A rischio Saline e Piomba. Il sindaco: «abbiamo soldi ma non possiamo usarli»

Alessandro Biancardi

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CITTA’ SANT’ANGELO. «A Città Sant’Angelo i corsi d’acqua Saline e Piomba versano in condizioni drammatiche».

A dirlo è il sindaco Gabriele Florindi che si dice preoccupato per i rischi di un’esondazione. Ma il fatto più curioso è che i soldi  ed i progetti per i lavori di messa in sicurezza dell’area ci sono in bilancio, ma sono bloccati e vincolati dal Patto di stabilità. Vani  anche gli appelli a Protezione Civile Regionale ed il Genio Civile Regionale «impossibilitati ad intervenire».

L’area a rischio è la Marina dove vivono migliaia di persone. Gli interventi  per la messa in sicurezza di via del Porto Romano, via Strabone, via Ludovico Antinori, via Belvedere, via dei Fiori vanno dalla bonifica e pulizia, (i corsi d'acqua ostruiti da alberi ed erbacce possono essere la causa di alluvioni), al potenziamento del sistema di regimentazione e raccolta delle acque piovane. Ad allarmare il sindaco è il  torrente Piomba esondato il primo marzo scorso provocando al territorio angolano quasi 200.000 euro di danni, tra risarcimenti ai privati e interventi di bonifica e ripristino su aree pubbliche. «I danni», dice Florindi, «sono stati anche riconosciuti anche dalla Regione Abruzzo che ultimamente ha stanziato ben 20.000.000 euro. Il piano di intervento della protezione civile, da poco approvato, considera l'area una zona rossa ad alto rischio. Tutte le autorità sono informate mensilmente della situazione».

E le istituzioni?

Il sindaco dice di aver interpellato la Protezione Civile Regionale ed il Genio Civile Regionale al fine di attuare interventi in misura eccezionale sul torrente Piomba per evitare straripamenti e rottura degli argini incassando picche.

«Tutti», dice, « sono impossibilitati a intervenire e rinviano responsabilità, monitoraggio e attuazione di interventi d’urgenza al Comune di Città Sant'Angelo».

«IL COMUNE HA LE MANI LEGATE»

450.000,00 euro è la somma complessiva di cui il Comune già dispone in fondi propri di bilancio per un piano di intervento sull’area ma che non può spendere a causa delle limitazioni imposte dal Patto di Stabilità. Ma anche ai piani alti della politica il rimpallo di responsabilità è all’ordine del giorno. «Abbiamo chiesto», dice Florindi, «al Ministero della Economia una deroga al patto di stabilità, ma il Ministero dice che per averla serve un'ordinanza del presidente del consiglio. Così il Comune che rappresento si trova da un lato ad assumere ogni responsabilità in materia di protezione e prevenzione della popolazione e dall’altro a non poter fattivamente operare».

 

 

mb  18/11/2011 10.25