AMBIENTE

La guerra della Ue alle buste di plastica è in salita

L’Italia difende quelle biodegradabili

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2291

La guerra della Ue alle buste di plastica è in salita



BRUXELLES.  Nonostante il cambio di alcuni giocatori, la partita sulle nuove norme per ridurre l'uso delle buste di plastica 'light' a Bruxelles va avanti e sta per entrare nella fase decisiva.
Per l'Italia incassare un accordo fra le istituzioni Ue è una priorità del semestre di presidenza, ma il dossier per ora suscita ancora forti divisioni fra i 28 Stati membri. Una sua risoluzione potrebbe finalmente chiudere la procedura d'infrazione aperta contro l'Italia per il divieto di uso dei sacchetti di plastica non biodegradabili introdotto nel 2011 e che pende tuttora come una spada di Damocle sui negoziati.
Il via dei colloqui fra Parlamento europeo, Commissione Ue e Consiglio Ue è stato fissato a metà ottobre. Prima ancora di entrare in campo, il nuovo Europarlamento sembra pronto a 'giocare duro', dopo aver investito con un voto unanime come negoziatore Margrete Auken, la relatrice danese dei Verdi della proposta approvata dalla precedente Assemblea di Strasburgo. Gli eurodeputati chiedono target di riduzione vincolanti (almeno il 50% entro il 2017 e dell'80% entro il 2019 rispetto al 2010) per le buste di plastica 'light' e l'obbligo di farle pagare ai clienti. Target e obblighi di cui alcuni Stati membri, come Gran Bretagna e Polonia, non vogliono sentir parlare.
 A questo si aggiunge il fatto che in Consiglio «non c'è ancora una definizione condivisa di 'busta di plastica', di quali siano quelle 'ultraleggere' e un'intesa sulle modalità di calcolo dei dati di consumo nazionali» riferisce una fonte Ue.
«I cittadini vogliono questa riduzione e che qualcosa venga fatto» preme Auken dall'Europarlamento, sostenuta da tutti i gruppi politici e «ottimista» su un possibile accordo entro Natale. 

«Farò del mio meglio per mantenere i target il più possibile forti» afferma l'eurodeputata danese, che difende a spada tratta l'efficacia del meccanismo di far pagare le buste per ridurne il consumo 'usa e getta', ma anche la scelta di sostituire gradualmente i sacchetti di plastica per confezionare gli alimenti «con quelli biodegradabili e compostabili o in carta riciclata».
 Un nodo chiave per i negoziati e per l'Italia, che si batte per la distinzione dei sacchetti biodegradabili e compostabili dagli altri, non solo perché fiore all'occhiello della nostra industria 'verde', ma anche perché senza questo distinguo affondiamo comunque nella procedura d'infrazione. Ad oggi invece «buona parte degli Stati membri è contraria a dare uno statuto privilegiato ai sacchetti biodegradabili e compostabili» spiegano fonti comunitarie.
Adesso all'interno del Consiglio Ue è venuto il momento della 'conta' sulle varie posizioni. Dalla reale volontà dei Paesi Ue di adottare misure e da quanto l'Europarlamento sarà 'radicale' nelle sue richieste, dipenderà il margine di manovra di un possibile compromesso, da centrare entro Natale.