SPIE E PIRATI

Gli hacker attaccano la società che fornisce il software spia alle forze dell’ordine

«Gravi danni ad inchieste». «Colpite soprattutto quelle sul terrorismo»

Redazione Pdn

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Gli hacker attaccano la società che fornisce il software spia alle forze dell’ordine

 

ROMA. Erano le intercettazioni 2.0. Il sistema più efficace per seguire le mosse di possibili terroristi: inviare un 'trojan' sul telefonino o sul computer per controllarne le comunicazioni. Dopo l'attacco subito da Hacking Team - la società che vendeva il suo 'Remote control system' anche alle forze dell'ordine italiane - i 'segugi' della polizia postale hanno però dovuto spegnere i software-spia. Con gravi danni a molte indagini in corso (alcune decine su tutto il territorio nazionale), specie quelle contro il terrorismo. L'allarme è stato lanciato dal capo della polizia, Alessandro Pansa, nel corso di un'audizione al Copasir.

La polizia, ha spiegato Pansa - a quanto appreso - era cliente della HT fin dal 2004. Con l'ausilio del direttore della polizia postale, Roberto Di Legami, il prefetto ha riferito sull'impatto che la diffusione di 400 gigabyte di dati della Hacking Team ai primi di luglio ha avuto sulle investigazioni. Tutte le attività di indagine che erano in corso con il software chiamato Galileo sono state subito sospese dopo che il codice sorgente del programma spia è diventato pubblico.

Non significa interrompere completamente il monitoraggio dei soggetti sospetti, ma non usare il mezzo più efficace per farlo dei quattro a disposizione: gli altri tre sono i pedinamenti, le intercettazioni ambientali e quelle telefoniche. E sono diverse inchieste sul terrorismo, alcune definite importanti, ad aver subito i danni maggiori. Il web è infatti frequentato massicciamente da elementi jihadisti per propaganda e comunicazioni sui social network e non solo.

Pansa e Di Legami hanno comunque rassicurato sul rischio che lo spionaggio elettronico della polizia possa essere stato a sua volta 'bucato'. E' stato infatti spiegato che il software acquistato dalla Ht veniva poi montato su hardware cui l'azienda non aveva accessi diretti. E dunque gli obiettivi delle indagini non potevano essere noti alla Hacking Team e non sono stati 'bruciati' dopo l'hackeraggio subito. Tra i problemi sollevati nel corso dell'audizione c'è anche il fatto che al momento nessuna azienda italiana è in grado di fornire un servizio simile a quello che la HT metteva a disposizione della polizia e delle altre forze dell'ordine.

E dunque, per ora, gli investigatori si trovano sprovvisti di un’arma molto redditizia. Sulle conseguenze del caso Hacking Team sono chiamati a riferire la settimana prossima al Copasir anche i responsabili delle altre amministrazioni che utilizzavano Galileo: il generale Alberto Manenti (Aise), i generali Tullio Del Sette (Carabinieri) e Saverio Capolupo (Guardia di Finanza). Ed anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Da lui i membri del Comitato vorranno conoscere il numero delle procure che hanno autorizzato l'uso del software-spia per le inchieste ed i risultati così ottenuti. Continua dunque a suscitare interrogativi il dispositivo spyware che un'azienda privata ha messo a disposizione di tanti Governi.

 Anche il Garante della Privacy, Antonello Soro, qualche giorno fa ha espresso "grande preoccupazione" per il sistema che potrebbe porsi "al di fuori del perimetro costituzionale" "Noi di Hacking Team - ha sottolineato da parte sua l'amministratore delegato David Vincenzetti - ci stiamo adoperando per restituire alle forze dell'ordine la capacità di combattere i crimini che si celano nel mondo digitale. Abbiamo già isolato i nostri sistemi interni per fare sì che ulteriori dati non vengano trafugati. Stiamo inoltre sviluppando una nuova infrastruttura interna e nuove procedure per tenere al sicuro i nostri dati".