Porto Pescara e dragaggio bloccato, «epilogo di una storia iniziata 20 anni fa»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

4100

Porto Pescara e dragaggio bloccato, «epilogo di una storia iniziata 20 anni fa»
PESCARA. Oggi tutti si scandalizzano perché la procura de L’Aquila ha bloccato il dragaggio che è stato preparato faticosamente dagli amministratori locali, e non, per quasi 12 mesi.

Parte, non parte, parte, anzi no, bloccato per gravi reati. Tutta questa fatica per dragare appena 70mila metri cubi, cioè una minima parte, forse il 20% dell’intero bacino infossato, forse meno. Un dragaggio che se fosse andato a buon fine non avrebbe risolto proprio nulla o avrebbe permesso di tirare il fiato per 5-6 mesi, non di più.

Oggi gli inquirenti dell’Antimafia sospettano l’inquinamento ed il traffico illecito dei rifiuti. Da giorni si assiste ad una serie di interventi, più o meno scandalizzati, su quello che sta accadendo. Da una parte ci sono le analisi corrette e genuine, per l’Arta, che non evidenzierebbero alcun “veleno”. Dall’altra ci sono quelle della procura aquilana, corrette e genuine pure quelle, ma con «pericolosi veleni mortali».

Qualcuno dei due sicuramente si sbaglia. Si può dire con certezza che l’Arta o la procura si sono affidati a “imperiti” che non hanno svolto il proprio dovere nel migliore dei modi commettendo svarioni anche grossi se non pericolosi e di sicuro con conseguenze pesantissime. Dunque quando la vicenda sarà chiarita chi ha sbagliato dovrà pagare, come minimo con le dimissioni.

Ma a voler guardare un po’ più in là del proprio naso, la storia del dragaggio è l’indegno risultato di amministrazioni decennali che hanno approvato progetti disastrosi per lo scalo pescarese. Progetti che hanno segnato di fatto la chiusura e la morte del porto, imponendo un dragaggio perpetuo che, visti i riscontri fattivi, gli amministratori degli ultimi tempi non sono stati in grado di assicurare, sia per mancanza di volontà che di capacità e oggi, forse, per mancanza strutturale di fondi.

Insomma quegli errori di ieri hanno imposto un progetto tombale per la marineria pescarese senza che si trovassero mai i reali responsabili di tutto questo.

E’ inutile questionare oggi su chi possa avere ragione tra Arta e procura, anche se forse è più facile non vedere qualcosa che c’è, piuttosto che trovare qualcosa che non c’è. Detto questo, e giocando sulle probabilità, non è difficile pensare, per esempio, che sul fondo del Pescara si siano posati veleni più che nocivi e mortali. Perché?

Non è il Pescara forse quel fiume commissionato d’urgenza per il disinquinamento, anni fa, con apposito commissario che pare abbia fatto qualcosa ma non tutto? Non è il Pescara il fiume dove sono all’ordine del giorno la scoperta di scarichi abusivi industriali che gettano nell’acqua i veleni più pericolosi? Non finiscono nel Pescara forse i veleni che percolano da Bussi dove vi sono le discariche nocive più grandi d’Europa (alcune delle quali nemmeno mai trovate ma di cui si è certi dell’esistenza?).

Dunque se foste degli scommettitori scommettereste sulle ragioni dell’Arta o su quelle della procura?

L’associazione Bussiciriguarda, pare critica verso i diversi attori intervenuti disastrosamente nell’affaire dragaggio e propone almeno di imparare le lezioni…

«La lezione prima», dice l’associazione ambientalista, «è quella dell’assoluta incapacità di governo e dell’irresponsabilità di quanti da anni si occupano del Porto di Pescara. Sarebbe importante, crediamo, che qualcuno rifaccia l’elenco- per futura memoria- di tutti quelli che:

- hanno voluto per forza ricostruire il porto canale, cementificando all’interno le sue sponde, rendendo l’ingresso del porto pericoloso come mai ;

- anziché riparare a quell’errore hanno voluto costruire la diga foranea, nel posto in cui si trova, evitando ogni valutazione d’impatto ambientale. Ma non ci fu verso.

- hanno realizzato l’area di imbarco e una vasca di colmata, raccogliendovi i fanghi inquinati, ancora una volta senza valutazioni d’impatto e senza impermeabilizzazione doverosi per legge;

- hanno consentito che, quasi fino alla foce, il Pescara venisse rettilineizzato, cementificato, desertificato e velocizzato, lambito da discariche, chimiche e non, col risultato di trasporto sempre più incontrollato e celere di sedimenti sporchi alla foce. Tutto quanto sopra contravvenendo, sempre, alle leggi vigenti.

- hanno denudato le sponde a tal punto che oggi la terra ed il limo che cadono nell’acqua provocano interrimento del porto a livelli record e in brevissimo tempo;

- per anni hanno continuato imperterriti a cercare di smaltire, su altre sabbie o nel mare, fanghi di risulta inquinati, inventandosi scorciatoie e interpretazioni bizzarre».

Proprio perché con ina lunga memoria Bussiciriguarda non ritine di dover entrare nella diatriba delle analisi e ricorda come il piano portuale sia ancora arenato (come tutto il resto…)

E per i fanghi?

«La soluzione finale è da sempre è scritta nelle leggi», ricorda l’associazione, «smaltimento in discariche appositamente predisposte dalla Regione Abruzzo, a norma della sua medesima legge inapplicata da oltre 15 anni … se fossimo noi al posto del commissario Testa, ogni giorno staremmo a bussare alla porta del presidente chiodi, affinche’ la sua amministrazione individui e attrezzi le aree per lo smaltimento».

Di tutt’altro tenore invece le parole del primo cittadino pescarese che pare parlare di altro argomento.

«Difenderemo Pescara e il suo porto», dice Albore Mascia, «in ogni modo e in ogni sede. Tutte le Istituzioni sono pronte a ‘fare sistema’ e a tutelare quella città e quell’infrastruttura su cui si regge una larga fetta della nostra economia. Ha ragione il Comandante della Direzione Marittima Pozzolano quando ha paventato la necessità, ormai giunta al limite, di chiudere addirittura il nostro scalo, un rischio che ancora una volta fa però emergere la volontà di tutte le Istituzioni di lavorare insieme, in assoluta sinergia, per proteggere la città da quelle spinte esterne che, temiamo, pensano di poter in qualche maniera fare del male alla città».

Propositi, buone intenzioni che sono andate a sedimentarsi (pure quelle) nei mesi infruttuosi di promesse ed errori che hanno portato poi all’inizio dei lavori bloccati dalla magistratura. Di ammissioni di colpe, di lungimiranza, di soluzioni definitive non si intravede nemmeno l’ombra.

Come sempre.

17/12/2011 10:15