PAURA PANDEMIA

Ebola. «Ospedali preparati» ma gli infermieri smentiscono

I medici sono formati per le malattie infettive ma mancherebbero tute negli ospedali

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Ebola. «Ospedali preparati» ma gli infermieri smentiscono



 ROMA.  «I Pronto soccorso italiani sono preparati a far fronte ad un'eventuale emergenza per casi sospetti da virus Ebola ed il protocollo di intervento predisposto dal ministero della Salute è arrivato a tutte le aziende sanitarie».
 Ad affermarlo e Gian Alfonso Cinibel, presidente della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu).
Il Nursind però lo smentisce e critica la carenza di strumenti necessari per evitare il contagio come le tute.
Il presidente della società italiana medicina ha detto: «La criticità, che siamo comunque preparati a gestire, riguarda però - rileva - la disponibilità di spazi per l'isolamento dei casi sospetti. La probabilità di un'epidemia di Ebola in Italia e in Occidente è molto bassa e vi sono altre malattie, come morbillo, Tbc e meningite, che hanno un impatto ben maggiore in termini di trasmissibilità. Detto questo - afferma l'esperto - è però chiaro che dobbiamo essere pronti a far fronte ad eventuali emergenze».
 Il ministero della Salute, spiega, «ha predisposto tempestivamente un protocollo dettagliato riguardante anche l'attuazione delle procedure: il documento è giunto a tutte le aziende sanitarie ed ai Pronto soccorso che, nel nostro Paese, sono circa 800; di questi, 400 sono Dipartimenti di emergenza accettazione (Dea) di I e II livello, presenti negli ospedali più grandi».
 Ma come si agirà operativamente?
«In presenza di un caso sospetto - chiarisce Cinibel - la persona, dopo che gli è stata fatta indossare una mascherina e lavate le mani, viene isolata in una stanza singola e gli si presta la prima assistenza. Il personale sanitario indosserà, naturalmente, presidi di protezione come maschere, guanti e camici. Viene quindi avvertito il Centro regionale di riferimento per le malattie infettive, dove il paziente verrà trasferito. Se il caso è confermato, il paziente verrà dirottato verso uno dei centri di riferimento per l'Ebola in Italia: l'ospedale Spallanzani di Roma o il Sacco di Milano».
 Ad oggi, sono stati vari gli allarmi per casi sospetti rivelatisi, poi, infondati, e le procedure hanno funzionato. Una «criticità - rileva Cinibel - riguarda però gli spazi in relazione all'esigenza di dover isolare i pazienti sospetti in stanze singole. Se nei Dea di II livello ci sono stanze di isolamento dedicate, infatti, negli altri Pronto soccorso non ci sono stanze dedicate e, dato il normale affollamento, ci potrebbero essere problemi poichè nell'eventualità di un'emergenza Ebola l'attività dovrebbe essere sospesa per rendere disponibile una stanza di isolamento».
 Tuttavia, precisa, «ciò rientra nella definizione delle priorità e gli operatori sono pronti a far fronte ad ogni emergenza».
 Quello che va però chiarito, precisa, «è che medici e operatori dei Pronto soccorso sono già formati per intervenire in casi di malattie infettive e lo fanno regolarmente, ad esempio, per la tbc o la meningite. Ovviamente, in questo frangente, l'informazione verrà rafforzata, ma va detto che molte delle indicazioni per Ebola vengono già seguite anche nei casi di altre malattie infettive».
 Insomma, «l'allerta è giusta ma non bisogna estremizzare e va sicuramente 'allentato' - conclude il presidente Simeu - il clima di paura che si sta diffondendo».

INFERMIERI: «IMPREPARATI A FAR FRONTE A EMERGENZA»
«Gli infermieri italiani non sono adeguatamente preparati a fare fronte ad eventuali casi di Ebola: non hanno ricevuto una formazione specifica nè rispetto alla malattia nè circa l'utilizzo dei dispositivi di protezione. Inoltre, in molti ospedali tali dispositivi, come tute e maschere, mancano ancora».
A denunciarlo è Andrea Bottega, segretario nazionale del sindacato delle professioni infermieristiche Nursind.
«Mi risulta che in alcuni presidi - afferma Bottega - manchino le tute previste come dispositivi di protezione individuale anti-Ebola e siano quindi state riprese vecchie tute in dotazione contro la Sars; ma si tratta di tute diverse e non conformi a quelle previste invece nei protocolli relativi al trattamento dei pazienti con Ebola».
 Tali dispositivi, precisa, «sono stati ordinati ma ancora mancano in moltissimi ospedali e, soprattutto, ad oggi, non è prevista una formazione degli infermieri sul come utilizzarli».
 Un fatto questo, prosegue Bottega, «molto grave: quello che è successo in Spagna, dove un'infermiera si è infettata proprio per non aver utilizzato adeguatamente i guanti di protezione, dimostra infatti come basti un minimo errore da parte degli operatori sanitari per un serio rischio contagio. E' quindi fondamentale che operatori e infermieri siano dettagliatamente informati, così come si dovrebbero prevedere delle simulazioni negli ospedali proprio per addestrare gli operatori ad un corretto uso di questi dispositivi». Bottega afferma inoltre di essere in contatto con il sindacato spagnolo degli infermieri, il Satse: «Nei gironi scorsi - sottolinea - abbiamo ricevuto una risposta della responsabile dell'area organizzativa del sindacato. La situazione descritta non è molto diversa dalla nostra come i problemi evidenziati, la tutela degli operatori in primis».
 Sulla questione 'formazione', prosegue, come richiesto anche in Spagna, «chiediamo l'avvio di una commissione ministeriale con la partecipazione anche degli infermieri, con funzioni di monitoraggio e operative».
 L'obiettivo è pure quello di «concordare a livello europeo un documento da inviare al Commissario Ue alla salute, Tonio Borg, con le nostre proposte».
 Sul tappeto, poi, «resta, più in generale, il problema della riduzione degli organici e del taglio alla spesa sanitaria; proprio contro queste criticità - conclude il segretario del Sindacato infermieri - manifesteremo il 3 novembre davanti a Montecitorio a Roma».