Omicidio a New York: «ho ucciso Rita per un incantesimo malefico»

Alessandro Biancardi

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NEW YORK. «Ho ucciso Rita perché in preda ad un incantesimo malefico». E’ questa la ragione per cui Bakary Camara, 41 anni, arrestato mercoledì scorso dalla polizia americana, avrebbe massacrato la giovane ragazza pescarese.

L'uomo dopo aver assassinato la donna ha scritto la sua confessione in una lettera di tre pagine ritrovata dagli agenti nelle tasche dei pantaloni quando hanno fatto irruzione nell'appartamento del Bronx al civico 2674 di Valentine Avenue.

Lì hanno trovato Bakary, riverso sul divano e intento a infliggersi alcune coltellate allo stomaco. Adesso l'arrestato si trova nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale St. Barnabàs. Versa in gravi condizioni, piantonato a vista, come ha confermato un portavoce dell' ospedale. Dopo la confessione anche il test del dna ha confermato senza dubbi che è lui l'omicida e così è scattata l'incriminazione di omicidio di secondo grado.

La lettera con la confessione, sostiene il commissario di polizia Raymond Kelly, «è un po' incoerente». «L'uomo sostiene che ci fosse un sortilegio che è stato lanciato su di lui», per questo ha accoltellato l'italiana. Gli inquirenti sono arrivati a lui verificando, numero per numero, tutti i contatti che Rita aveva nelle propria rubrica del cellulare.

A tradire l'assassino del Gambia è stata una telefonata alla polizia da una cabina a pochi isolati dalla sua abitazione, poco dopo aver ucciso Rita Morelli. Gli agenti hanno riconosciuto la stessa voce e lo stesso forte accento che gli investigatori avevano udito quando lo avevano chiamato sfruttando i contatti memorizzati sul cellulare della ragazza. «Prima troverete un cadavere sulla 120esima Strada - aveva detto Bakary all'operatore del 911 (il 112 Usa) la sera del delitto -. Poi, quando troverete il mio corpo, un biglietto in una delle tasche vi spiegherà tutto». Gli agenti della squadra omicidi hanno prima tentato la via della trappola invitandolo al commissariato per ritirare alcuni oggetti. Non ha funzionato: quindi si sono presentati fuori casa.

Quando gli investigatori hanno bussato alla sua porta l'uomo si è barricato in casa costringendo gli agenti del Nypd a sfondare la porta. «Lo abbiamo trovato con un coltello puntato al petto», ha raccontato ancora il commissario Kelly. «Ha detto di aver ucciso una donna e poi si è inferto una coltellata». Camara ha detto alla polizia di essere stato sei anni in carcere in Gambia, il suo paese natale, per il reato di rapina. Che rapporto ci fosse tra lui e la Morelli non è ancora chiaro. L'uomo ha detto agli agenti che lo hanno arrestato di aver avuto una relazione di qualche mese con la donna ma i familiari di Rita sono scettici e sostengono che l'uomo potesse essere al massimo un corteggiatore respinto.

 


UN CORTEGGIATORE RESPINTO?

 

Una ipotesi che conferma il cugino della vittima, Giorgio Morelli, secondo cui Camara sarebbe stato più volte allontanato dalla ragazza. «Mi aveva accennato vagamente che qualcuno la importunava - racconta Morelli -. Se lo avesse detto al fidanzato le cose sarebbero andate diversamente e avremmo chiesto misure di protezione».

Sembra che mercoledì Camara l'abbia aspettata fuori dal suo appartamento e che abbiano avuto una conversazione pacata poi sono saliti in camera, forse lui l'ha minacciata. L'uomo, di professione guardia giurata «forse ha estratto la pistola e ha costretto Rita a farlo salire», ipotizza il cugino.

Il St. Barnabàs dove ora è ricoverato si trova a pochi isolati dalla palazzina in cui viveva, al civico 2674 di Valentine Avenue, nel profondo del Bronx. E' una strada tranquilla, composta da case in mattoncini, piccoli negozi e un parrucchiere specializzato in pettinature africane. Ieri, come sempre, i vecchietti chiacchieravano seduti sul marciapiede e un gruppo di ragazzi neri ascoltava musica rap a tutto volume. Ma nessuno ha voluto parlare di Bakary. All'interno dello stabile, una vecchia e malandata casa di cinque piani, George Perez, il responsabile, racconta che Camara abitava nell'appartamento 4B con una coppia di africani di mezza età. «E' arrivato qui due mesi fa. Un tipo tranquillo, entrava e usciva senza parlare mai con nessuno», spiega Perez. «Io l'ho visto una sola volta e l'ho ripreso perché aveva lasciato la spazzatura vicino a un albero invece di metterla nell'area predisposta», aggiunge. Bakery Camara è stato arrestato nel pomeriggio di mercoledì. A raccontarlo è Johana, una ragazza che abita al primo piano. «Stavo riposando con mio figlio - spiega la donna - ma ho sentito confusione sul pianerottolo e qualcuno mi ha detto che avevano appena portato via l'uomo che ha ucciso la ragazza italiana».

E se in America il caso viene ritenuto chiuso oggi è previsto in Italia il rientro della salma di Rita. I funerali si svolgeranno sabato mattina, alle 10.30, nella chiesa di San Panfilo a Spoltore, suo paese d'origine. 

La salma della donna, negli Usa da cinque anni, è arrivata stamane all'aeroporto di Roma-Fiumicino. A scortarla per il mesto rientro, il fratello Giuseppe, ufficiale dell'Aeronautica. La salma sarà esposta dopo le 15 nell'antica cripta della chiesa di San Panfilo Entro le Mura dove e' stata allestita la camera ardente.

02/12/2011 07:45