L'ULTIMO AFFRONTO

L’Europa impone all’Italia il formaggio senza latte: è rivolta

La legge italiana restringe la concorrenza: aperta procedura di infrazione

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

1071

L’Europa impone all’Italia il formaggio senza latte: è rivolta

ITALIA. Siccome succede già nel resto d’Europa è opportuno che anche l’Italia si adegui. Il formaggio senza latte ma con succedanei industriali è già realtà nel mondo globalizzato e dunque è opportuno che anche il Bel Paese si adegui. Così la Commissione europea ha infatti inviato a Roma una diffida in cui definisce troppo stringenti le leggi italiane in materia e auspica che la Penisola metta fine al divieto di utilizzo di latte in polvere concentrato e ricostituito per la fabbricazione del formaggio. La normativa italiana, che proibisce l’uso di surrogati, è considerata un ostacolo alla “libera circolazione delle merci”, dato che nel resto dell’Unione europea i “latticini senza latte” (formaggio ma anche yogurt) sono di uso comune.

E’ chiara la visione “industriale” e per certi versi “innaturale” della Unione Europea che invece di preservare qualità, tradizione e natura preferisce la “libera concorrenza” basata su presupposti distorti e industriali visto che il formaggio da che mondo è mondo si fa con il latte.

Chiari anche i risvolti economici per il nostro Paese votato alla qualità dei prodotti e alla tipicità da opporre ad una industria casearia globale su vasta scala che di fatto ha snaturato il settore.

«Siamo di fronte all’ultimo diktat di un’Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari difesi da generazioni di produttori», ha commentato Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti. 

«Difenderemo fino in fondo la qualità del sistema lattiero caseario italiano e la trasparenza delle informazioni da dare ai consumatori», ha subito tranquillizzato il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, «ribadiremo alla Commissione la necessità di un intervento più approfondito sull'etichettatura del latte, che sappia rispondere meglio alle esigenze dei nostri produttori soprattutto dopo la fine del regime delle quote - ha dichiarato in serata -. Non siamo disposti a fare passi indietro su questi principi. È importante comunque ribadire che non sono interessati da questa vicenda i nostri grandi formaggi Dop, per i quali non sarà mai possibile l'utilizzo di materie prime diverse da quelle previste dai disciplinari. Nel frattempo continueremo a portare avanti un lavoro di confronto con le organizzazioni agricole e con la filiera e gli altri Ministeri interessati per evitare penalizzazioni da parte dell'Unione europea».

Il parlamentare del Ncd-Area Popolare, Filippo Piccone, difende il settore  e attacca l’Europa che «sembra più concentrata a ‘demolire’ i nostri prodotti più che a salvaguardarli. Serve una presa di posizione netta e forte. Dopo che Bruxelles – continua il parlamentare di Ncd-Ap - ha già dato via libera al cioccolato senza cacao (con l’aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao), al vino senza uva e alla carne annacquata fino al 5% e permesso anche ai Paesi del Nord di aumentare la gradazione del vino attraverso l’aggiunta di zucchero, è ora di porre un freno alla scellerata politica alimentare europea. La qualità tipica del nostro formaggio – ricorda Piccone -  è tutelata dalla legge 138 dell’11 aprile 1974 che espressamente vieta ai nostri caseifici l’utilizzo di polvere di latte per produrre formaggi e  yogurt proprio per difendere una delle nostre eccellenze che potrebbe essere compromessa da questa decisione europea. Prima che c’impongano anche la pizza e la pasta senza farina – conclude con una punta di sarcasmo l’on. Piccone - è bene assumere una posizione decisa da parte del nostro governo al fine di tutelare il Made in Italy, considerato anche che, nonostante la crisi economica, l’esportazione dei prodotti lattiero-caseari nel primo trimestre di quest’anno ha hanno fatto registrare un aumento di oltre il 9%».

Il problema è grave e potrebbe aprire le porte a scenari devastanti per il settore caseario e dell’allevamento già minato fortemente da altri problemi di sopravvivenza.