DESTRUTTURALI

Anche l’Europa taglia, dopo il 2020 l’Italia potrebbe perdere 42 miliardi

Bruxelles al lavoro su 3 scenari per nuovo bilancio pluriennale

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BRUXELLES.  Per ora si tratta solo di ipotesi, ma il timore che possano trasformarsi in dolorosi tagli di bilancio comincia ad agitare i sonni di regioni e comuni italiani. In bilico c'è l'intero pacchetto di fondi strutturali, che per il nostro Paese equivale, (stando almeno a quanto stanziato per l'attuale periodo di programmazione 2014-2020) a circa 42 miliardi in meno da investire, in innovazione, lavoro, infrastrutture e molto altro. Il terreno di gioco è il prossimo bilancio pluriennale dell'Ue, che coprirà un periodo tra i 5 ed i 7 anni, dopo il 2020. L'obiettivo di Bruxelles è razionalizzare e ridurre le spese, visto che con la Brexit verranno meno tra i 12 e i 15 miliardi l'anno, e vista la necessità di finanziare nuove emergenze come la gestione della crisi migratoria e la sicurezza. Per questo tutte le direzioni generali della Commissione europea hanno elaborato dei report, esercitandosi sull'impatto di diversi scenari. Tre le ipotesi di lavoro: un "congelamento" della situazione attuale (che, tenuto conto dell'inflazione, comporterebbe un aumento del bilancio del 15% rispetto al 2011); un taglio del 15% (-26% rispetto al 2011); e una sforbiciata del 30% (-39% rispetto al 2011).

 

Secondo le elaborazioni della Direzione generale Politiche regionali, viste dall'ANSA, paradossalmente col "congelamento" dei fondi potrebbe persino arrivare qualche soldo in più per le regioni del Nord Italia, grazie alla modifica di un parametro tecnico per le assegnazioni. Un taglio del 15% comporterebbe invece la perdita di circa 12 miliardi di fondi per le regioni del Centro-Nord, mentre il 30% in meno costringerebbe l'Italia - attualmente seconda beneficiaria in Europa dopo la Polonia - a rinunciare all'intero pacchetto dei fondi strutturali. Le ultime due ipotesi, avvertono gli esperti della Commissione, "metterebbero in discussione il principio di solidarietà europea, impedirebbero alla politica di coesione di soddisfare gli obiettivi sanciti dai Trattati", porterebbero a un "aumento delle divergenze economiche regionali" ed "esaspererebbero le tensioni" fra Paesi contributori netti e beneficiari. E seppure gli scenari siano in parte volutamente esagerati, anche per dimostrare che sotto una certa soglia di finanziamento la politica di coesione non avrebbe impatto, l'allarme fra gli enti territoriali europei è già altissimo. Per serrare i ranghi, il Comitato delle Regioni Ue, assieme alle sei maggiori associazioni europee di città e regioni, ha lanciato a ottobre l'Alleanza per la coesione, chiedendo che tale politica resti "forte" e rivolta a tutti i territori anche dopo il 2020. Un primo giro di tavolo tra i 27, sul bilancio post Brexit, è previsto al consiglio Affari generali di lunedì a cui parteciperà il commissario Ue Guenther Oettinger.