ECONOMIA

L’Europa vira timidamente verso “l’economia circolare”

Economia consumistica in crisi: meglio il riuso, il riciclo, il contenimento dei rifiuti

Redazione Pdn

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L’Europa vira timidamente verso “l’economia circolare”

Economia Circolare

EUROPA. Cambiare radicalmente impostazione. Chi l’ha detto che l’economia può essere solo così come la conosciamo oggi? Il consumismo è arrivato al capolinea? La sostenibilità deve essere un principio inderogabile? La soluzione è quella che viene denominata “economia circolare”?

Dopo anni di teorie contestate e dibattiti serrati forse si è arrivati al punto di mettere in crisi l’attuale modello economico mondiale basato sulla globalizzazione, sulla produzione e sul libero mercato.

La Commissione europea ha avviato da alcune settimane una consultazione pubblica «per raccogliere pareri sulla strategia da adottare per impostare in modo nuovo e ambizioso la transizione verso l’economia circolare. I contributi dei portatori d’interesse serviranno per preparare il nuovo piano d’azione, che dovrà essere presentato entro la fine del 2015».  L’Ue aveva già pronto un pacchetto per l’economia circolare – in cui alcune buone idee erano già presenti – poi ritirato poco dopo l’insediamento della nuova commissione a guida Juncker: una scelta duramente criticata da molti ambientalisti (greenreport compreso), e anche dall’esecutivo italiano.

Ma la concorrenza per le risorse del pianeta è in aumento e ora la Commissione Ue spiega: « Poiché le risorse, in particolare le materie prime essenziali, sono concentrate al di fuori dell’Unione europea, l’industria e la società europee dipendono dalle importazioni e sono sempre più vulnerabili all’aumento dei prezzi, alla volatilità dei mercati e alla situazione politica dei paesi fornitori. Al tempo stesso in tutto il mondo le risorse naturali vengono spesso utilizzate in maniera non sostenibile, il che provoca ulteriori pressioni sulle materie prime, degrada l’ambiente e mette a repentaglio gli ecosistemi. Questa tendenza rischia di accentuarsi con l’evoluzione della popolazione mondiale e dei modelli di crescita economica».

Avviando la consultazione, il team del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker mostra dunque un’apertura dopo il ritiro del precedente pacchetto, da più parti visto come una volontà di rendere marginali le politiche per l’economia circolare.

«A differenza del modello economico improntato al “prendi, produci e getta” – argomenta la Commissione Ue in una nota ufficiale – nei sistemi a economia circolare i materiali e l’energia utilizzati per fabbricare i prodotti mantengono il loro valore il più a lungo possibile, i rifiuti sono ridotti al minimo e si utilizzano quante meno risorse possibili. La transizione verso un’economia più circolare in Europa oltre a promuovere la competitività, favorire la crescita e l’occupazione e proteggere l’ambiente, ci offrirà prodotti innovativi e più duraturi grazie ai quali risparmieremo soldi e miglioreremo la nostra qualità di vita. La dimensione economica è strettamente legata a quella ambientale e sociale. Un’economia circolare mira a mantenere per un tempo ottimale il valore dei materiali e dell’energia utilizzati nei prodotti nella catena del valore, riducendo così al minimo i rifiuti e l’uso delle risorse. Impedendo che si verifichino perdite di valore nei flussi delle materie, questo tipo di economia crea opportunità economiche e vantaggi competitivi su base sostenibile. Per poter realizzare il passaggio a un’economia circolare occorre intervenire in tutte le fasi della catena del valore: dall’estrazione delle materie prime alla progettazione dei materiali e dei prodotti, dalla produzione alla distribuzione e al consumo dei beni, dai regimi di riparazione, rifabbricazione e riutilizzo alla gestione e al riciclaggio dei rifiuti».

Le nuove proposte sono elaborate da un gruppo guidato dal primo vicepresidente Frans Timmermans, responsabile per la qualità della legislazione, le relazioni interistituzionali, lo Stato di diritto e la Carta dei diritti fondamentali, Jyrki Katainen, vicepresidente responsabile per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, Karmenu Vella, commissario per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca, e Elżbieta Bieńkowska, commissaria per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI.

La Commissione ‪Ambiente del ‪‎Parlamento Europeo mercoledì 17 giugno ha approvato un progetto di relazione sull'efficienza delle risorse che significa transizione verso un'‎economia circolare.

«In uno dei nostri emendamenti, che è stato approvato», spiega l’eurodeputato M5s, Piernicola Pedicini, «chiediamo alla Commissione europea di applicare entro il 2030 il principio della "responsabilità estesa" del consumo: obbligare le grandi imprese a farsi carico dello smaltimento degli oggetti che producono. Chi fabbrica dovrà sforzarsi di produrre nel modo meno inquinante possibile e soprattutto utilizzando i componenti riusati».

Questo è solo uno dei punti che sono stati inseriti in questo rapporto, gli altri sono l'aumento del riciclaggio ad almeno il 70% dei rifiuti solidi urbani, le nuove norme sugli appalti pubblici con procedure verdi obbligatorie, l'eliminazione degli incentivi al fossile che gli italiani pagano in bolletta dietro l'acronimo ‎Cip6.

Insomma una vera rivoluzione che va nella direzione dell’ambiente e della sostenibilità.

«Purtroppo in Commissione», ha aggiunto Pedicini, «hanno bocciato un nostro emendamento che prevedeva il divieto totale di bruciare i rifiuti. Sarebbe stata una rivoluzione! Lo avevamo presentato perché non vogliamo più ritrovarci lo spazzolino per i denti sulla tavola sotto forma di pesce che si è nutrito della diossina prodotta dai fumi degli inceneritori. Non hanno avuto coraggio. Il coraggio che troveremo noi quando saremo maggioranza».