PINGUINO SPERANZOSO

Ombrina, Rockhopper ci spera ancora e presenta ricorso al Tar

La società avverte gli investitori ma per loro la questione non è chiusa

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

156

Ombrina, Rockhopper ci spera ancora: «sospensione per un anno»

ABRUZZO. Il progetto petrolifero Ombrina a largo delle coste abruzzesi è definitivamente morto o ci sono speranze che improvvisamente resusciti?

Nei giorni scorsi un primo allarme è arrivato dal costituzionalista abruzzese Enzo Di Salvatore che ha fatto notare come sul bollettino ufficiale degli idrocarburi del 31 dicembre 2015 comparso sul sito del Ministero dello sviluppo economico, si legge chiaramente che il permesso di ricerca su "Ombrina mare" (che costituisce l'atto "presupposto" per il rilascio della successiva concessione) è sospeso nella sua vigenza.

«Questo vuol dire», aveva spiegato Di Salvatore, «che anche il procedimento per il rilascio della concessione non è definitivamente chiuso».

Sul Bollettino ufficiale la dicitura è chiara: «la sospensione del decorso temporale del permesso di ricerca “B.R269.GC”, di cui è titolare la società Rockhopper Italia S.p.A è prorogata a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino alla data dell’eventuale conferimento della concessione di coltivazione di idrocarburi a mare di cui all’istanza “d 30 B.C-.MD” e in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2016».

Adesso un nuovo tassello lo mette Maria Rita D’Orsogna, da anni in prima linea contro la deriva petrolifera.

La professoressa abruzzese che vive e lavora a Los Angeles ha infatti scoperto che ieri la Rockhopper Exploration ha  confermato ai propri investitori che con la legge di stabilità del 2016 è tornata in vigore la fascia di protezione delle dodici miglia e  che il futuro di Ombrina è ora incerto.

Si lascia la porta  aperta e la multinazionale aggiunge che ci sono delle possibili "exceptions" e che quindi  stanno conducendo una "indagine approfondita" delle ramificazioni di questa decisione.

  Confermano che il titolo minerario è stato sospeso per un intero anno.

«Dunque, il risultato è che siamo ancora in limbo», commenta D’Orsogna.  «Fra gli investitori c'e' anche chi auspica lo sfruttamento del giacimento da terraferma con trivellazione in orizzontale lungo i sei chilometri che separano Ombrina dalla riva, anche se pare questa una   ipotesi molto remota.  Sorge allora la domanda: perchè questa conclusione che non è una vera   conclusione? La proroga alla concessione e il ripristino delle dodici   miglia sono per evitare il referendum antitrivelle?  Per evitare lo scontro cannibale fra governatori PD che hanno firmato per il referendum e il governo centrale PD che invece è favorevole alle trivelle? O perchè i prezzi del petrolio sono ormai ai  minimi e quindi uno standby ai petrolieri e' utile? O ci sono altri sconosciuti motivi politici? Non lo sappiamo, nè sappiamo cosa succederà il 31 dicembre 2016.

Secondo D’Orsogna la cosa più incredibile resta quella che le decisioni su temi di interesse collettivo vengano cambiate ogni due-tre anni.  Prima del 2010 si poteva trivellare dove si voleva, nel 2010 arriva  una fascia di rispetto di 5 miglia o di 12 nel caso di aree protette, nel  2012 si decide che la fascia di rispetto debba riguardare solo concessioni future, nel 2015 torna la fascia di rispetto. Ombrina arriva,  muore, resuscita, rimuore e adesso e' in coma.

«Non e' normale questo», insiste D’Orsogna. «E poi, perche' mai dobbiamo aspettare un anno intero per conoscere il fato di Ombrina? Che un sì sia sì, che un no sia no, con coraggio   e chiarezza».

 Poco prima di Natale il presidente della Regione Abruzzo aveva definitivamente chiuso la questione rassicurando tutti che Ombrina non avrebbe mai visto la luce con parole più che nette: «la partita è definitivamente chiusa in favore delle legittime rivendicazioni della Comunità Abruzzese».

Ma le due ultime novità agitano non poco il popolo anti petrolio. 

IL RICORSO AL TAR

E sempre la Rockhopper  ha presentato il 30 dicembre scorso un ricorso al Tar del Lazio contro il ministero (e nei confronti della Regione Abruzzo e delle Province e dei Comuni interessati dal progetto), per non aver ancora rilasciato la concessione di coltivazione del giacimento Ombrina mare, «in violazione», riporta Il Centro, di «tutti i termini di legge per il procedimento di conferimento della concessione di coltivazione di idrocarburi» e per essere «in contrasto con il fondamentale principio del buon andamento della l’azione amministrativa». 

«Il ricorso al TAR da parte di Rockhopper è una mossa ampiamente prevista e conferma come la nuova norma entrata in vigore il primo gennaio 2016 sia un ostacolo insormontabile al progetto», commenta il Coordinamento anti Ombrina.

Secondo il Comitato  Rockhopper cercherà anche di vedersi riconosciuti almeno i danni al Ministero per non aver rispettato i termini istruttori dell'istanza, non aver dato, cioè, parere positivo prima dell'entrata in vigore della nuova legge.

Rockhopper potrebbe anche cercare anche di evidenziare davanti al TAR un ipotetico contrasto tra norme italiane e quelle comunitarie chiedendo di disapplicare direttamente la norma. Il TAR potrebbe rigettare la richiesta oppure mandare tutto alla Corte Costituzionale oppure chiedere un parere direttamente alla Corte di Giustizia sulla congruenza della legge italiana rispetto al Diritto comunitario.

«Ovviamente interverremo "ad opponendum"», assicura il Coordinamento, «per contrastare tutte le istanze dell'azienda ed è fondamentale che anche tutti gli enti si presentino davanti al TAR, anche per evitare qualche "scherzo" da parte del Ministero.