PETROLIO

L’Eni compra l’Adriatico del Montenegro: «vogliono essere leader trivelle in Adriatico»

Il racconto di Maria Rita D’Orsogna

Redazione Pdn

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L’Eni compra l’Adriatico del Montenegro: «vogliono essere leader trivelle in Adriatico»

ABRUZZO. Il Montenegro ha venduto un pezzetto del loro Adriatico all'Eni e alla russa Novatek per la ricerca di petrolio e di gas per un periodo di 30 anni; La titolarita' spetta ad entrambe al 50%.

La notizia la racconta Maria Rita D’Orsogna sul suo blog che spiega come l’operazione sia ritenuta fondamentale per l’Eni per diventare leader di trivelle in Adriatico.

Si tratta di quattro concessioni che occupano in totale 1.200 chilometri quadrati. L'area inizialmente offerta era piu' del doppio. «Il Montenegro non produce petrolio e gas», racconta D’Orsogna, «e adesso con queste nuove concessioni dell'ENI, magicamente tutto sara' risolto: il piccolo stato dell'ex Yugoslavia diventera' adesso energeticamente indipendente».

E perche' l'ENI va alla ricerca del petrolio del Montenegro?

«Perche' vogliono "rafforzare" la loro posizione in Adriatico dove sono "leader" da oltre 50 anni», scrive D’Orsogna. «Vedi Ravenna e laguna veneta. In una parola, sperano di diventare i re delle trivelle adriatiche. In questi tempi dei megacolossi e' meglio per l'ENI accaparrarsi tutto quello che puo' laddove glielo lasciano fare.  Secondo vari calcoli del governo di Podgorica queste operazioni valgono almeno 97 milioni di euro».

Cosa faranno qui?

Secondo i documenti rilasciati dal governo del Montenegro, riassume D’Orsogna, sara' sempre lo stesso copione: airgun, pozzi preliminari e permanenti e probabilmente anche FPSO, come Ombrina, perche' sanno anche loro molto probabilmente sara' un petrolio scadente.

«So che adesso ci saranno un sacco di chiacchiere», continua la professoressa. Ecco, ci siamo fatti raggirare dal Montenegro! Noi come fessi non trivelliamo Ombrina e loro sì! Se lo possono fare loro lo possiamo fare pure noi! I Montenegrini tireranno fuori tutto il nostro petrolio con la cannuccia (non scherzo, fu Prodi a parlare di cannucce ma in riferimento alla Croazia) e tante sciocchezze simili».

D’Orsogna pensa invece che  i primi a trivellare l'Adriatico, appunto negli anni 1950-1960 e' stata l'Italia, con l'ENI, compagnia di stato: «siamo stati noi a dare l'esempio, che ci piaccia o no. La Croazia, il Montenegro semplicemente arrivano 50 anni dopo. In un certo senso non possiamo troppo biasmarli. Dove eravamo noi 50 anni fa? E quindi, in questa ottica, avremmo dovuto essere noi, italiani, di una supposta nazione industrializzata ed emancipata, oltre che i primi a trivellare, a tendere la mano a Croazia, Montenegro ed Albania, a spiegare loro perche' trivellare quel laghetto che e' l'Adriatico non e' saggio, ed assieme a loro decidere una volta per tutte che l'Adriatico e' meglio chiuderlo tutto alle trivelle. Questa sarebbe stata Politica vera, lungimirante, libera, intelligente. Una politica in cui otto, cinque, due anni fa ci si muoveva attraverso canali ufficiali e diplomatici per creare una mega area protetta in Adratico con accordi bilaterali.  Avremmo fatto tutti un figurone a livello mondiale. Saremmo finiti su tutti i giornali del mondo chiudendo l'Adriatico alle trivelle. Avrebbero vinto il mare, la pesca, l'immagine turistica, gli accordi di Parigi».