IL FATTO

Ortonese rientrata da Tripoli dopo l’allarme della Farnesina

La donna è stata accolta in Comune dall’amministrazione D’Ottavio

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Ortonese rientrata da Tripoli dopo l’allarme della Farnesina





ORTONA. È rientrata questa mattina Alessia Paolucci, ortonese che viveva e lavorava da ormai due anni a Tripoli, dopo che la Farnesina ha chiesto a tutti gli italiani in Libia di lasciare il Paese.
Un viaggio difficile e avventuroso gestito interamente dall’unità di crisi della Farnesina con cui il vice sindaco, Nadia Di Sipio, era in contatto dalla scorsa settimana, appena saputo della presenza di una concittadina in Libia. I messaggi attraverso Facebook erano giornalieri tra la Di Sipio e Alessia Paolucci che lavora per la Med Cross Line, una compagnia di navigazione libica, per tenere costantemente monitorate le condizioni di sicurezza per la Paolucci e per il figlio quattordicenne.
Venerdì finalmente la notizia della partenza e oggi, seppur senza bagagli e con il cuore ancora a Tripoli, la Paolucci e suo figlio sono arrivati a Civitavecchia e la macchina del Comune li ha riportati a casa da nonna Mara. «Ho lasciato la mia vita a Tripoli- spiega Alessia- gli amici e una nuova famiglia, i libici sono delle persone straordinarie, affettuose e generose. Con loro ho trovato subito una grande affinità, la Libia può essere considerata l’Italia d’Africa, per il loro carattere e il modo che hanno di rapportarsi nelle relazioni umane. Mi sono trovata subito bene, forse perché conosco il sacrificio della convivenza e delle regole, per questo ho sempre avuto un grande rispetto per la loro cultura e per le loro tradizioni. Anche se ho avuto qualche difficoltà iniziale a fare amicizia con le altre donne, per una diffidenza naturale nei confronti di una straniera, una volta superata sono capaci di stringere relazioni umane molto forti e durature».
Sulla guerra e sui combattimenti la Paolucci ha sottolineato come «la vita quotidiana proseguiva tranquillamente, non si fermava per i combattimenti o per i bombardamenti. Anche all’interruzione di energia elettrica che durava per otto, dieci ore ci eravamo abituati e ci organizzavamo in tal senso. La guerra, quella tra le diverse fazioni libiche, era tutta interna al mondo libico, noi stranieri non venivamo assolutamente toccati. Oggi invece la paura era per la presenza di cellule jihadiste a Tripoli, ma noi non abbiamo visto sventolare bandiere nere».

«Vedere gli occhi commossi di nonna Mara nel riabbracciare figlia e nipote - rileva il vice sindaco Nadia Di Sipio- ci ha riempito di gioia, abbiamo cercato di aiutare Alessia per quello che ci era possibile, mantenendo alta l’attenzione su di lei alla Farnesina, attraverso il funzionario preposto, e sostenendo moralmente la madre Mara che viveva momenti di profonda angoscia. Oggi siamo davvero felici di averla di nuovo ad Ortona.
«Come sindaco sono davvero orgoglioso della nostra giovane concittadina- sottolinea Enzo d’Ottavio- che occupa una posizione importante in una compagnia di navigazione libica, ma lo sono ancora di più per averla riabbracciata sana e salva qui ad Ortona».
Già dal primo febbraio la Farnesina aveva rilanciato il proprio warning con "il pressante invito" ai connazionali a lasciare la Libia.
Inoltre a partire dal 15 febbraio, proprio a seguito del progressivo aggravarsi delle condizioni di sicurezza, l’Ambasciata d’Italia a Tripoli ha sospeso temporaneamente le proprie attività. Proseguono gli scontri tra milizie in Tripolitania al momento localizzati nella parte occidentale della Regione.