ABRUZZESI DIMENTICATI

Marcus Aurelius Renzetti, l’artista abruzzese che stupì Eleanor Roosevelt

Era nato a San Vito Chietino, nella sua abitazione trovavano ospitalità tutti i poveri

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Marcus Aurelius Renzetti, l’artista abruzzese che stupì Eleanor Roosevelt

ABRUZZO. Marcus Aurelius (Aurelio) Renzetti nacque il 4 febbraio del 1897 a San Vito Chietino da Vito, sarto del paese, e Concetta Di Monte.

Il padre emigrò negli Stati Uniti nel 1899 per stabilirsi a Philadelphia. Dopo due anni il sarto abruzzese fu in grado di far giungere in America il resto della famiglia. Ad Ellis Island il piccolo Aurelio giunse, nel 1901, viaggiando sul piroscafo “Lombardia”.

Sin da piccolissimo Aurelio mostrò una straordinaria manualità grazie alla quale riusciva a modellare qualsiasi cosa. Ad esempio con l’argilla costruì, per la locale Chiesa, un meraviglioso Presepe ancora oggi esistente. Al padre, che gli voleva insegnare il mestiere di sarto, un insegnante disse: “ Nelle vene di suo figlio scorre l’arte. Gli faccia seguire questa strada”.

Così, pur con enormi sacrifici, per Aurelio (intanto il padre “libero pensatore”, per una sua passione verso l’imperatore e filosofo romano, gli aveva fatto aggiunge anche il nome di Marco) si aprirono le porte della “Pennsylvania Academy of Fine Arts”.Qui per i meriti acquisiti consegue due “Cresson Traveling Scholarship” (una particolare borsa di studio che consente due anni di viaggio formativo all’estero). Ora Renzetti esprimeva la sua arte lavorando, soprattutto, su argilla, graniglie, legno, bambù e metallo e le sue opere erano firmate “Marcus Aurelius”. Partecipò alle mostre annuali della Pennsylvania Academy dal 1915 al 1918, dal 1920-1923 ed infine, ininterrottamente, dal 1925 al 1938. Fu chiamato ad insegnare alla Philadelphia College of Art e, anche se non aveva mai conseguito una laurea, fu nominato “maestro” di tutti i tempi e gli fu assegnata la laurea ad honorem. Si dedicò con successo anche alla fotografia e fu ottimo designer. Nel 1916 entrò in contatto con la comunità di “Arden” nel Delawere dove gli abitanti vivevano in uno spirito di assoluta fratellanza, amanti della natura, con spirito liberale e tollerante ma soprattutto dediti all’esaltazione dell’arte. Qui il 25 aprile del 1935 ebbe l’occasione di incontrare e conoscere Eleanor Roosevelt, in visita a Arden, la quale vedendo i suoi lavori disse “lei ha avuto la capacità di stupirmi”. Anni dopo “Maurcus Aurelius” decise si stabilirsi a Arden dove costruì, da solo, una abitazione a ridosso del fiume “Naamans Creek”.

Questa divenne la sua casa-studio. Gli capitò, mentre era intento a lavorare il marmo, di perdere un occhio ma imperterrito continuò la sua attività. Anche quando andò in pensione, all'età di 70 anni, continuò l'insegnamento dell'arte e della scultura presso il Brandywine di Ardentown. Ogni fine settimana arrivavano ad Arden, da ogni parte, per ascoltare le sue riflessioni sulla vita e sull’arte. Ma soprattutto decine di scultori ed artisti, che lo ricordavano come loro insegnante, lo andavano a visitare tra i boschi e lo chiamavano "maestro". Negli ultimi 40 anni trascinando a mano massi fuori dal fiume e spaccano la roccia in tutte le forme creò un artistico muro di contenimento a forma di arco.

Un famoso giornalista lo andò a trovare e scrisse di lui: “E’ uno scultore, uno scalpellino, un fotografo, un filosofo o un insegnante? Marcus Aurelius è tutto questo.” Poi nel giugno del 1975 un suo amico di Arden andò a trovarlo ma trovò, stranamente, la porta chiusa a chiave e quando entrò, forzando la serratura, trovò morto riverso sul pavimento. Il responsabile della comunità di Arden disse di lui: “ La sua immensa capacità artistica fu seconda sola alla sua onestà e alla sua bontà.“ . A casa sua trovavano ospitalità tutti i diseredati. I suoi lavori sono distribuiti in vari musei d’arte. Lasciò tre figli: Peter, un artista del ferro battuto a Chadds Ford, Robin e Andrew abitanti West Chester.

Geremia Mancini – Presidente onorario “Ambasciatori della fame”