Dragaggio bloccato. Arta, «le nostre analisi sono regolari»

Alessandro Biancardi

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Dragaggio bloccato. Arta, «le nostre analisi sono regolari»
IL DILEMMA. PESCARA. Due verità contrastanti non possono coesistere. Dunque uno si sbaglia di sicuro. Capita così anche per le analisi sui fanghi da dragare nel porto di Pescara.

Per l’Arta, l’agenzia regionale per l’ambiente, non c’è alcun pericolo né veleno nelle sabbie da asportare e riversare in mare, mentre per altre analisi fatte fare dalla procura in gran segreto emergerebbero cose ben diverse, addirittura sostanze nocive e velenose in grado di determinare sconvolgimenti dell’ecosistema se venissero gettati in mare. Chi ha ragione? Per ora è davvero difficile dirlo e non resta che registrare il ping pong in attesa di qualcosa di più. Così oggi il vertice di Arta, Mario Amicone, ha deciso di sgomberare ogni dubbio sulle qualità delle analisi effettuate dalla agenzia regionale e dire con chiarezza «noi non ci siamo sbagliati. E’ tutto regolare». Pronto a scommettere.

Solo qualche giorno fa il sequestro della draga "Gino Cucco" disposto lunedì dal gip del Tribunale dell'Aquila Marco Billi ed eseguito in mattinata dai carabinieri del Noe e della Guardia di finanza di Pescara, subito dopo l'inizio dei lavori di scavo da parte della motonave. Per l'Arta le concentrazioni di Ddt e contaminanti «sono bassissime» (il Ddt sotto lo 0,1 per cento) e «non si tratta di rifiuti» e anche se fossero rifiuti «non sarebbero pericolosi» mentre il gip parla di «rifiuti pericolosi».

A spiegarlo sono stati questa mattina il direttore dell'Arta Abruzzo, Mario Amicone, affiancato da alcuni tecnici, e cioè Luciana Di Croce, Angela Del Vecchio, Edda Ruzzi, Giovanna Mancinelli, Virginia Lena e Emanuela Scamosci. Nessuno di loro si sa spiegare il perche' di questa discrepanza enorme nei risultati delle analisi.

E’ stata Luciana Di Croce a spiegare che «ad oggi sono stati analizzati 54 campioni di sedimenti prelevati nella zona della darsena secondo il piano di campionamento predisposto da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ndr) e sono in fase di completamento le analisi dei prelievi effettuati nel porto canale, per un totale di circa 40 campioni. I pesticidi ricercati dall’ARTA – ha precisato – sono quelli individuati dal piano di ISPRA, così come regolamentato dal Decreto Ministeriale 24/01/1996 per la movimentazione dei sedimenti marini: la ricerca del DDT ha fornito per tutti i campioni esaminati risultati inferiori al limite di rilevabilità della metodica, pari a 0,1 microgrammi/chilo».

«Sono state messe in discussione le nostre analisi per la discordanza con le analisi effettuate dal Noe - ha detto Amicone - e viene messa in discussione la nostra credibilità, anche se non siamo coinvolti nell'inchiesta, per cui vogliamo salvaguardare l'immagine dell'Arta. Mi aspettavo che la Regione e l'assessore competente prendessero le nostre difese ma non è accaduto per cui difendo da solo la professionalità dei tecnici dell'Arta ricordando che i nostri laboratori sono stati accreditati nei giorni scorsi come laboratori di qualità. La procedura che abbiamo seguito è quella del protocollo nazionale che l'Ispra segue in tutta Italia».

«Ci siamo messi in discussione - ha proseguito Di Croce - ma abbiamo scartato l'ipotesi di aver sbagliato e siamo super tranquilli. Tra l'altro abbiamo ripreso tutte le analisi storiche, comprese quelle sulla vasca di colmata, e siamo tranquilli. Crediamo nel nostro lavoro, non abbiamo interessi e quanto accaduto ci ha dato fastidio». Tra l'altro l'Agenzia dispone di «campioni di riserva» che possono essere analizzati e «sono a disposizione». «Ci fa sorridere - ha proseguito Di Croce - che si assimili il materiale della darsena a rifiuti pericolosi perchè non è assolutamente così». Un interrogativo è sorto sui campioni analizzati dal Noe che sono 7 e sono stati messi a disposizione proprio dall'Arta nel mese di ottobre.

«Non sappiamo se questi campioni rientrino o meno nell'area interessata al dragaggio» (che riguarda 77mila metri cubi da prelevare nella darsena, escluse le banchine) ma comunque sia «noi non abbiamo trovato pesticidi da nessuna parte» e «il DDT non c'era neppure nelle analisi effettuate per i dragaggi precedenti».

Dunque o la procura o l’Arta si sbaglia di grosso. Chi dei due? Quello che si può ipotizzare è che nella inchiesta vi siano ancora pochi elementi noti e qualcosa potrebbe sfuggire. Ci può essere stato il “semplice” errore nel valutare i campioni di analisi o un errore giuridico nel catalogare quei fanghi come rifiuti’ e dunque assoggettati ad una normativa differente. Intanto il dragaggio è fermo e lo resterà per settimane.

14/12/2011 14:50