IL DRAMMA SILENZIOSO

Oms, aumentano i suicidi: 800mila l'anno nel mondo, 4mila in Italia nel 2012

«Prevenzione è un imperativo, Stati intervengano»

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Oms, aumentano i suicidi: 800mila l'anno nel mondo, 4mila in Italia nel 2012



ROMA.  Nel mondo, una persona ogni 40 secondi si toglie la vita. Il che corrisponde ad un 'esercito' di 800mila persone l'anno: solo in Italia, i suicidi nel 2012 sono stati 3908, in aumento rispetto agli anni scorsi anche per colpa della crisi economica.
Ed il fenomeno riguarda indistintamente tutti i Paesi, poveri e ricchi, e tutte la fasce di età. Sono dati allarmanti quelli pubblicati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel primo Rapporto mondiale sul suicidio. Dati che spingono il direttore generale, Margaret Chan, a fare appello ai singoli Paesi perchè elaborino piani di azione coordinati, poichè «la prevenzione del suicidio è un imperativo».
«Il suicidio - afferma Chan nel Rapporto - troppo spesso non viene considerato come uno dei maggiori problemi di salute pubblica, anche se il 'fardello' di tale emergenza non pesa solo sul settore sanitario, ma ha un impatto su molti settori e sulla società nel suo complesso».
 - I NUMERI: nel 2012 il suicidio è la seconda principale causa di morte nella fascia di età 15-29 anni. Il 75% dei suicidi si è verificato in Paesi a basso e medio reddito.
- CHI E' A RISCHIO: se il legame tra suicidio e disordini mentali è molto forte nei Paesi ricchi, molti casi si registrano anche in momenti di crisi o per problemi finanziari. L'incidenza è inoltre alta nei gruppi di popolazione più vulnerabili: migranti, rifugiati, gay, prigionieri. Il più forte fattore di rischio è un precedente tentativo di suicidio.
- METODI: il 30% dei suicidi è dovuto ad avvelenamento. Seguono l'impiccagione e le armi da fuoco.
- PREVENZIONE: il suicidio è prevenibile, afferma l'Oms, e ci sono varie misure che possono essere adottate, come la riduzione dell'accesso agli strumenti di morte (ad esempio le armi), una corretta comunicazione sui media, il trattamento precoce delle persone con disagio mentale. E' necessaria una «strategia di prevenzione» degli Stati, considerando, sottolinea l'Oms, che il suicidio è «un serio problema di salute pubblica», tuttavia «prevenibile con interventi spesso a basso costo».
 - STIGMA: l'Oms sottolinea come siano ancora diffusi lo stigma ed i tabù rispetto al suicidio, tanto che in molte società ancora non si discute apertamente di tale problema. Sono pochi, infatti, i Paesi che hanno incluso la prevenzione del suicidio tra le priorità sanitarie, e solo 28 Paesi hanno un piano strategico nazionale per la prevenzione.
- DATI: l'Oms avverte come, in generale, in molti Paesi oggi sia scarsa la disponibilità e la qualità dei dati relativi ai suicidi. Solo 60 Stati membri dispongono di una valida registrazione dei dati. Inoltre, vista l'illegalità del suicidio in alcuni Paesi, è probabile una sottostima del fenomeno.
 - OBIETTIVI: nel Piano di azione per la salute mentale 2013-2020 varato dall'Organizzazione mondiale della sanità, gli Stati membri si impegnano a ridurre del 10% il tasso di suicidi entro il 2020.

IL DRAMMA IN ITALIA
Seppur in lieve flessione negli ultimi mesi, cresce il numero dei suicidi rispetto al periodo 'pre-crisi economica'. Nel 2006-2007 erano circa 3600 l'anno, oggi circa 4000, con un aumento del 12% in particolare tra i maschi nella fascia 25-64 anni.
«Con la crisi si è innescato un aumento proprio in età lavorativa, con una diminuzione emblematica di suicidi oltre i 70 anni, fascia notoriamente a rischio».
 E' quanto spiega Maurizio Pompili, responsabile del servizio Prevenzione Suicidi dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma e docente di Psichiatria presso L'Università La Sapienza, facendo il punto sui dati dell'Oms, secondo i quali circa 8 persone, ogni giorno in Italia, si tolgono la vita. La crisi, sottolinea, «non ha un rapporto di causalità diretto, ma contribuisce notevolmente, e questo lo si è visto in tutta Europa. Sconfitta e umiliazione acuiscono una vulnerabilità preesistente».
 Al Sud, l'incidenza è più bassa di oltre la metà.
«Laddove la disoccupazione è diffusa - chiarisce l'esperto - perdere il lavoro viene messo quasi in preventivo. Al Nord, è più destabilizzante. Nel Nord Est abbiamo avuto un' impennata, per via della grande chiusura di imprese».
 Su 4 persone che si tolgono la vita, 3 sono uomini.
«Nelle donne prevale il tentativo, fanno gesti che più difficilmente danno esiti letali».
 Particolarmente a rischio resta la fascia 15-24, in cui rappresenta la seconda causa di morte. Anche in questo caso prevale il genere maschile e a innescare il meccanismo possono essere «episodi di bullismo ma anche l'eccessiva discrepanza tra standard troppo elevati posti dai genitori e la realtà».
 Ad alto rischio anche le persone che da bambini hanno avuto forme, riconosciute o meno, di Adhd, sindrome che comporta iperattività e impulsività.
«Tra chi ne ha sofferto è una delle cause di morte più frequenti», precisa Pompili. Il fenomeno non esclude i bambini. Dal 1971 al 2008, ci sono stati 374 suicidi tra 10 e 14 anni ed è «una delle cause di mortalità non intaccata dai miglioramenti della medicina. In questo caso la famiglia, se ben strutturata e presente, fa la differenza».
 Soprattutto tra gli adulti, non mancano segnali che possono mettere in allarme e su cui far leva per la prevenzione. La maggior parte dei soggetti «dichiara di volerlo fare e risolve i propri affari in sospeso».
 Ma anche ansia, insonnia e comportamenti che mettono a rischio la propria incolumità sono indicatori.