L'EMERGENZA

Cardinale Bagnasco sui migranti: «l’Europa non può stare a guardare»

«Italiani popolo di onesti, senza di loro nessuna legge serve»

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Cardinale Bagnasco sui migranti: «l’Europa non può stare a guardare»

Bagnasco

ROMA.  Di fronte ai migranti "non si può né stare a guardare con fastidio, come l'Europa ha fatto per anni, né fare i sofisti". "La coscienza esige di intervenire" "è quanto ha fatto l'Italia fin dalla prima ora", Italia a cui "nessuno può dar lezione o muovere rimproveri".

 Il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo a Firenze i lavori del Consiglio permanente della Cei, ha dedicato molta attenzione al fenomeno epocale dei rifugiati, che in queste settimane impatta l'Europa, la coerenza e la capacità di collaborazione e accoglienza del Continente. Tema in piena sintonia con il Papa e i più recenti interventi di questi, anche all'Onu e al Congresso degli Stati Uniti, come in sintonia con Bergoglio è la rivendicazione del peso della realtà sociale sulle sue rappresentazioni dominanti: in Italia, ricorda il porporato, "tristi fatti di cronaca invadono le nostre case", e elenca tra gli altri "soppressione di vite umane, corruzione, potere mafioso sempre più arrogante e sfidante, la speculazione sui poveri, il bullismo, il traffico di droghe, il rifiuto del 'diverso', il gioco d'azzardo".

Ma, esorta, "tale spettacolo non deve farci dimenticare il popolo degli onesti, popolo grande, maggioritario, che porta avanti non solo la propria esistenza con dignità, ma anche le proprie famiglie e la vita della Nazione". Il "parlamentino dei vescovi" si riunisce a Firenze in vista del Convegno ecclesiale nazionale, che vi si terrà dal 9 al 13 novembre; e il presidente dei vescovi si schiera con forza dalla parte del suo popolo e, sembra a tratti, di alcune scelte dei suoi governanti. "A questa moltitudine - dice a proposito del 'popolo degli onesti' - rendiamo onore e vorremmo che sentisse la nostra vicinanza di Pastori e di cittadini, unita alla gratitudine e all'incoraggiamento a non cedere mai alla sfiducia e ai cattivi esempi". "Molti - rimarca in un passaggio successivo - guardano al nostro Paese con interesse sia politico che economico: ma l'Italia non è né una 'provincia' di qualche impero, né un 'protettorato', né un 'laboratorio'. La globalizzazione dunque non sia l'occasione per allargare gli orizzonti industriali a scapito della proprietà e del patrimonio professionale dei lavoratori, patrimonio che è frutto di studio serio e di apprendimento sul campo, in un passaggio di esperienza, valori, partecipazione, che non ha né confronti né prezzo".

Meno positivo il presidente della Cei si mostra, forse, nei confronti dell'Europa, sia nel passaggio sui migranti sia quando, a proposito della questione educativa, ricorda le "pressioni europee sempre più pesanti e insistenti anche in materie che non competono all'Unione, come il diritto di famiglia, e, più ampiamente i valori morali e spirituali che hanno formato la coscienza e la storia delle singole Nazioni". Riflettendo sulla "ecologia umana", - a proposito della quale Benedetto XVI aveva rilevato che "anche l'uomo possiede una natura che deve rispettare e non può manipolare a piacere", - Bagnasco ha infatti preso posizione contro "alcune tecniche di persuasione delle masse" (citando in particolare la "finestra di Overton") che finiscono per "far accettare la introduzione e la legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che al momento l'opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile". "Uno di questi passaggi - ha commentato - è quello che potremmo chiamare la 'cultura degli eufemismi': consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale".