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Smascherata la bufala del 1998: «nessun legame tra autismo e vaccino trivalente»

Lo conferma un recentissimo studio condotto su 95mila persone

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ROMA.  Con l'ultimo studio, uno dei più grandi mai fatti e uno dei pochi su soggetti con un fratello maggiore malato, anche gli ultimi dubbi sull'ipotesi di legame tra vaccino trivalente, quello contro morbillo, rosolia e parotite, e disordini dello spettro autistico dovrebbero essere eliminati.
L'associazione, spiega la ricerca pubblicata dalla rivista Jama, semplicemente non c'è, e i dati confutano anche le teorie secondo cui l'immunizzazione potrebbe essere la 'scintilla' che fa scattare la malattia. Lo studio ha coinvolto 95mila bambini studiati per almeno cinque anni tra il 2002 e il 2012, il 2% dei quali appunto con un fratello già colpito da sindrome dello spettro autistico, una condizione che aumenta il rischio fino a 8 volte. Se fosse vero che il vaccino 'scatena' l'autismo, ragionano gli autori, si dovrebbero trovare percentuali più alte della malattia in chi è già più predisposto.
«Non abbiamo trovato nessuna evidenza che aver ricevuto una o due dosi di vaccino trivalente sia associato con un aumento di rischio di autismo - sottolineano gli autori - neanche tra bambini che hanno un fratello maggiore con la malattia».
 Quello coordinato da Anjali Jain del Lewin group di Falls Church, in Virginia, è l'ultimo di una lunga serie di studi sul tema.
«Presi insieme - scrive Bryan King, esperto di autismo del Seattle Children's Hospital in un editoriale di accompagnamento - ormai dozzine di studi hanno dimostrato che l'età di inizio dei disordini non cambia tra bimbi vaccinati o non vaccinati, così come la loro severità, e ora anche che non varia il rischio neanche in famiglie che hanno già un caso».

L’INIZIO DELLA BUFALA
 La leggenda metropolitana della correlazione tra vaccino trivalente e autismo ha un inizio preciso, datato 1998. Fu in quell'anno che Andrew Wakefield, un medico inglese, pubblicò su Lancet uno studio su 12 bambini autistici in cui affermava che c'era un legame tra la malattia, alcuni problemi gastrointestinali e l'immunizzazione, poi ufficialmente ritirato dalla rivista nel 2010.
Nonostante sia stato poi provato che Wakefield, poi espulso dall'ordine dei medici inglese, aveva ricevuto 500mila sterline da un avvocato specializzato in cause contro le case farmaceutiche, l'articolo è ancora citato ampiamente da siti e organizzazioni contro i vaccini, oltre che da diverse sentenze di tribunali italiani a favore di genitori di bimbi malati. La ricerca, pubblicizzata con una conferenza stampa che ebbe una grandissima risonanza, fece abbassare subito drasticamente le percentuali di vaccinati in Gran Bretagna, in alcuni casi anche al di sotto del 50%.

Nel 2002 arrivò la prima 'bordata' nei confronti del medico da parte del Sunday Times. Brian Deer, un giornalista scientifico, scoprì il legame di Wakefield con l'avvocato, e lo stesso medico in un dibattito fu costretto ad ammettere di aver ricevuto 500mila sterline per produrre studi che legassero l'autismo ai vaccini. Lo stesso Deer in una serie di articoli sul British Medical Journal a seguito di una indagine molto approfondita, condotta anche con interviste ai genitori dei malati, scoprì una serie ulteriore di irregolarità nella ricerca. Solo uno dei bambini esaminati da Wakefield, scrive, ha effettivamente una forma di autismo, mentre in tre casi non c'era nessuna patologia.
«Contrariamente all'affermazione dell'articolo che tutti i bambini erano normali prima della vaccinazione - prosegue Deer - cinque avevano qualche tipo di problema preesistente. Inoltre i problemi comportamentali che secondo la ricerca erano emersi pochi giorni dopo il vaccino in realtà non era apparsi se non dopo mesi in diversi bambini, il che mette in dubbio il nesso di causalità».