LA STORIA

Pescarese ricercato dall’Interpol: «Arrestatemi, vivo in un incubo»

Ma il Viminale e Farnesina lo ignorano

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2288

Pescarese ricercato dall’Interpol: «Arrestatemi, vivo in un incubo»

Il sito dell'Interpol

PESCARA. Un mandato di cattura internazionale pende da due anni sulla testa dell’ingegnere pescarese Marco Di Giacomo, 40 anni. Lui non è in fuga ma si sente in trappola («sono stato preso in giro dalle istituzioni che dovevano tutelarmi vivendo una situazione a dir poco drammatica, che mi ha logorato a livello psicologico») e da mesi lancia l’appello affinchè lo arrestino e questa incredibile storia abbia fine. Lui, accusato di evasione fiscale aggravata, si dichiara innocente e estraneo ai fatti contestati.

La vicenda la racconta l’agenzia di stampa Adnkronos che spiega che il mandato di cattura internazionale lo ha emesso 24 mesi fa l'Azerbaijan paese dove l’uomo lavorava.

Sul sito dell’Interpol c’è anche la scheda dell’ingegnere (manca la foto) con un errore di battitura -Di Giocomo al posto di Di Giacomo- che finora probabilmente ha fatto sì che non scattassero le manette ai suoi polsi. L’agenzia di stampa racconta  che il pescarese scrive regolarmente ai ministeri degli Interni e degli Esteri affinché si occupino della sua vicenda. Decine e decine di mail visionate dall'Adnkronos, in cui Di Giacomo chiede incontri e soluzioni. Ma il caso non è ancora risolto. In Azerbaijan l'ingegnere pescarese lavorava come project manager. «Un semplice dipendente - spiega - per questo con la vicenda dell'evasione fiscale io non c'entro nulla, anche se son finito sul patibolo».

A causa del mandato che pende sulla sua testa, Di Giacomo non lavora più «e a questa situazione, al terrore di essere catturato mentre passeggio in strada - dice - preferisco essere arrestato subito. La mia immagine è ormai totalmente distrutta dal mandato di cattura internazionale, senza contare i danni che mi hanno procurato il lassismo del ministero degli Interni e degli Esteri», accusa.

Secondo l’Adnkronos la Farnesina starebbe lavorando per raggiungere una transazione per risolvere la vicenda che vede l'azienda per la quale Di Giacomo lavorava morosa per un milione e 700mila euro. «Ma sono anni che io vivo questo inferno - denuncia l'ingegnere abruzzese - e non voglio passare per delinquente, bruciarmi la carriera per un reato che non ho commesso. Per questo voglio che la mia vicenda venga alla luce, anche se rischio l'arresto».

Del caso si sono occupati anche i parlamentari 5 Stelle abruzzesi, Daniele Del Grosso e Gianluca Vacca, che presenteranno un'interrogazione parlamentare sulla vicenda. I grillini, spiega Del Grosso, tra le altre cose intendono chiedere in Aula perché i due ministeri «hanno tenuto nascosto l'ingegner Di Giacomo all'Interpol ostacolando la ricerca».