PAURA PANDEMIA

Ebola. in quarantena 2 medici italiani. La Ue si sveglia: stanziato 1 mld di euro

Via a test vaccini in Africa. Oms spera migliaia dosi già in 2015

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Ebola. in quarantena 2 medici italiani. La Ue si sveglia:  stanziato 1 mld di euro



ROMA.  Nessun caso di Ebola in Italia, ma sale l'apprensione per due operatori sanitari, un medico e un'ostetrica lombardi, Paolo Setti Carraro e Chiara Maretti, posti in isolamento precauzionale al rientro dalla Sierra Leone.
Intanto, a New York è stato invece confermato il primo caso di infezione, in un medico tornato 10 giorni fa dalla Guinea, mentre è guarita ed è stata dimessa Nina Pham, la prima infermiera infettata dal 'paziente zero' Thomas Duncan, e il presidente Barack Obama l'ha incontrata e abbracciata. E in Africa il virus minaccia di estendersi ulteriormente: un primo caso si è infatti registrato anche in Mali.
 A fronte dell'emergenza, l'Unione Europea ha annunciato oggi un aumento degli aiuti finanziari a un miliardo di euro. E il neo-coordinatore unico Ue, Chrystos Stylianides, ha lanciato un appello per «agire in modo unitario».
Il mio compito è una sfida enorme, ha aggiunto. Per i due operatori lombardi «sono state prese misure di precauzione, perché hanno un fattore di rischio in più di contagio, ma questo rischio è basso. Per questo è sufficiente che stiano in isolamento a casa, e non in ospedale», spiega Giorgio Ciconali, direttore del Servizio igiene pubblica dell'Asl di Milano.
Per loro, la 'quarantena' sarà di 21 giorni, ovvero la finestra di tempo massima nella quale si manifestano i sintomi di Ebola, e terminerà tra il 5 e il 10 novembre. Se fossero venuti a contatto diretto con malati o con fluidi infetti, rileva l'esperto, «sarebbero stati messi in isolamento in una struttura ospedaliera; siccome i due hanno invece avuto contatti poco significativi con le fonti della malattia, quella che si sta adottando è solo un'ulteriore precauzione».
 Anche un missionario saveriano, don Antonio Senno, 70 anni, originario di Lusia (Rovigo), dice di essere stato «costretto» a stare a casa dal sindaco di Barbona (Padova), dopo il suo ritorno dalla Sierra Leone, a scopo esclusivamente precauzionale non presentando alcun problema sanitario: «Sono arrabbiato - racconta a Il Gazzettino - per la maniera in cui sono stato contattato e perché mi hanno fatto sentire un lebbroso».
 Al momento, comunque, conferma Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, «in Italia non risultano altri casi di operatori sanitari sottoposti a isolamento precauzionale».


 L'epidemia da Ebola resta comunque una «emergenza mondiale», come ha avvertito l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), e per fronteggiarla l'Unione Europea ha deciso di aumentare gli sforzi finanziari: la proposta di incrementare gli aiuti a un miliardo era stata infatti avanzata nei giorni scorsi dal primo ministro britannico David Cameron, a fronte di un contributo europeo nella lotta al virus che ammontava finora a circa 600 milioni.
E se un panel di esperti riunito dal New England Journal of Medicine assicura che non c'è alcun rischio di contrarre l'Ebola se si sta in un ascensore o in un bus con una persona malata, anche se dovesse tossire o starnutire, poichè la trasmissione per via aerea è «altamente improbabile», prosegue la corsa per la messa a punto di possibili vaccini. L'Oms auspica infatti che vaccini contro Ebola potranno essere disponibili per test di efficacia in Africa occidentale in dicembre, ha detto oggi a Ginevra il direttore generale aggiunto dell'Oms, Marie Paule Kieny, al termine di un incontro di alto livello sull'accesso ed il finanziamento dei vaccini contro Ebola, ancora sperimentali. Le ditte si sono impegnate ad accelerare e «prima della fine della prima metà del 2015 - ha annunciato Kieny - potremmo disporre di alcune centinaia di migliaia di dosi di vaccini; potrebbe trattarsi di 200mila dosi».
 Per il medico tedesco che ha curato un senegalese in Germania, la terapia a basso costo usata per la guarigione del suo paziente può essere usata con successo anche nelle regioni più colpite dall'epidemia, perché basata su terapie alimentari di sostegno e infusioni. E per dimostrarlo il medico si recherà in Sierra Leone con Medici Senza Frontiere.