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Ora c'è lo studio: l’olio di palma è tossico. Ecco l’ultimo dossier che lancia l’allarme

E’ firmato dall’agenzia europea per la sicurezza alimentare

Redazione Pdn

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OLIO DI PALMA

ABRUZZO. L'olio di palma fa male? L'Efsa, Agenzia europea per la sicurezza alimentare, è convinta che la risposta sia sì dopo aver valutato i rischi per la salute pubblica derivanti dalle sostanze glicidil esteri degli acidi grassi (GE), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), e 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e loro esteri degli acidi grassi.

Le sostanze si formano durante le lavorazioni alimentari, in particolare quando gli oli vegetali vengono raffinati ad alte temperature (circa 200° C).

I più elevati livelli di GE, come pure di 3-MCPD e 2-MCPD (compresi gli esteri) sono stati rinvenuti in oli di palma e grassi di palma, seguiti da altri oli e grassi.

Per i consumatori di tre anni di età e oltre, margarine e 'dolci e torte' sono risultati essere le principali fonti di esposizione a tutte le sostanze.

Questa valutazione del rischio fornirà informazioni utili ai gestori del rischio della Commissione europea e degli Stati membri, i quali regolamentano la sicurezza alimentare nell'UE: utilizzeranno la consulenza scientifica dell'EFSA per riflettere su come gestire i potenziali rischi per i consumatori legati all'esposizione a tali sostanze negli alimenti. Il gruppo scientifico ha inoltre espresso una serie di raccomandazioni affinché si conducano ulteriori ricerche per colmare le lacune nei dati e migliorare le conoscenze sulla tossicità di queste sostanze.

È stata pure fissata una dose giornaliera tollerabile (DGT) di 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno per il 3-MCPD e i suoi esteri degli acidi grassi, circa la metà rispetto alle attualiesposizioni a questa sostanza da parte delle fasce di età più bassa, adolescenti compresi (fino a 18 anni). Mentre non si hanno abbastanza dati tossicologici per stabilire un livello di sicurezza per il 2-MCPD.

Per rendersi conto di quanto l’olio di palma sia diffuso basta dire che è il grasso principale di quasi tutte le merendine, i biscotti, gli snack dolci e salati, le creme… in vendita nei supermercati. L’ampio utilizzo di questa materia prima è dovuto sia al costo estremamente basso, sia al fatto di avere caratteristiche simili al burro.

Nel 2007, con 28 milioni di tonnellate di produzione globale, era il secondo olio commestibile più prodotto, dopo l'olio di soia, che adesso potrebbe aver superato.

Per consentire scelte di acquisto consapevoli da parte dei consumatori è stato introdotto il 13 dicembre 2014 nella legislazione comunitaria l’obbligo di specificare in etichetta la natura dell’olio eventualmente utilizzato nei prodotti alimentari confezionati.

Non è più possibile pertanto utilizzare la dicitura generica “olio vegetale”, giocando sul fatto che nella nostra tradizione quando si pensa all’olio si pensa a quello di oliva, ma si deve indicare con precisione di quale olio si tratta.

Secondo ilFattoalimentare.it «basta dire che per l'estere glicidico degli acidi grassi (GE), non è stata stabilita una soglia - spiega Roberto La Pira, direttore del sito specializzato in temi alimentari- perché trattandosi di una sostanza cancerogena e genotossica non deve essere proprio presente negli alimenti. Proprio com'è successo per il colorante Sudan, la cui presenza anche in dosi minime è sufficiente per avviare il ritiro del prodotto. Il gruppo ha concluso che i GE sono un potenziale problema di salute soprattutto per i bambini e i giovani, e anche per tutte quelle persone che assumono cibi ricchi di acidi grassi di palma».

Nelle scorse settimane l’eurodeputata di Vasto del Movimento 5 Stelle aveva firmato una interrogazione alla Commissione Europea per chiedere se non ritiene necessario disporre uno studio per verificare gli effetti sulla salute connessi all'utilizzo dell'olio di palma o non si ritiene di dover limitarne in via preventiva l'uso almeno nei prodotti per la prima infanzia.

Il Commissario Vytenis Andriukaitis ha risposto che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare è giunta alla conclusione che l'assunzione di grassi saturi dovrebbe essere quanto più bassa possibile nel contesto di un'alimentazione adeguata sul piano nutritivo.

La Commissione ritiene che non sia necessario procedere ad uno studio degli effetti sulla salute umana dei singoli grassi e oli fonte di grassi saturi.