Disabilità. Il "traguardo" della politica: un ascensore nel palazzo comunale

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Cosa c’è da festeggiare al Palazzo Città di Pescara? L’inaugurazione di un ascensore che permetterà finalmente ai disabili di muoversi liberamente dentro al Comune.

Ma come, si chiederà qualcuno, si festeggia ciò che dovrebbe essere normale? Proprio così. I diritti dei disabili sono una conquista quotidiana, un qualcosa da strappare coi denti. E’ contento Claudio Ferrante presidente di “Carrozzine determinate” che si congratula con l’assessore Guido Cerolini ed il sindaco Albore Mascia ma non nasconde «un briciolo di delusione».

«Noi non vogliamo rovinare questa festa», dice, «ma non possiamo fare a meno di ricordare che siamo ben lontani dalla cultura dell’accessibilità universale e che abbattere le barriere è un dovere costituzionale. Siamo costretti a ricordare che chi non abbatte barriere architettoniche commette gravi reati come quelli di discriminazione e violazione dei diritti umani. Ci aspettiamo d’ora in poi una città completamente accessibile sicura comoda e fruibile per tutti i cittadini, se questo non accadrà faremo sentire forte il nostro dissenso».

E infatti l’incanto svanisce proprio davanti al Comune. «L’atrio presenta un gradino», racconta Claudio, «gli scivoli per arrivare al portone d’ingresso sono ripidi, non è stato istituito nessun altro parcheggio riservato. Gli amministratori, dirigenti, consiglieri comunali (cioè quelli con le gambe buone) hanno il parcheggio riservato, personalizzato e con il telecomando alza-sbarra. I parcheggi riservati ai privilegiati sono situati dietro e al lato del Comune. Promesse disattese anche per Piazza Italia ricca di barriere e scivoli pericolosi completamente fuori legge».

Ed eccoci catapultati di nuovo nella “normalità”, dove le leggi (legge quadro sull’handicap 104/92 , la Convenzione Onu sul diritto delle persone con disabilità, la legge 68/99 sull’occupazione obbligatoria dei disabili), sono puntualmente disattese.

Una normalità fatta di tagli all’indennità di accompagnamento da 487,39 euro al mese e alla pensione di invalidità civile da 260,27 al mese che metteranno in ginocchio persino gli istituti dove sono ricoverati pazienti affetti da patologie gravi o Alzheimer.

E che dire dell’abrogazione, in Abruzzo, dei fondi per l’abbattimento delle barriere architettoniche (legge numero 13 del 1989 annullata da un regolamento regionale); cosa ne è stato del cosiddetto “modello bio-psicosociale” secondo cui i medici dovrebbero occuparsi degli aspetti psicologici, sociali, familiari del malato? E della legge che dovrebbe regolare la Consulta Regionale sui problemi dell’handicap (legge regionale n. 53/1995), e del nomenclatore tariffario che stabilisce la tipologia di protesi e ausili a carico del Servizio Sanitario Nazionale, non revisionato da 12 anni?

Per i diritti negati dei giovani disabili privati di assistenza scolastica domiciliare, poi, si sprecherebbero fiumi di inchiostro.

E non si possono dimenticare le battaglie estenuanti di queste persone scese in campo più volte contro la politica sorda: la marcia funebre organizzata contro la manovra finanziaria del Governo, la manifestazione provocatoria del 27 maggio scorso davanti al palazzo della Regione, in viale Bovio.

E’ per questo che viene da chiedersi: cosa sarà mai un ascensore rispetto ad una marea di diritti negati?

Marirosa Barbieri  18/11/2011 9.22