PAURA PANDEMIA

Ebola, come è stata curata fino ad ora

Nel protocollo del ministero tutte le indicazioni delle terapie

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 Ebola, come è stata curata fino ad ora



ROMA.  Dal farmaco sperimentale anti-Ebola ZMapp, al plasma derivato da persone infettate dal virus e poi guarite: sono questi i trattamenti ad oggi utilizzati in vari casi per la cura dei pazienti colpiti da Ebola e ricoverati in Usa o Europa.
Tuttavia, per molti dei 20 pazienti curati fuori dall'Africa - ai quali si aggiunge oggi il medico italiano di Emergency infettato in Sierra Leone e che raggiungerà l'Italia stanotte per essere ricoverato all'Istituto Spallanzani di Roma - non sono state rese note le terapie impiegate. Ad ogni modo, ad oggi non esistono farmaci ufficialmente autorizzati contro il virus Ebola, e quelli usati sono trattamenti sperimentali.
ZMapp è un cocktail di anticorpi ricavati nei topi e poi modificato per essere usato negli uomini. E' stato somministrato a sette malati colpiti da Ebola, di cui cinque guariti. La terapia con plasma o sangue di persone guarite, e che quindi hanno in circolo gli anticorpi contro il virus, invece, è stata utilizzata su alcuni dei pazienti statunitensi infettati nell'attuale epidemia. 


La cura venne però impiegata già nel 1995 per un'epidemia di Ebola a Kikwit, nella Repubblica Democratica del Congo, con buoni risultati. Un'indicazione generale circa le terapie da impiegare in caso da Febbre da virus Ebola è contenuta nel protocollo del ministero della Salute (che fa riferimento ad una precedente circolare in merito del 2006): per tutte le febbri emorragiche virali, si sottolinea, «è necessaria una terapia di supporto che preveda il mantenimento della volemia (il volume totale di sangue nell'organismo) e dell'equilibrio idro-elettrolitico. Per controllare il sanguinamento si può somministrare plasma, piastrine, sangue. Può essere utile una copertura antibiotica per la prevenzione di infezioni secondarie. Per il controllo dello shock è consigliabile la somministrazione di dopamina».
 La circolare avverte inoltre che un «trattamento antivirale specifico in grado di ridurre la letalità, in particolare quando iniziato precocemente, è consigliato solo per alcune febbri emorragiche virali, anche se la sua efficacia non è stata dimostrata in maniera definitiva».

 Se al momento non ci sono cure 'ufficiali' per Ebola, dovrebbero però prendere il via dal prossimo gennaio i test di efficacia sui due candidati vaccini scelti dall'Oms: sono il cAd3-ZEBOV, sviluppato dalla multinazionale GlaxoSmithKline e dal National Institute for health (Nih) statunitense, e il rVSV-ZEBOV, messo a punto dall'equivalente canadese del nostro Istituto Superiore di Sanità.
L'Istituto farmaceutico militare di Firenze, inoltre, sta sperimentando un farmaco che ha l'effetto di bloccare le emorragie causate dal virus Ebola.
Il ministero della Difesa, in collaborazione con il dicastero della Salute, ne ha proposto la sperimentazione ad alcune organizzazioni non governative (ong) che operano nei Paesi africani maggiormente colpiti dall'epidemia in atto.