VELENI ETERNI

Processo Bussi, «omertà a più livelli per uno dei peggiori crimini d’Italia»

Oggi ultima parte della requisitoria dei pm

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Processo Bussi, «omertà a più livelli per uno dei peggiori crimini d’Italia»

Il pm Annarita Mantini

CHIETI. Crimini tra i peggiori d’Italia in campo ambientale, ma anche omertà a più livelli e soprattutto il silenzio delle istituzioni che hanno permesso che per moltissimo tempo i cittadini che hanno vissuto nella Val Pescara di bere (per 30 anni) acqua inquinata dai veleni tossici.
Si tirano le somme al processo di Chieti dove alla sbarra ci sono 19 imputati, per lo più ex dirigenti della Montedison di Bussi accusati di disastro ambientale. Il pm Anna Rita Mantini ieri ha continuato la sua requisitoria che terminerà oggi, nel pomeriggio, quando arriveranno anche le richieste di pena.
Il processo si svolge a porte chiuse poiché gli imputati hanno scelto il rito abbreviato.
«Sono stati commessi crimini tra i peggiori del genere in Italia», ha detto il pm Mantini, «sulla testa di decine di migliaia di persone. Le pubbliche autorità avvertirono Montedison dell'inquinamento delle acque dei pozzi e non i cittadini, le vittime».
Sono stati analizzata migliaia di documenti e riannodati i fili di una storia centenaria, da quando i primi insediamenti si installarono sulle sponde del Tirino.
I documenti analizzati sono quelli dell’archivio segreto della Montedison sequestrati durante le indagini dalla Forestale. Tra questi anche lo studio di una società esterna, che nel 1993, segnalò a Montedison la grave situazione di inquinamento, sottolineando che le attività erano inadeguate e proponendo investimenti sia per il risanamento che per lo studio degli effetti sulla salute.
Su un appunto sequestrato, riconducibile ai vertici Montedison, rispetto allo studio e con riferimento alle vecchie discariche c'è scritto «non ci conviene».
Lo studio fu consegnato ad uno degli amministratori della società, oggi imputato, ma Montedison decise di non seguire le indicazioni e di fare internamente, "noi", come si legge sull'appunto sequestrato. Gli investimenti ambientali da parte di Edison - ha evidenziato il pm - furono ridotti da 36 miliardi di lire del 1991 a sei miliardi del 1994, ovvero un sesto.
Nel corso della requisitoria, Mantini si è soffermata anche sul «dato dell'omertà» che vi è stata sul caso ed ha citato alcune delle poche testimonianze dirette.
Anche le autorità pubbliche nel '91 avvisarono Montedison dell'inquinamento dei pozzi, pozzi che hanno proseguito a dare acqua per diversi anni alla popolazione ma non avvertirono le vittime di questa situazione, cioè i cittadini che avrebbero bevuto quell'acqua.
Ma ci sono anche documenti della stessa Montedison in cui addirittura già nel 1971 si ammetteva che i materiali tossici sotterrati nella discarica Tremonti potessero percolare e andare a inquinare le falde.
Agli atti del processo vi sono anche documenti, provenienti dalla Regione, che dimostrano in maniera statistica che vi è un'incidenza tumorale su alcune zone che sono limitrofe alle aree della discarica: l'area del comune di Bussi e di Popoli e la zona Pescara e zone limitrofe.
Si tratta, tuttavia, di un dato oggettivo e non è il frutto di uno studio epidemiologico. La consapevolezza di quanto avveniva a Bussi in termini di inquinamento era sicuramente nota ad un assessore comunale di Pescara dell'epoca, siamo nel 1971, Giovanni Contratti: fu l'unico ad occuparsene, ebbe una interlocuzione anche piuttosto dura con l'azienda e chiese la rimozione dei rifiuti ma di fatto finì con il rimanere isolato.

LA STORIA ED I DOCUMENTI: 1992-1994 SI SCOPERCHIA IL PENTOLONE
Tra il novembre del 1992 e l’ottobre del 1994 un team misto di personale interno ed esterno (non si conoscono i componenti) alla Ausimont, viene incaricata di redigere una indagine idrogeologica (Audit Ambientale).
A pagina 36 del documento, che viene citato in un rapporto della Forestale, c’è un paragrafo molto importante: il 2.2.4 dal titolo ‘Discariche e Falde acquifere’. E’ qui che si segnala che sulle analisi effettuate nelle acque di falda emergevano contaminazioni da metalli clorurati.
Ecco alcune frasi dello studio: «l’area su cui attualmente insiste lo stabilimento è in larga massima contaminata da Hg (mercurio) e Pb (piombo) a concentrazioni superiori o prossime alla tabella C delle norme olandesi». Questa situazione è stata poi confermata ulteriormente, annotano i Forestali, da informazioni avute in via informale da un ente di controllo esterno, presumibilmente Pmip attuale Arta. Dunque si dichiarò che dalle analisi eseguite su campioni di acque emunte dai pozzi per approvvigionamento di acqua potabile a circa 2 Km di distanza dallo stabilimento, vi era presenza di clorurati in quantità superiore ai valori limiti stabiliti dal DPR 236/88. Per cui la Forestale è del parere che tale inquinamento, già accertato nel 1992 dall’Ausimont, si riferisca all’inquinamento dei pozzi S.Angelo, distanti 2 Km a valle del complesso industriale di Bussi.
Ma nel verbale del 1992 c’è anche dell’altro.

LA DISCARICA DI SEMPRE
E si legge: «l’area esterna allo stabilimento, comunque di proprietà Ausimont, è interessata dalla presenza di due discariche ufficiali e da un’area valutabile di circa 30.000 mq (pari a circa 300.000 mc.) sulla quale (dall’inizio dell’attività produttiva dello stabilimento e fino agli anni 60) sono state depositate tutte le tipologie di rifiuti provenienti dalle lavorazioni dell’epoca. In quest’ultima area, in occasione dello studio sopra citato, è stato effettuato un carotaggio che ha permesso di confermare la contaminazione».
Quel terreno è proprio quello dove è stata scovata poi la megadiscarica dei veleni e fa una certa impressone che in un documento ufficiale benchè tenuto segreto per anni tanto candidamente si affermi che sono stati interrati veleni «dall’inizio dell’attività produttiva dello stabilimento e fino agli anni 60». Dunque uno studio antecedente al 1992 già aveva anche certificato la «contaminazione» dei veleni che finivano nel fiume e nel terreno. A poca distanza erano da poco stati costruiti i pozzi per abbeverare oltre 500mila persone…
Poco più sotto nello stesso verbale un altro allarme, chiarissimo.

LA CONTAMINAZIONE DELLE FALDE
«Nel sottosuolo», si legge, «sono presenti materiali di riporto di origine naturale (il percorso originario del fiume Tirino è stato spostato verso monte) di consistente permeabilità nei quali è presente una falda freatica superficiale alimentata dal fiume Tirino e dalle perdite delle reti di distribuzione di acqua e fognaria, che probabilmente è in collegamento con la falda acquifera profonda situata a circa 40 m. A conferma di quanto sopra vi sono le analisi su quattro piezometri profondi 40 m. che evidenziano contaminazioni da metalli e clorurati».
Dopo queste analisi la società Praoil, che si era occupata delle analisi, suggerì alla direzione dello stabilimento una serie di provvedimenti da attuare finalizzati a limitare lo stato di contaminazione degli acquiferi, per non rischiare l’incriminazione di avvelenamento di pozzi.
Per i Forestali che hanno indagato sulla vicenda questo documento datato 1992 è inequivocabile: «la classe dirigente dell’epoca, nelle persone dell’ing. Vassallo Carlo, direttore dello stabilimento di Bussi, dell’ing. Di Paolo, responsabile PAS Bussi, e l’ing. Aguggia, coordinatore PAS della sede centrale di Milano, era consapevole dello stato di grave inquinamento delle matrici ambientali e delle aree esterne al polo chimico di Bussi di proprietà Ausimont».

IL MERCURIO
Un altro studio importante, agli atti del processo, è quello dell’Istituto superiore di Sanità che ripercorre la storia dell’inquinamento e cita a sua volta altri documenti alcuni segreti ed altri pubblici ma clamorosamente dimenticati.
La relazione dell'Iss spiega che in uno studio del 1972 sui pesci catturati alla foce del fiume Pescara e nel mare antistante, così come nei capelli dei pescatori, furono riscontrati valori superiori alla legge dal 4,5 sui pesci e 14 volte sugli esseri umani. Nello studio del 1981 sui vegetali coltivati in prossimità del fiume, grano, vite e olivo, già all'epoca gli studiosi notarono valori «medio alti».
Lo studio del 1981 ha preso in esame alcuni campioni di vegetali coltivati in prossimità del fiume Pescara rinvenendo concentrazioni medie di mercurio pari a 0,641 mg/kg in erba di frumento, 0,135 mg/kg in cariossidi di grano, 0,550 mg/kg in campioni di vite e 5,2 mg/kg in foglie di olivo. Valori che sulla base delle informazioni attuali, erano «come 44-150 volte superiori alle concentrazione tipicamente riscontrate nell'alimento in Europa».

«PERICOLO CONCRETO PER LA SALUTE»
«Si ravvisa un pericolo concreto per la salute umana rispetto al rischio di ingestione di mercurio, veicolato tramite suolo, sedimenti ed acque superficiali nella filiera alimentare», questo si legge nella Relazione dell'Istituto Superiore della Sanità che riprende documenti pure prodotti nel processo e ritrovati nell’archivio segreto della Montedison di Bussi.
Nello studio del 1981 citato dall'Iss nella sua relazione per la Corte d'Assise si parla anche della contaminazione da piombo: «Inquinamento ambientale di particolare gravità in considerazione dell'estensione territoriale e temporale (almeno due-tre decenni)».
Nella relazione si spiega che basandosi sui dati del 1981 oggi «possiamo valutare i valori medi riscontrati sui vegetali raccolti nell'intorno dei sito, nel caso dei germogli di grano, circa 292-561 volte superiori ai livelli tipici di concentrazione di piombo rinvenibili nell'alimento e nei semi 158-225 volte superiori».

IL CORAGGIO DELL’ASSESSORE COMUNALE DI PESCARA DEL 1972
Dati che erano arrivati al Comune di Pescara che erano ben noti agli amministratori dell’epoca ma di cui si è persa traccia.
Come già anticipato molti mesi fa da PrimaDaNoi.it, l’allora assessore Giovanni Contratti, era chiaro al riguardo e nella sua “strigliata alla Montedison scriveva: «Per l’inquinamento da mercurio, gli studi condotti dal professor Caracciolo nel dicembre 1971 hanno dimostrato la presenza di mercurio metallico nei pesci e nei capelli dell’uomo. Gli impianti che appronterete dovranno pertanto abbattere oltre che il mercurio composto anche quello metallico. Dovrete affrontare il problema del trattamento delle acque contenenti soda caustica, acido cloridrico, solventi aromatici che anch’essi inquinano le acque».
E poi per l’inquinamento da piombo:
«Per quanto concerne il problema dell’inquinamento da piombo è necessario che da parte vostra ci venga precisato se con l’impianto che state approntando verrà eliminato sia il piombo organico che quello inorganico; che ci vengano precisati inoltre i limiti massimi di contenuto in piombo presente nelle acque dopo il trattamento».
Tra le altre cose l’assessore nel 1972 intimava anche il dissotterramento dei veleni dalle discariche già note e attive da diversi decenni e scriveva:
«Prendiamo atto che i clorometani pesanti che attualmente vengono accantonati nel vostro terreno destinato alla discarica saranno immagazzinati in una serbatoio metallico, avendo poi accettato la nostra tesi relativa all’inquinamento del terreno della falda freatica, riteniamo necessario che da parte vostra si proceda al dissotterramento di quanto immesso nel terreno per un più proprio collocamento del materiale inquinante all’interno del serbatoio, misura anti inquinante da cui adottata che noi condividiamo».