LA VALANGA

Ryanair, le tasse italiane sono così alte che chiudono basi anche... in Norvegia

Verità o forzatura?

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Ryanair, le tasse italiane sono così alte che chiudono basi anche... in Norvegia

ABRUZZO. Un vero putiferio mediatico si è scatenato da quando Ryanair ha ufficializzato la sua frettolosa dipartita dalle base di Pescara, Alghero, Crotone tagliando molte rotte e voli in altri aeroporti regionali.

 Ryanair sembra aver messo in campo una delle ritorsioni più invasive che si ricordino attuate da una azienda privata nei confronti di un’intera nazione.

Ufficialmente la motivazione del ridimensionamento della presenza della compagnia irlandese in Italia è dovuta all’aumento di 2,5 euro dell’addizionale comunale che si paga su ogni passeggero.

Una tassa giudicata eccessiva e soprattutto che non rende più conveniente la presenza negli scali regionali della low cost più famosa.

Ma da giorni PrimaDaNoi.it –che ha dato la notizia con anticipo di due giorni- ha anche svelato che la motivazione ufficiale della compagnia potrebbe essere soltanto una scusa che cela ragioni più profonde non dette.

Intanto da una semplice simulazione sul sito di Ryanair si scopre che solo verso la fine della procedura, e poco prima di pagare, arriva la “quota di gestione” di importo sovrapponibile proprio alla addizionale comunale contestata.

Nella selezione del volo il prezzo iniziale appare come “tasse aeroportuali comprese” per poi subire l’aggiunta della “quota di gestione” che ricorda molto la addizionale. Ma se così fosse si confermerebbe quanto detto ieri da PrimaDaNoi.it: la tassa non la paga la compagnia aerea ma il passeggero caricandola sul prezzo del biglietto.

Ryanair di fatto sarebbe sostituto d’imposta e semplicemente raccoglierebbe le tasse dei cittadini al posto dello stato per poi versarle all’Inps. In teoria, perché almeno per quanto riguarda l’Abruzzo la Saga ha permesso di compensare anche quelle cifre, cosa che sarebbe vietata dalla legge.   

Inoltre l'Inps ha dotato le società aeroportuali di una applicazione denominata "Addizionale Passeggeri" che consente ai gestori aeroportuali, preventivamente abilitati, di inviare all'Inps le comunicazioni previste dal DL n.7 del 2005 art 6 quater, comma 3, inerenti l'incremento dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco. La Saga ha mai attivato questa procedura?

Nel caso questa procedura non fosse stata attivata chi comunica all’Inps il numero esatto di passeggeri e dunque l’importo esatto di tasse da riscuotere?

L’ennesima prova della motivazione poco plausibile dell’addio irlandese la troviamo oggi leggendo la notizia che Ryanair sta attuando una ristrutturazione e ridimensionamento anche in altri stati europei. Per esempio chiuderà la base di Oslo in Norvegia.

Che c’entra Oslo con l’addizionale comunale italiana?

Nulla.

Per questo quella degli irlandesi ha tutte le sembianze di una scusa bella e buona che ha il vantaggio di attaccare lo Stato italiano, il governo e l’Alitalia in un solo colpo.

E c’è da dire che una riorganizzazione simile sta avvenendo anche in Gran Bretagna dove è lo Stato che sta decidendo cosa fare e quali aeroporti chiudere e Ryanair si sta regolando di conseguenza, non come in Italia dove avviene il contrario.

Ma la vera partita è europea e sul filo delle leggi per cui da diverse fonti sembra che la compagnia irlandese stia mollando progressivamente il continente per guardare ad est e in Africa, magari agli States, dove poter mettere in atto il modello di business low cost non più applicabile da noi.

Peraltro l’incredibile convincente comunicazione di Ryanair ha fatto subito scatenare associazioni, partiti, categorie commerciali, cittadini comuni nel richiedere che la low cost rimanga in Italia creando di fatto il più grande gruppo di pressione mai visto a sostegno di un privato.

Una mossa comunicativa geniale in un momento che avrebbe dovuto segnare il minimo storico in quanto a immagine e reputazione per Ryanair che ha vissuto per 30 anni grazie a fondi pubblici creando un modello di business di finta politica low cost e senza mai fare una sola gara di appalto.

L’Europa, però, ha acceso un faro su tutta l’Italia e sta cercando di capire che cosa sia successo e se si possa parlare chiaramente di aiuti di Stato e di inquinamento del mercato e della concorrenza.

Nel frattempo molte procure sono state allertate per cercare di capire se quanto fatto dalle società di gestione degli aeroporti possa essere ritenuto regolare o una forzatura.

 TUTTI VOGLIONO RYANAIR

In Abruzzo si è scatenata la saga della dichiarazione alla stampa e così tutti i politici e gli amministratori hanno iniziato a gridare alla tragedia che subiranno il turismo ed il commercio locali senza l’apporto di Ryanair. Il traffico di passeggeri in Abruzzo che nel 2015 ha superato di poco 600mila unità, viene effettuato per il 90% da Ryanair per cui l’aeroporto -se non interverrà un miracolo- sarà destinato a chiudere i battenti.

Un cataclisma si sta per abbattere su molte regioni italiane e la politica è pronta a mobilitarsi in favore di Ryanair: sono stati chiesti consigli regionali straordinari, anche comunali (a Pescara), audizioni in Parlamento, interrogazioni varie al governo mentre Daniela Aiuto (M5s) ha interrogato la Commissione Europea sull’operato della Saga.

La posizione quasi omogenea della politica abruzzese (con distinguo di M5s) si può riassumere con le parole del vice presidente del sconsiglio regionale d’Abruzzo, Lucrezio Paolini (Idv), che ieri ha detto: «non ci interessa di chi sono le responsabilità, ora abbiamo l’urgenza di fare in modo che Ryanair ritorni sui suoi passi per cui chiediamo l’intervento di tutti per restituire le condizioni per non perdere questa fetta di economia».

Ed è proprio questa linea che può essere la causa del dramma economico di oggi: il non curarsi mai dei responsabili.

Così come fece il centrodestra nel 2009 quando arrivò al governo e non si pose il problema circa le responsabilità della gestione precedente, nello stesso modo ha fatto l’attuale cda a guida centrosinistra che non si è curata di chi fossero le responsabilità, senza peraltro farle rilevare in nessun modo (salvo oggi addossarsi responsabilità reciprocamente a scandalo scoppiato).

Proprio questa scarsa propensione della politica a sanzionare chi sbaglia o chi produce continuamente danni o perdite di bilancio ha favorito il crescere a dismisura di questa valanga che sta piombando in Abruzzo e non solo.

E visto che alla politica non interessa di chi sono le responsabilità è facile ricadere nel solito errore di provare a rimettere a posto le cose con le stesse persone che quei danni li hanno prodotti.

E c’è il rischio che la politica italiana riesca persino a peggiorare le cose.