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Clima, Legambiente: «stop ai sussidi alle fonti fossili per combattere il riscaldamento globale»

17,5 miliardi di euro pubblici spesi in Italia nel 2014

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Clima, Legambiente: «stop ai sussidi alle fonti fossili per combattere il riscaldamento globale»

ROMA. 17,5 miliardi di euro pubblici spesi in Italia nel 2014 in fondi per sussidi diretti e indiretti alle fonti climalteranti.
Legambiente ha chiesto al governo di lasciare la conferenza di Lima con un impegno preciso: cancellare quei soldi.
«E’ inaccettabile che nel nostro paese la contabilità dei sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili non esista - sottolinea il presidente dell’associazione ambientalista Vittorio Cogliati Dezza – e che vi sia una censura su questi numeri da parte del governo e dell’Autorità per l’energia, che in questi anni hanno avuto ben altro atteggiamento nei confronti degli incentivi alle fonti rinnovabili. Persino nei report internazionali la nostra situazione viene rappresentata come quella di un paese che ignora i dati o li censura. Mentre a Lima si dibatte per definire una bozza di accordo sulla lotta al riscaldamento globale, da sottoscrivere l'anno prossimo a Parigi, chiediamo al governo un’operazione di trasparenza - dice Cogliati Dezza - e poi di avere il coraggio e la lungimiranza di mettersi a capo di una coalizione internazionale per cancellare questi sussidi».

Decidere di annullarli, secondo gli ambientalisti, rappresenterebbe «una straordinaria occasione sia per dimostrare che si vuole sul serio fare della green economy la strada maestra per uscire dalla crisi che per far giocare all’Europa un ruolo da protagonista nell’impegno contro i cambiamenti climatici».
Nella Conferenza sul clima di Lima, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha affermato che «esiste ancora una possibilità di restare al di sotto della soglia dei 2 gradi di aumento della temperatura» e che «abbiamo un anno per esercitare la nostra azione collettiva ed essere all’altezza delle nostre responsabilità di fronte al cambiamento climatico».
Una scelta indispensabile, sottolinea Legambiente, «per fermare i cambiamenti climatici è quella di eliminare tutti i sussidi per le fonti fossili. Perché la combustione delle fonti fossili è la causa principale dei cambiamenti del clima ed è semplicemente assurdo che beneficino di sussidi l’estrazione e il consumo di petrolio, carbone, gas quando oggi le fonti rinnovabili sono una concreta e sempre più conveniente alternativa».

La spesa nazionale per l’approvvigionamento di energia dall’estero, costituita dal saldo fra l’esborso per le importazioni e gli introiti derivanti dalle esportazioni, nel 2013 è stata pari a 55,8 miliardi di euro (era di 64,8 miliardi nel 2012 e 62,7 nel 2011).
Invertendo un trend che ha visto la spesa annua delle famiglie per l’elettricità passare dal 2003 a oggi da 338 a 521 euro, con un aumento quasi del 54%. In particolare, è lievitata la voce legata al prezzo delle fonti fossili, passata da 106,6 euro a 293,96. Negli ultimi due anni, però, tutta l’attenzione mediatica e politica si è concentrata sul peso crescente della componente legata agli incentivi alle rinnovabili. «Fonti energetiche», dice Legambiente, «che - contrariamente a quelle fossili che inquinano l'aria, danneggiano la salute e sono la principale causa dei cambiamenti climatici - contribuiscono a ridurre i gas serra e stanno dando prova di funzionare davvero, visto che nei primi 10 mesi del 2014, con 87 TWh generati, hanno garantito in Italia il 34% della domanda dei consumi elettrici e raggiunto il 39% della produzione netta».

Legambiente non è sola nel sostenere la necessità di abolire i sussidi alle fonti fossili. Tutti i principali network ambientalisti chiedono di sopprimerli e di accelerare sulla decarbonizzazione delle economie. Secondo Fatih Birol, il capo economista dell’International Energy Agency IEA, la cancellazione dei sussidi alle fonti fossili potrebbe garantire metà degli obiettivi di riduzione dei gas serra necessaria a contenere l’aumento di temperatura globale di 2°C: un taglio di 750 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 (5,8%) al 2020.