggiata da quanto sta accadendo. Io intendo continuare a tutelare gli interessi del porto».

 30/12/2011 09:44