GUERRA CIVILE

Ragazzo di origini abruzzesi pestato dalla polizia in Venezuela. Arrestati 7 agenti

Saranno processati per violazione dei diritti umani

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Ragazzo di origini abruzzesi pestato dalla polizia in Venezuela. Arrestati 7 agenti

LECHERIA (VENEZUELA). Giovedì scorso Giovanni Scovino, 33 anni, figlio di emigranti abruzzesi è stato brutalmente picchiato, colpito con scudi, caschi in più di 50 parti del suo corpo da una decina di membri della Guardia Nazionale nello stato di Anzoátegui, in Venezuela.

Il brutale pestaggio è diventato un caso nazionale.

Il giovane, che soffrirebbe di una sindrome parzialmente invalidante, è finito in ospedale, reparto di terapia intensiva, e i suoi aggressori sono stati arrestati e saranno processati per crimini che violano i diritti umani.

Sono stati rimossi dai loro incarichi e sono oggetto di indagini amministrative e disciplinari per «mancanza di vigilanza e controllo» anche un alto ufficiale e tre sottufficiali.

Il fatto è accaduto nel parcheggio del Plaza Mayor Shopping Center e tutta l’aggressione è stata filmata da un residente della zona e successivamente il video ha fatto il giro sui social network.

Scovino è stato arrestato ma subito si è capito che c’era qualcosa che non andava e che il comportamento adottato dalle forze dell’ordine non era stato regolare.

L'avvocato difensore Manuel Ferreira ha spiegato nelle prime ore dopo il fatto che il ragazzo, subito rimesso in libertà, è stato portato in ospedale, messo sotto osservazione per un'emorragia interna.

«Giovanni Scovino stava raccogliendo materiale da riciclare per la fondazione La Tortuga con la quale collabora da 3 anni, quando è stato picchiato», hanno raccontato amici e parenti. Il giovane era alla ricerca di materiali intorno alla Plaza Mayor Shopping Center Township Urbaneja, quando è stato attaccato dalla polizia.

Forse proprio la sua presenza in quel posto ha fatto scattare la feroce reazione della polizia. Quel parcheggio, infatti, secondo la stampa venezuelana, è diventato il punto di riferimento per manifestazioni dell'opposizione nella zona.

E nel video si vede distintamente: arrivano all’improvviso un paio di motociclette con a bordo i poliziotti che cominciano a malmenarlo. Lui non reagisce, tenta appena di spostarsi per evitare i colpi. Poi dopo pochi istanti si arrende, il suo corpo sparisce dietro quello dei suoi aggressori che lo colpiscono a ripetizione, senza lasciargli tregua, infierendo su di lui anche con gli scudi.

La dinamica è stata confermata anche dall’avvocato Alejandra Olivera, che ha spiegato che il ragazzo indossava guanti per proteggere le mani durante la raccolta dei rifiuti.

L'avvocato ha condannato l'attacco da parte delle truppe militari e agenti di polizia per il suo cliente.

Dopo calci, percosse con pugni e oggetti contundenti Scovino, è stato portato al quartier generale della polizia. E' stato 36 ore più tardi che l'esercito ha deciso di portarlo in ospedale dove ha subito un intervento chirurgico.

Resta da capire cosa sia accaduto e perché tanta furia nei confronti del ragazzo.


IN VENEZUELA TENSIONE ALLE STELLE
In tutto il Venezuela queste sono giornate di sangue e tensioni a causa del referendum non ufficiale organizzato dall'antichavismo per respingere i progetti politici di Nicolas Maduro. Secondo la procura, almeno una persona è morta a Caracas, ma dirigenti oppositori riferiscono di due vittime e quattro feriti gravi. Quella di ieri è stata una prova di forza da parte della Mud (Mesa de unidad democratica) per contrastare il progetto del presidente che punta alla creazione di un'assemblea costituente, per ottenere di fatto pieni poteri nel paese.

Secondo i primi dati della Mud, a votare nel corso delle prime tre ore della consultazione sono stati due milioni di venezuelani. E infatti, in diversi quartieri della capitale ci sono state lunghe file di cittadini pronti a rispondere ai tre quesiti posti da un referendum appunto non ufficiale ma politicamente molto rilevante per il futuro del paese. Per molte ore non ci sono state notizie di incidenti gravi provocati da gruppi vicini al governo.

«Ci sono stati dei tentativi di sabotaggio, ma il processo elettorale è andato avanti. Ogni nostra aspettativa è stata superata», ha sottolineato uno dei dirigenti oppositori, il vicepresidente del parlamento Freddy Guevara. Poi però i riflettori dei media sono rimasti puntati su Catia, una zona popolare ad ovest della capitale, dove centinaia di persone hanno contestato al grido di 'assassini' la presenza a bordo di un veicolo di un gruppo di militari della 'Guardia Nacional', in prima fila da tempo nel reprimere le manifestazioni antichaviste. In una situazione di panico e caos, un consistente gruppo di elettori ha quindi cercato rifugio nella vicina chiesa di El Carmen. Carlos Ordariz, dirigente oppositore della zona, nota per essere un bastione 'chavista', ha riferito di un attacco sferrato da «gruppi paramilitari armati»: il bilancio, ha precisato, è stato di due persone morte e di almeno altre quattro ferite in modo grave. La vittima accertata è una donna, Xiomara Escot, un'infermiera di 61 anni. Gli obiettivi dell'iniziativa, dal nome 'El pueblo decide', sono chiari: rimandare al mittente, cioé a Maduro, l'idea di riscrivere la Costituzione.

Il presidente, da parte sua, punta ad un altro referendum ufficiale sul nuovo organismo legislativo, in programma il 30 luglio. L'iniziativa della Mud è nata infatti al di fuori dell'ambito e dei meccanismi elettorali ufficiali. Ed è proprio questa la ragione per la quale si tratta di un referendum "simbolico", fatto che nulla toglie però al forte valore politico dell'iniziativa. Tre i quesiti ai quali tutti i venezuelani sono stati invitati a rispondere: il primo - e più rilevante - se si intende respingere la costituente di Maduro. Il secondo chiede invece se le forze armate devono "ubbidire e difendere la Costituzione del 1999", il terzo se si approva il rinnovo dei poteri dello Stato, la convocazione di libere elezioni e un nuovo governo di unità nazionale.