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Oms decide sull’emergenza Zika

Capo task force ricerca San Paolo, «ha inciso cambiamento clima»

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Oms decide sull’emergenza Zika

ROMA. Domani potrebbe essere il ''giorno zero'' per la lotta al virus Zika a livello globale: con la dichiarazione, attesa da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' (ma potrebbe volerci anche qualche giorno ancora) dello stato di emergenza, potra' scattera' ufficialmente un meccanismo di risposta mondiale.

 Emergenze simili erano state dichiarate prima, ad esempio, per la pandemia dell'influenza suina del 2009 e nell'agosto del 2014 nei confronti di Ebola. In questi casi si ritiene che ci si trovi di fronte ad ''rischio per la salute pubblica" e con implicazioni che vanno al di là delle frontiere nazionali dello Stato interessato. L'emergenza internazionale e' dichiarata da un comitato che offre le indicazioni sulle misure da raccomandare agli stati per prevenire o ridurre la diffusione internazionale della malattia. Fra gli esperti del comitato di emergenza, ne viene nominato almeno uno per ogni paese nel cui territorio si è sviluppata l'epidemia.

Ma in vista di questa riunione si alternano dichiarazioni preoccupate e rassicuranti sull'epidemia. Il virus Zika in America Latina ''potrebbe essere una minaccia più grande per la salute globale che l'epidemia di Ebola che ha ucciso più di 11.000 persone in Africa'', ha affermato Jeremy Farrar, capo del Wellcome Trust, una Fondazione britannica di ricerca biomedica, che dalle pagine della stampa GB spiega che si tratta di un'infezione silenziosa ''in un gruppo di persone altamente vulnerabili - donne incinte - che è associato con un risultato orribile per loro bambini".

"Il vero problema è che il tentativo di sviluppare un vaccino che dovrebbe essere testato su donne in gravidanza è un incubo pratico ed etico", ha rincarato Mike Turner, responsabile di infettivologia e immuno-biologia presso il Wellcome Trust, la stesso organismo.

Consigliando addirittura l'uso di misure estreme come quella del vecchio DDT, efficace ma anche rischioso per la salute umana e dell'ambiente. L'allarme non convince completamente gli epidemiologi e gli infettivologi italiani, cosi' come gli esperti di ambiente del Ispra e del Cnr che pero' ammettono la possibilita' teorica che il virus possa essere trasmesso anche nel nostro paese con le zanzare tigre. E i fari dell'attenzione internazione sono ora puntati su queste popolazioni di zanzare capaci di veicolare Zika ma anche altre malattie, come la piu' pericolosa Dengue.

In un decennio l'area di trasmissione della Dengue in Brasile e' piu' che quadruplicata, passando da 1,5 milioni di chilometri quadrati a 6,9 milioni di chilometri quadrati, e la trasmissione avviene con la stessa zanzara vettore del virus Zika. La ricerca e' stata pubblicata una settimana fa sulla rivista The Lancet. Solo negli Stati Uniti 22,7 milioni di persone risiedono nelle zone dove potenzialmente la trasmissione di Zika puo' avvenire tutto l'anno. "Il ministro (della Salute, Marcelo Castro) non ha commesso alcun errore nel dichiarare che il paese sta perdendo la lotta contro la Aedes.

Ma sarebbe piu' corretto dire che il mondo sta perdendo la battaglia. Perché il problema non è solo in Brasile'', spiega il virologo Paolo Zanotto dell'Istituto di Scienze Biomediche dell'Universita' di San Paolo. Per Zanotto che coordina una task force di vari laboratori impegnati a studiare il virus Zika, potrebbe esserci una correlazione con il cambiamento climatico. "Quando la temperatura esterna aumenta, il periodo di incubazione del virus nella zanzara è molto più veloce", dice. Senza contare che con il calore la zanzara è più attiva.