AGRICOLTURA

Da nome dei vitigni al S. Marzano, tutte le questioni aperte con Bruxelles

Non solo flessibilità, sul tavolo anche questioni 'agricole'

Redazione Pdn

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VINO VIGNETI

BRUXELLES. Dall'olio tunisino al vino Lambrusco, al Pomodoro San Marzano, il confronto fra Roma e Bruxelles passa anche dal settore dell'agroalimentare, uno dei comparti dove brillano le eccellenze del made in Italy.

Mentre, infatti, si combatte una battaglia sulla flessibilità sul fronte politico, sono sul tavolo anche alcune questioni 'agricole'.

L'ultimo fronte aperto pochi giorni fa tra Roma e Bruxelles è quello della varietà di pomodoro San Marzano che, secondo il commissario europeo all'agricoltura Phil Hogan, può essere coltivata anche al di fuori dell'area geografica delimitata, cioè quella della Dop italiana 'Pomodoro San Marzano dell'Agro sarnese-Nocerino'.

In particolare, preoccupa il fatto che questa varietà possa essere coltivata anche in Belgio, pur non venduta come Dop. Sempre sul fronte del pomodoro, produttori italiani e spagnoli hanno recentemente lanciato un allarme di 'invasione' da parte di quello marocchino, ma secondo la Commissione europea i pomodori marocchini entrati nell'Ue negli ultimi mesi sono al di sotto della quota a tariffa agevolata consentita.

OLIO TUNISINO: suscita forti proteste fra i produttori italiani di olio la proposta del capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini, di mostrare solidarietà ai vicini tunisini in grave crisi dopo gli attacchi terroristici, aumentandone l'export di 35mila tonnellate l'anno d'olio a dazio zero, per il 2016 e il 2017. La decisione è al vaglio della plenaria dell'Europarlamento il prossimo 25 febbraio.

VINI CHE PRENDONO NOME DA VITIGNO: il rischio, sollevato dall'ex ministro dell'agricoltura, Paolo De Castro (Pd), è che le denominazioni di questi vini, come Lambrusco o Vermentino, vengano 'liberalizzate' e non più protette, in assenza di un riferimento geografico preciso.

POMODORI MAROCCHINI: produttori italiani e spagnoli hanno recentemente lanciato un allarme di 'invasione', ma la Commissione europea rassicura: i pomodori marocchini entrati nell'Ue negli ultimi mesi sono al di sotto della quota a tariffa agevolata consentita.

LATTE IN POLVERE NEI FORMAGGI: l'Italia, su segnalazione dell'industria casearia nazionale, è sotto procedura d'infrazione per la legge del 1974 che vieta alle aziende lattiero casearie con sede nella penisola di produrre latte e latticini a partire dal latte in polvere. L'esecutivo Ue spiega che le denominazione d'origine e le indicazioni geografiche protette (Dop, Igp) non sono interessate da un adeguamento della normativa alle regole Ue. Chi vuole produrre formaggi senza latte in polvere potrebbe continuare a farlo, le regole Ue non imporrebbero obblighi.

SISTEMA A 'SEMAFORO': l'Italia ha denunciato il tentativo della Gran Bretagna di adottare un'etichetta a 'semaforo' sui prodotti alimentari, con un bollino verde, giallo o rosso per un alimento piu' o meno 'cattivo' per la salute, solo sulla base della percentuale di sale, zuccheri e grassi presenti. Eccellenze italiane, come oli extravergini, il prosciutto o il parmigiano, risultano penalizzate perché ricche di sale o grassi.

La Federazione dei vini d'origine spiega che la Commissione Ue ha messo sul tavolo diversi progetti di atti delegati e di esecuzione con cui si propone di smantellare il testo di base del settore (il regolamento 607 del 2009) sulle denominazioni di origine protette, le indicazioni geografiche protette, le menzioni tradizionali e l'etichettatura, distribuendone una parte in testi diversi, a volte di natura orizzontale (quindi non più specifica al settore ndr)e dimenticando molte regole che si applicano soprattutto ai vini di origine. E altri progetti dovrebbero seguire.

Per il neopresidente Bernard Farges, «questo approccio complica la normativa agli operatori invece di semplificarla. Come é possibile, si domanda, che la sostituzione di un testo unico con molti testi, con discussioni separate, può semplificare le cose. Al momento c'è una reale mancanza di chiarezza».

Insomma, prosegue, «la Commissione, sotto la copertura della semplificazione compie un ulteriore passo verso la liberalizzazione del settore che permetterebbe, tra l'altro a vini senza indicazione geografica (IG) di ottenere vantaggi riservati ai vini di origine. Constatiamo anche modifiche di elementi essenziali: dalle menzioni tradizioni al nome dei vitigni alla forma delle bottiglie e su altri temi».