Processo D’Alfonso: la villa? «Casa di medio livello costruita da amici e parenti»

Alessandro Biancardi

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Processo D’Alfonso: la villa? «Casa di medio livello costruita da amici e parenti»
PESCARA. E’ ripreso stamane il processo per tangenti al Comune di Pescara che vede imputati una trentina di persone tra cui l’ex sindaco Luciano D’Alfonso.

Il processo Housework è ad una prima svolta, un giro di boa che vede sfilare davanti al collegio giudicante i testimoni chiamati dalla difesa e che dunque dovrebbero smontare l’impianto accusatorio della procura, disegnato da anni con le indagini e la raccolta delle prove. Quest’oggi si è parlato della costruzione della villa di Lettomanoppello di D’Alfonso poi sequestrata e costruita “chiavi in mano” dalla ditta “Eredi Cardinale” che contestualmente riceveva appalti in affidamento diretto dal Comune, affidamenti ripetuti per un milione di euro assegnati da dirigenti imputati per lo stesso processo e che risultavano un fatto praticamente nuovo per la ditta che non aveva mai lavorato prima per l’ente.

Durante l'udienza di oggi sono stati ascoltati testimoni citati dalla difesa dell'imprenditore Rosario Cardinale, titolare della ditta "Eredi Cardinale", che ha effettuato i lavori nella villa. Secondo il pm Gennaro Varone, D'Alfonso avrebbe pagato per la realizzazione dell'abitazione, avvenuta tra la fine del 2003 e la fine del 2006, 320 mila euro per oltre 350 metri quadrati, molto meno rispetto al suo reale valore. 

In aula sono stati sentiti operai della ditta, un geometra, liberi professionisti e un vicino di casa di D’Alfonso che ha detto di conoscerlo da tempo. Le persone ascoltate in aula, spesso per pochi minuti, hanno riferito che la "Eredi Cardinale" ha realizzato nella villa solo interventi di tipo edile come muratura, scavi e posa in opera della infrastruttura mentre molti altri lavori non sono stati eseguiti dalla ditta. Il geometra della ‘’Eredi Cardinale’’ nonché progettista, Zazzara, ha spiegato che altri lavori , ad esempio, infissi, scalinate, impianti elettrici e di illuminazione sarebbero stati eseguiti o da altre ditte o da amici e parenti di D'Alfonso. Per i lavori realizzati dai parenti e dagli amici naturalmente non ci sono fatture né pagamenti per il semplice fatto che sarebbero stati realizzati “in amicizia”. Si spiegherebbero così le stime a ribasso del computo metrico. Lo stesso Zazzara ha illustrato i particolari dicendo di aver visto personalmente lo zio della moglie di D'Alfonso e il fratello dell'ex sindaco realizzare opere anche attraverso altri parenti.

Fra i testimoni è stato ascoltato anche il consulente tecnico di parte, Pasquale Polidori, il quale si è occupato di verificare il valore di costruzione delle opere realizzate dalla "Eredi Cardinale". Il professionista ha sostenuto che tale valore si aggiri sui 326 mila euro e, dunque, sostanzialmente in linea con quanto pagato da D'Alfonso. Sempre il consulente, ha sottolineato che la villa in questione «non può essere ritenuta una abitazione di lusso o una villa», ma «una casa di medio livello», inoltre il giardino di alcune migliaia di metri quadrati non può essere considerato «parco». Il consulente di parte ha poi affermato chiaramente che la consulenza della procura presenta diversi errori di qualità e quantità dei materiali e prezzi riportati nel computo metrico che dunque danno un risultato sballato e lontano dalla verità. Lo scontro nel controinterrogatorio tra Polidoro ed il pm Gennaro Varone è stato duro e non senza momenti di tensione e di sovrapposizione di voci, tutti richiamati all’ordine dal presidente Antonella di Carlo.

Ma com’è questa villa?

Sono circa 350 metri quadrati coperti su tre livelli, con 5 bagni, uno studio, la grande taverna, la lavanderia, molte stanze da letto, materiali tutti di pregio e impianti tecnologici e costosi come l’impianto di riscaldamento che corre sotto i pavimenti.

Le pareti esterne hanno mattoncini a faccia vista, tegole anticate, grondaie di rame, tutto intorno porfido ed una scalinata elegante oltre a ringhiere di pregio, un gazebo in legno e mattoncini nel giardino curato ed elegante costato 40mila euro, il barbecue, un pozzo decorato con mattoncini, marciapiedi, illuminazione esterna che avrebbero un costo di almeno 20mila euro ma che non sarebbero state pagate, sostiene la procura. In uno dei bagni più importanti anche un box doccia di 4.710 euro.

Si spiegherebbe dunque con l’amicizia uno dei punti nodali e più pesanti dell’inchiesta Housework e cioè l’utilità ottenuta dall’ex sindaco con i lavori della casa pagati la metà. In fase preliminare è già scattato il sequestro della villa che in caso di condanna potrebbe essere confiscata. Un altro colpo era stato messo a segno dalle difese per smontare l’altro punto centrale sulle accuse di corruzione a D’Alfonso, quella sul mistero della mancanza di prelievi bancari in contanti o tramite bancomat per diversi anni, almeno fino alla scoperta dell’inchiesta nel 2006. Dal contro interrogatorio del consulente della procura la difesa di D’Alfonso fece notare che la procura non aveva analizzato i conti di una zia dell’ex sindaco che evidentemente versava mensilmente al nipote somme necessarie per il sostentamento della famiglia.

Il processo riprenderà, con l'audizione di altri testi della difesa, il 5 dicembre.

21/11/2011 18:22