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Fondo monetario internazionale taglia stime dell’Italia: il debito sale.

Paura Brexit. Rallenta crescita mondo

Redazione Pdn

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Fondo monetario internazionale taglia stime dell’Italia: il debito sale.

 

WASHINGTON.  Crescita modesta e debito in aumento anche nel 2016. La ripresa italiana procede ma è più lenta delle attese, appesantita dalla stretta dipendenza del settore produttivo alle banche. Il Fmi stila le sue previsioni, in un contesto nel quale è l'intera economia mondiale a rallentare. E subito si innesta la polemica politica con il presidente del Consiglio Matteo Renzi pronto a ricordare che lo scorso anno il Fondo aveva previsto una crescita ben più bassa di quella che poi si è verificata. ''I conti si fanno alla fine'', dice il premier italiano.
 Ma il quadro descritto dal Fmi non si focalizza su un solo Paese. Con le chance di recessione e deflazione in aumento, cosi' come quelle di una 'stagnazione secolare', rivede al ribasso la ripresa globale fra crescenti rischi che - avverte - alimentano il fenomeno dei 'nazionalismi', di cui ne e' una prova la Brexit, che potrebbe causare ''seri danni regionali e globali''. Senza parlare di crisi e di allarme, il Fondo dipinge un quadro incerto, mettendo l'accento sul ''disastro umanitario'' dei rifugiati e la minaccia terrorismo, che sembrano ''logorare'' il consenso politico che ha spinto in passato la progetto europeo. ''La crescita è stata troppo lenta per troppo tempo.

Non c'è più molto margine di errore'' afferma Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo. Per l'Italia uno dei problemi che frenano la crescita sono ''i crediti deteriorati'' delle banche, nodo che ''le autorita' stanno affrontando''. Il Pil italiano - secondo le nuove stime del Fmi - crescera' quest'anno dell'1% (-0,3 punti in meno rispetto alle precedenti stime) e il prossimo dell'1,1%. Previsioni inferiori alle attese del governo, che nel Def parla di una crescita dell'1,2% quest'anno e dell'1,4% nel 2017. "La verità è che i conti si fanno alla fine - ribatte subito Matteo Renzi - l'anno scorso siamo cresciuti dello 0,8 e le stime dicevano che non saremmo cresciuti. Noi siamo prudenti nelle stime e non siamo preoccupati". Il riferimento è alle primissime stime fatte sul 2015 dal Fondo e dal Governo italiano: il primo aveva indicato un +0,5%, il secondo un +0,7% (poi risalito al +0,9%). Il dato finale si è fermato a +0,8%, più vicino alla stima governativa. A preoccupare, invece, potrebbero essere gli altri indicatori. Il Fondo, infatti, prevede anche che il debito continui a salire, raggiungendo nel 2016 il 133% dal 132,6% del 2015, per poi iniziare la parabola di calo nel 2017. Il deficit si attestera' al 2,7% quest'anno e all'1,6% il prossimo. Il debito italiano e' ''molto alto'' e ''con una crescita bassa e un'inflazione bassa e' difficile farlo scendere, anche se il deficit e' basso'' spiega Gian Maria Milesi Ferretti, numero due del Dipartimento di ricerca del Fmi. E' per questo che ''un ritorno alla crescita per l'Italia e' importante'', anche se lo ''spazio per politiche espansive e' limitato''. Una delle possibili misure e' il taglio del cuneo fiscale, che l'Ocse stima al 49% nel 2015, o il prendere di mira quelle tasse che sono distorsive per il mercato del lavoro. Ma il vero nodo e' il rapporto fra banche e imprese. I crediti deteriorati appesantiscono i bilanci delle banche, rendendo difficile l'erogazione del credito ad aziende dipendenti dagli istituti di credito per finanziarsi. Se alla crescita debole si aggiungono le difficoltà delle banche ''c'e' un problema serio''. La revisione al ribasso delle stime di crescita italiane si verifica in un ''contesto di rallentamento globale'' spiega il Fmi, che ha tagliato le stime di crescita mondiali al +3,2% (-0,2 punti) nel 2016 e al 3,5% (-0,1 punti).

Riviste al ribasso le attese per gli Stati Uniti (che comunque vedono confermata la tripla A da parte di Fitch che conferma anche l'outlook stabile), per i quali e' previsto un aumento dei tassi di interesse di 50 punti base quest'anno. E quelle per Eurolandia, che cresce nel 2016 del 1,5%, per arrivare a +1,6% nel 2017. Il Fmi plaude alle politiche della Bce che deve continuare a ''mostrare la volontà di usare tutti gli strumenti a disposizione per centrare la stabilita' dei prezzi''. Gli sforzi della Bce - mette in evidenza il Fmi - dovrebbero essere accompagnati da misure per rafforzare i bilanci delle banche, in modo da migliorare la trasmissione della politica monetaria, l'offerta di credito e ridurre le debolezze del sistema.