Pescara, biblioteca in trasferimento. Il no dei cittadini e le domande di Acerbo

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Perché  la biblioteca “F. Di Giampaolo” verrà trasferita dalla sua sede attuale in pieno centro (viale Regina Margherita 6) in via Tiburtina Valeria?

 Attorno a questa domanda si  avvita  l’ordine del giorno che  Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) ha presentato al Comune di Pescara il 5 dicembre scorso. «Anche se la biblioteca “F. Di Giampaolo” è gestita dall’Agenzia per la Promozione Culturale della Regione Abruzzo, non significa che il Comune di Pescara ed altre istituzioni debbano restare sorde davanti a questo strappo». Una perdita che «costerà cara ai cittadini del quartiere» (costretti a rinunciare ad un simbolo della cultura) e forse anche alle casse del Comune (i locali dove sarà spostata la biblioteca pare siano privati). «La metà degli italiani non legge un solo libro», commenta Acerbo,«e il 70 per cento non riesce a comprendere fino in fondo il significato di un testo; è indispensabile implementare le politiche pubbliche di promozione della lettura».

Lo sanno bene i cittadini pescaresi che nei giorni scorsi hanno dato vita ad una petizione contro la chiusura della biblioteca. «Non conosciamo le ragioni della decisione», dicevano rammaricati, «visto che per 50 anni la biblioteca è stata un punto di riferimento ma ci opponiamo».

C’ è poi la questione della zona dove verrà trasferita la biblioteca. Si tratta di via Tiburtina Valeria già dotata di due biblioteche di quartiere chiuse al pubblico, vicina all’università e a poche centinaia di metri dalla probabile futura sede della biblioteca provinciale, nei pressi del Media Museum.

«Pare », dice Acerbo, «che i locali siano privati e  appare ancor più discutibile che la Regione Abruzzo, tra l’altro, debba pagare onerosi affitti senza prima verificare la disponibilità di idonei sedi di proprietà del Comune o comunque pubblici».

 Anziché trasferire la biblioteca, Acerbo propone alle istituzioni «di attivarsi per l’apertura delle biblioteche nei quartieri periferici su cui già erano stati sviluppati progetti Urban negli anni scorsi (spazi multiculturali per l'offerta di servizio biblioteca, documentazione e lettura, area video e musica, area internet e laboratorio informatico telematico), spazi che andrebbero finalmente riaperti e messi a disposizione della cittadinanza».

07/12/2011 08:03