LA CLASSIFICA

Rapporto Transparency: Italia, Paese di corrotti come Senegal e Montenegro

Tra gli ultimi in Europa

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Rapporto Transparency: Italia, Paese di corrotti come Senegal e Montenegro

 ROMA. L'Italia è al 61/o posto al mondo nella classifica del Rapporto sulla corruzione pubblicato da Transparency International.

Una posizione che la mette alla pari con Lesotho, Senegal, Sudafrica e Montenegro. Tra i 28 paesi Ue, solo la Bulgaria, 69ma, sta peggio, mentre i paesi meno corrotti sono Danimarca, Finlandia e Svezia e quelli più corrotti in assoluto sono Somalia e Corea del Nord.

La Germania è decima alla pari con Lussemburgo e Regno Unito.

Il Belgio è 15/o davanti a Austria e Stati Uniti.

La Francia è al 23/mo posto. La fotografia scatta da Transparency, che misura in particolare la corruzione percepita, restituisce un'Italia ancora in difficoltà, tanto che la Cgil parla di «dati sconcertanti».

 E la Uil afferma che sulla corruzione «siamo un paese da terzo mondo», invitando il governo a «raccogliere la sfida».

 Ma una rimonta, seppure leggera, c'è stata rispetto allo scorso anno, quando il nostro si era piazzato al 69/mo posto. E secondo Donatella Ferranti, del Pd, presidente della commissione Giustizia della Camera, «segnala in modo inequivocabile l'inversione di tendenza delle politiche anticorruzione messe in campo in questa legislatura».

«Otto posizioni in graduatoria - fa notare il numero uno dell'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone - non è un numero elevatissimo, ma non è neppure insignificante, soprattutto in un anno nel corso del quale ci sono comunque stati grossi scandali corruttivi, come Mafia Capitale: c'è un'inversione che si registra per la prima volta e va letta anche come un riconoscimento del lavoro fatto sul fronte del contrasto».

 Oggi, insieme al presidente di Transparency International Italia, Virginio Carnevali, e a Ivan Lo Bello, presidente di Unioncamere, Cantone ha partecipato a un incontro organizzato per presentare il rapporto e per firmare un protocollo d'intesa Anac-Transparency Italia per promuovere iniziative comuni.

«Nel nostro Paese - ha sottolineato Lo Bello - c'è ancora un problema rilevante di corruzione che rappresenta anche un freno per gli investitori esteri. Un aiuto importante arriverà dall'agenda digitale, una piattaforma che renderà tracciabili tutti i rapporti tra privato e pubblica amministrazione: non ci sarà più rapporto 'fisico' tra imprese e pubblica amministrazione, tutto passerà attraverso una piattaforma digitale».

 Uno snodo atteso per quest'anno, è l'approvazione del nuovo codice degli appalti, da Cantone più volte definito la vera e più importante norma anticorruzione. E un dato positivo, segnala il presidente dell'Anac, è che «nelle audizioni alla Camera sul nuovo codice degli appalti, la voce più forte è arrivata dall'Ance, cioè dall'associazione che rappresenta i costruttori, che oggi dicono: 'ben vengano le regole'».

 Ma il risultato messo in luce dal report è anche il segno che «c'è ancora molto da fare», sintetizza Libera, perché «la corruzione è l'altra faccia della mafia» e serve «più nettezza per rescindere i legami tra mafia, corruzione e politica», mentre «c'è una politica che mostra eccessi di prudenza, troppi che nicchiano».