Popoli, vero piano di ricostruzione? D’Amato: «niente di nuovo»

Alessandro Biancardi

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POPOLI.  Il vecchio sotto le mentite spoglie del nuovo? Il piano di ricostruzione post sisma per Popoli sembrerebbe nascondere e riproporre di sana pianta il  piano regolatore vigente.

A segnalarlo è l’architetto Pietro D’Amato. Lo stesso che tempo fa invitava i cittadini di Popoli a riflettere sulla reale opportunità e valenza della riqualificazione urbana.  E allora come oggi l’architetto esprime dubbi sul Prg del Comune di Popoli che prevede  lo spopolamento del centro storico e la realizzazione di nuova edilizia. Ma stavolta c’è dell’altro:la delusione.  Il piano di ricostruzione post sisma per Popoli redatto dalla facoltà di Architettura dell’università “Gabriele D’Annunzio” di Pescara e presentato ai cittadini il 18 novembre scorso non conterrebbe nulla di nuovo.

Chi si aspettava misure per affrontare un nuovo terremoto (individuando le aree a rischio e quelle pericolose), vie di fuga urbane, punti di primo ricovero e raccolta, strade da mettere in sicurezza per permettere i primi soccorsi, piano di evacuazione, piano sicurezza per scuole, case di riposo per anziani, luoghi di culto, ha avuto una grande delusione.

«Quello che è stato presentato ricorda moltissimo il piano di coordinamento territoriale  provinciale, il piano regolatore vigente e quello in corso di adozione».

E infatti tra gli interventi proposti ci sono il recupero del convento di San domenico e la sua destinazione a centro culturale e sede dell’istiuendo museo D’Ascanio (già esistenti prima del terremoto), l’adattamento dell’ex edificio scolastico a centro amministrativo(già in ristrutturazione da tempo per ospitare la nuova sede del municipio) e la trasformazione di Piazza Paolini in centro di aggregazione(pur svolgendo già questa funzione), quella del teatro comunale in edificio di cultura.

Cosa ci sarebbe di innovativo?

Secondo d’Amato, «un bel nulla». Il nuovo progetto era stato presentato come una grande novità per i popolesi, un restyling a tutto campo e invece… «Non avevamo  bisogno dell’università per sapere quanto i popolesi già sapevano da tempo», dice l’architetto, «a quando quindi un piano che ci metta in condizioni di sicurezza per affrontare un nuovo terremoto?».

12/12/2011 14:53