LA SENTENZA

Traffico bambini a Pescara, condanna definitiva per la mamma albanese

L’inchiesta scoppiò 12 anni fa e creò scalpore in tutto il mondo

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Traffico bambini a Pescara, condanna definitiva per la mamma albanese




PESCARA. E' stata rintracciata e arrestata dagli uomini della Squadra Mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, la 45enne albanese Xhuljeta Petalli che nell'agosto del 2002 finì in carcere con il marito nell'ambito di una inchiesta della Procura di Repubblica di Pescara su un presunto traffico di bambini tra l'Italia e l'Albania.
La donna e il marito Ramis erano accusati di aver fatto arrivare in Italia 36 bambini albanesi di cui si erano poi perse le tracce. Ora per la donna è arrivata la condanna definitiva della Corte d'Appello dell'Aquila a due anni, 11 mesi e 29 giorni di reclusione. La polizia l'ha condotta al carcere di Chieti. A luglio era arrivata la condanna definitiva anche per il marito: per lui la pena da scontare è di 4 anni e 11 mesi ed era stato trasferito in carcere a Pescara.

DALL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA ALLA SCHIAVITU’
I reati contestati: concorso e favoreggiamento all'immigrazione clandestina nonchè riduzione in schiavitù di minori. Il caso fece scalpore, nel 2002, in quanto si temeva che i bimbi venissero portati in Italia dai due, che vivevano e lavoravano a Pescara e avevano tre figli, per essere destinati all'accattonaggio o al mercato della pedofilia o dell'adozione illegale, nonchè alla compravendita di organi.
La storia fece il giro del mondo. A Pescara si precipitarono i maggiori giornali e reti televisive per raccontare la “tratta degli schiavi” che aveva come epicentro il capoluogo adriatico.
In totale la procura aveva ricostruito la storia di 36 bambini senza volto né nome strappati alle proprie famiglie di origine, forse rapiti, forse venduti e poi spariti in Italia per scopi non chiariti e oscuri. Si parlò di pedofilia, trapianti di organi, prostituzione infantile. Quello che era certo è che quei bambini erano spariti nel nulla e risucchiati dal buco nero della clandestinità.
La coppia di presunti trafficanti di bambini, Ramis Petalli, all’epoca 39 anni, apprendista in una società di pompe funebri e sua moglie Xhuljeta, sei anni di meno, collaboratrice domestica, furono arrestati dalla squadra mobile di Pescara, guidati dal vicequestore Enrico De Simone.
Nell' ordinanza che portò in carcere i coniugi Petalli, il giudice scriveva di «propositi criminali», di «tratta di bambini», di probabile «messa in schiavitù», di «spiccata pericolosità sociale» dei due.
Gli investigatori ricostruirono le mosse dei due principali indagati che fecero sedici viaggi fatti con una sequenza crescente, fino a due volte ogni mese e sempre partendo da Bari e ritornando via Ancona.
Il gip si era limitato ad ipotizzare quanto meno l’accattonaggio come movente del traffico. Una vicenda complicata che ora è stata spazzata via da una sentenza di assoluzione e dal tempo che descrive una “verità” quanto meno incompatibile con le condanne dei Petalli.