CORTO CIRCUITO

Elettrodotto, la procura di Pescara ci riprova: aperta inchiesta dopo esposti

L’assessore Mazzocca chiede le carte a Colistro (autorità di bacino)

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Elettrodotto, la procura di Pescara ci riprova: aperta inchiesta dopo esposti


PESCARA. Un atto dovuto dopo una serie di esposti presentati a pioggia in molte procure abruzzesi tra cui Lanciano e Chieti. La procura di Pescara ha aperto un'inchiesta per verificare eventuali irregolarità del progetto della società Terna relativo alla realizzazione dell'elettrodotto Villanova-Gissi, un'opera per rafforzare la connessione alla rete della centrale termoelettrica di Gissi che dovrebbe servire alla riduzione del deficit elettrico della regione.
Il fascicolo, aperto recentemente dal pm Gennaro Varone a seguito dell'esposto del perito industriale Antonio Di Pasquale, non contiene ipotesi di reato e neanche indagati.
Sulla vicenda sono stati acquisiti alcuni documenti amministrativi circa tre settimane fa al Comune di Cepagatti da parte degli uomini del Corpo forestale dello Stato che stanno indagando.
 L'indagine per ora molto ampia cerca di focalizzare aspetti determinati e precisi della procedura amministrativa adottata per capire se tutti i vari passaggi -necessari per legge- siano stati rispettati.
Anche il Forum Acque di recente aveva contestato e mostrato con video che molti dei piloni dell’elettrodotto sarebbero sorti in aree ad alto pericolo di esondazione tanto che i primi cantieri erano già finiti sott’acqua.
Intorno all’opera negli ultimi mesi si è aperto un vasto fronte di persone contrarie all’opera e fortemente critiche verso le procedure amministrative adottate che di fatto hanno estromesso gli enti locali da ogni decisione nel merito ed imposto l’opera ai territori.
Da qualche mese i cantieri, specie tra Spoltore e la provincia di Chieti, sono stati aperti dopo lunghe battaglie per gli espropri mentre da due settimane è stato aperto il cantiere sulla battigia in località Fosso Vallelunga, a Pescara, dove approderà il cavo sottomarino dal Montenegro che trasporttera l’elettricità acquistata da Serbia e Montenegro.
Dunque la procura di Pescara ci riprova con lo stesso pm, Gennaro Varone, che nel 2010 sull’onda del clamore mediatico suscitato dai primi articoli a livello nazionale aprì una inchiesta che è apparsa fin da subito poco incisiva e volta ad aspetti marginali.

MAZZOCCA:«UN’OPERA COSI’ NON PUO’ ESSERE DECISA SOLO DA TECNICI»
Secondo l’assessore regionale, Mario Mazzocca, «L'assenso ad interventi come quello relativo alla realizzazione dell'elettrodotto Terna "Villanova-Gissi" è un progetto che, pur se definito di interesse strategico nazionale, interessa per 70 chilometri 16 comuni teatini e pescaresi e dunque destinato a modificare in maniera sostanziale l'assetto e il volto del nostro territorio - non può discendere da un semplice provvedimento amministrativo e burocratico, sottoscritto dagli organi gestionali della Regione. Esso, al contrario, deve essere il risultato di atti frutto di precise scelte da parte dell'organo di indirizzo politico, che ha il dovere e il diritto di assumerle solo dopo il necessario e ineludibile confronto con le autorità e le comunità locali».
Con una nota ufficiale indirizzata al segretario generale dell'autorità del bacino interregionale del fiume Pescara, Michele Colistro, Mazzocca  ha richiesto tutta la documentazione inerente il procedimento autorizzativo dell'infrastruttura della società Terna.
«Abbiamo chiesto - spiega Mazzocca - che ci venga fornita, nel più breve tempo possibile, una dettagliata relazione informativa, previa effettuazione dei dovuti approfondimenti, anche e soprattutto ,in relazione alle supposte previsioni progettuali inerenti l'eventuale installazione di sostegni in aree a pericolosità più o meno elevata».
Di fatto una semplice determina dirigenziale (la 130/2008 del 19 novembre 2008) ha dato il via libera ad un progetto così fortemente impattante, la cui valutazione non può essere lasciata «alla semplice vidimazione degli uffici tecnici della Regione».
«Tanto più, anche alla luce del recente pronunciamento del Tar Lazio sui permessi di ricerca petrolifera nel Teramano», dice Mazzocca, «che ha evidenziato l'imprescindibilità del coinvolgimento delle comunità locali in tutte le fasi del procedimento amministrativo».

LE ALTRE INCHIESTE APERTE
Nel 2012 la prima inchiesta di Pescara sulle opere legate al cavo dal Montenegro risultava ancora formalmente aperta ma fin da subito fu chiaro che l’inchiesta a livello locale non avrebbe portato a nulla sebbene le ipotesi di reato erano finanziamento illecito, aggiotaggio, concussione e corruzione. Terna si disse da subito tranquilla e fece bene perché l’inchiesta non scoperchiò alcuna verità nascosta né occultata.
Ora lo stesso Varone ci riprova anche se l’attenzione oggi sembra spostata più sui piloni dell’elettrodotto e la procedura amministrativa che potrebbe rivelare qualche falla. Al momento però non sembra che le presunte irregolarità denunciate abbiano trovato riscontri ma siamo solo all’inizio.
Sugli accordi energetici avviati da Prodi e poi perfezionati da Berlusconi e Scajola, sulle società partecipate pubbliche in qualche modo coinvolte nei maxi appalti sono state aperte numerose inchieste negli ultimi tre anni ma nessuna di queste finora ha chiarito i tanti misteri e le ombre pesanti che avvolgono tutta l’operazione internazionale con i Balcani. 

Una inchiesta fu aperta dalla procura di Firenze con ipotesi di corruzione internazionale che avrebbe lambito alti esponenti del governo allora presieduto da Milo Dukanovic e emissari di vario genere del governo italiano presieduto da Berlusconi.
Un’altra inchiesta fu aperta sempre intorno al 2012 a Napoli dai pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock che da anni si sono infilati nell’universo Finmeccanica, cercando di districare l’ingarbugliata matassa dei mega appalti internazionali.
Una svolta importante l’avrebbe data l’arresto di Paolo Pozzessere, manager Fimeccanica. Proprio nelle carte dell’arresto figurerebbero particolari di maxitangenti internazionali con il Brasile ma anche con il Montenegro ed in questa indagine risultano indagati l’ex ministro Claudio Scajola ed un deputato del Pdl, suo fedelissimo, Massimo Nicolucci che sarebbe stato almeno dal 2009 un interlocutore privilegiato del governo italiano in Montenegro.
Nicolucci, napoletano, emerso da uno dei tanti circoli di Michela Brambilla il 19 gennaio 2009 partecipò a una missione istituzionale a Podgorica, insieme con Brambilla.
Quell’anno fu particolarmente importante per i rapporti tra Italia e Montenegro e il governo Berlusconi si spese molto per portare imprenditori italiani nel paese governato da Dukanovic, capo di stato autoritario e con alcuni problemi con la giustizia di molti paesi (Italia e Usa in prima fila) e tantissimi interessi di famiglia.
In pochissimo tempo Valentino Valentini, consigliere di Berlusconi per i rapporti internazionali, su esplicito mandato del premier, radunò 60 imprese italiane per portare capitali al di là dell’Adriatico.
Storie che saranno destinate ad essere dimenticate se non interverranno colpi di scena.
Il cavo e l’elettrodotto che solcheranno l’Abruzzo sono però progetti nati con queste ombre, anche se apparentemente lontane.