SANITA'

Bimbo da utero trapiantato: appello da Teramo alla Lorenzin

«Patologia sia tra malattie rare», una abruzzese fonda associazione

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Beatrice Lorenzin

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ROMA. Una speranza per tutte le donne colpite dalla stessa patologia soprattutto per le nuove generazioni. Così Maria Laura Catalogna, una donna di Teramo di 29 anni affetta dalla stessa sindrome della donna svedese che ha dato alla luce il piccolo Vincent con un utero trapiantato.
La donna, che ha fondato una associazione nazionale dedicata, lancia un appello al ministro della Salute affinché la patologia sia inserita tra le malattie rare.
La madre svedese, 36 anni, era stata operata un anno fa dopo la donazione da parte da un’amica di famiglia. Il piccolo è nato con parto cesareo alla 31 settimana e non ci sono state complicazioni. L’università di Gothenburg che ha portato avanti la sperimentazione, ha effettuato trapianti su diverse donne che, a causa di malformazioni genetiche erano nate senza utero ma con le ovaie funzionanti. In questo caso, la donatrice era una donna di 61 anni in menopausa, madre di due figli. A sei settimane dal trapianto, la donna ha avuto il ciclo mestruale e i medici hanno fecondato in vitro undici embrioni con gli ovociti della donna e lo sperma del padre.
Il risultato raggiunto in Svezia arriva dopo due precedenti tentativi falliti, in Arabia Saudita nel 2000 e in Turchia nel 2011. Nel primo caso dopo il trapianto l’utero ha dovuto essere rimosso, nel secondo c’è stato un tentavo di impiantare degli embrioni che però ha portato per ben due volte a degli aborti.
«Quando ho saputo la notizia che in Svezia una donna aveva dato alla luce un bimbo grazie ad un utero trapiantato ho provato una grande gioia - ha detto all'Ansa Catalogna, che ha scoperto di essere affetta dalla sindrome a 11 anni -, perché ciò vuol dire che una speranza c'è. Non per me magari, che del fatto di non poter avere figli me ne sono fatta una ragione oramai e troverò comunque un altro modo. Ma per le nuove generazioni, le ragazze che ora hanno 12-13 anni». 

La sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser, caratterizzata dalla mancanza dell'utero, colpisce in media una donna su 5.000.
Catalogna ha creato un'associazione per le donne colpite da questa patologia che è in attesa di ottenere il riconoscimento di Onlus, ma è già attiva sui social network. «Sono felice che la scienza vada avanti - aggiunge - anche se io non sarei comunque propensa a fare l'operazione di trapianto dell'utero, ne ho fatte tante avendo parecchie delusioni e non me la sentirei. Però - ribadisce - penso alle ragazze più giovani, per le quali potrebbe essere molto importante».
«Vorrei che si informasse di più su questa patologia, soprattutto i genitori, mi piacerebbe che venisse offerto a tutte un supporto psicologico perché è fondamentale. E poi l'obiettivo è riuscire a inserire questa patologia tra le malattie rare. Per questo - conclude Maria Laura Catalogna - lancio un appello al ministro della Salute Beatrice Lorenzin».
«Che una neo mamma svedese sia riuscita a partorire grazie ad un trapianto di utero è un inno alla vita più che una notizia di buona sanità», ha detto invece Giovanna Palma, deputato Pd.
«Accompagnerò io personalmente, se lo vorrà, la giovane di Teramo al ministero della sanità per sollecitare e intraprendere il giusto percorso. Tutto le strade utili per favorire la nascita di nuove vite sono da percorrere e da considerare strade della misericordia e ridare il sorriso e la speranza a tante giovani italiane è impegno sacrosanto», ha aggiunto la parlamentare.