L'ALLARME

Ebola: entro gennaio 1,4 mln casi, allarme dagli Usa

Europa definisce strategie; un caso sospetto in Svizzera

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3141

Ebola: entro gennaio 1,4 mln casi, allarme dagli Usa





ROMA. Entro il prossimo gennaio, i casi di ebola in Africa occidentale potrebbero raggiungere quota 1,4 milioni.
E' l'allarme lanciato dal Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l'ente nazionale americano che si occupa di salute pubblica. Una previsione ancora più drastica di quella fatta dagli esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell'Imperial College di Londra che, in un articolo pubblicato oggi sul New England Journal of Medicine, hanno avvertito che se le misure per contrastare l'epidemia in Africa non verranno rafforzate immediatamente, il numero di casi aumenterà vertiginosamente e saranno oltre 20.000 le persone infettate entro l'inizio del mese di novembre.
Intanto, l'Europa definisce nuove strategie per combattere Ebola e promette aiuti concreti ai Paesi africani colpiti. Ma è di oggi la notizia di un caso sospetto in Svizzera: si tratta di un cittadino della Guinea richiedente asilo, giunto nel Paese il 17 settembre. E' in quarantena e gli esami sono in corso. Allarmante la previsione del Cdc: se non si adotteranno le misure necessarie, Liberia e Sierra Leone potrebbero arrivare a toccare già quota 21 mila casi entro il 30 settembre. Ma oltre ad uno scenario negativo, il Cdc ne prevede anche uno positivo e che si profilerebbe qualora le vittime siano sepolte in modo corretto e con il 70% dei pazienti curati in ambienti con basso rischio di trasmissione.
In questo caso, afferma, in entrambi i paesi l'epidemia sarebbe estinta entro fine gennaio. Secondo lo studio dell'Oms, invece, se non vi sarà alcun cambiamento nelle misure di controllo dell'epidemia, a novembre si conteranno 9.939 casi in Liberia, 5.925 in Guinea e 5.063 in Sierra Leone. Tuttavia, spiega Christopher Dye dell'Oms, «l'epidemia attuale è eccezionalmente ampia non per le particolari caratteristiche biologiche del virus ebola, bensì per le caratteristiche delle popolazioni colpite, le condizioni dei sistemi sanitari e perchè le misure di controllo sono state insufficienti». 

E' però vero, osserva, che in Nigeria, dove il sistema sanitario è migliore, il numero dei casi è stato limitato. La 'chiave' per frenare l'epidemia dunque, sta proprio nel rafforzamento delle misure di controllo, dal momento che saranno necessari mesi per la messa a punto di un vaccino o di terapie sperimentali. Se non si agirà, avverte Dye, «si prevedono in Africa migliaia di morti a settimana».
Proprio l'emergenza Ebola è stata anche al centro dei colloqui nel meeting informale dei ministri europei della Salute conclusosi ieri a Milano: «Il rischio ebola in Europa rimane basso, ma nonostante tutto dobbiamo rimanere vigili, e non abbassare la guardia», ha detto il Commissario europeo per la Salute Tonio Borg, ricordando che in totale l'Ue ha già stanziato 150 milioni di euro per progetti d'intervento rivolti all'Africa. E anche l'Italia «sta facendo la sua parte», ha affermato il ministro della salute Beatrice Lorenzin: «Realizzeremo una novantina di posti letto in Sierra Leone e la Cooperazione ha già stanziato un milione e mezzo di euro, e si dovrebbe arrivare complessivamente a circa 4 milioni per aiuti umanitari e interventi in loco».
Anche da Papa Francesco è giunto oggi l'auspicio che si rafforzi l'impegno per porre fine a questa tragedia: «Prego per quanti in Africa soffrono a causa dell'Ebola», ha affermato il pontefice in un discorso consegnato ai vescovi del Ghana in visita ad Limina.