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Commissione Ue: «da export di olio tunisino nessun impatto»

Continua querelle con Italia, ma per De Castro non ci sono studi

Redazione Pdn

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Olio: Procura Torino, allo studio altre ipotesi reato

ROMA.  Nuovo capitolo della querelle tra Roma e Bruxelles sulla proposta dell'esecutivo Ue di aumentare l'export a dazio zero di olio d'oliva tunisino per 35 mila tonnellate nel 2016 e il 2017, che tante proteste sta suscitando fra i produttori italiani. Oggi è arrivata la risposta del portavoce per agricoltura e commercio della Commissione europea Daniel Rosario che, all'ANSA, ricorda come ''l'aumento temporaneo e limitato di una quota extra di forniture di olio d'oliva da parte della Tunisia risponda all'impegno dell'Ue di sostenere l'economia del Paese", in grave crisi dopo gli attacchi terroristici. Rosario precisa comunque che "questo aumento non sarà significativo e non avrà un impatto negativo sui produttori europei".

La Commissione europea ricorda inoltre che l'Europa è già costretta a comprare olio d'oliva dai Paesi terzi e che l'Italia è il più grande importatore Ue di olio d'oliva, principalmente dagli altri Stati membri, ma anche da Paesi extra Ue, per soddisfare domanda interna ed export. La risposta di Bruxelles non convince però l'ex ministro dell'Agricoltura e ora coordinatore per il gruppo dei socialisti e democratici della commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, secondo cui dire che non ci sarà alcun impatto negativo sui produttori europei ''non é condivisibile visto che, fino ad ora, non siamo a conoscenza di studi approfonditi su questo aspetto".

De Castro condivide la necessità di aiutare i vicini, "ma con misure diverse che aiutino i produttori tunisini a qualificare le loro produzioni, magari sostenendo investimenti per creare centri di imbottigliamento e sostenere nel medio-lungo periodo investimenti nel settore agroalimentare''. "Se, sulla carta, il ragionamento della Commissione non sembra fare una grinza - spiega invece l'europarlamentare di Forza Italia Barbara Matera -, almeno per ciò che riguarda la Puglia non tiene conto né dei gravi danni subiti dagli olivicoltori pugliesi a causa del batterio xylella, né del trend dei prezzi che li penalizza fortemente, né del problema della sottocapitalizzazione delle imprese olivicole e delle oggettive difficoltà di penetrazione dei mercati internazionali".

Altro fronte aperto con Bruxelles è quello del pomodoro San Marzano. Qui a scatenare le proteste dei produttori italiani è la commercializzazione in Belgio di pomodori San Marzano prodotti in loco e non venduti come Dop. Ieri fonti comunitarie avevano diffuso la posizione della Commissione Ue: il San Marzano protetto a livello europeo è quello Dop, cioè il "Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino", non la varietà del pomodoro. E infatti ''la Commissione europea non ha ricevuto nessuna notifica di violazioni riguardo l'etichettatura o la commercializzazione del Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino", hanno precisato le stesse fonti. La Coldiretti però chiede oggi a Bruxelles un'azione incisiva per consentire ai consumatori di compiere scelte di acquisto consapevoli, sottolineando che chi sceglie San Marzano in Europa e nel mondo è convinto di acquistare un prodotto italiano.