CORTO CIRCUITO

Diritto all’oblio. Google ha iniziato a suicidarsi: i primi link che saltano sono della Bbc e del Guardian

Un articolo di critica ad un banchiere della Marryl Linch non merita di essere trovato

Redazione Pdn

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Diritto all’oblio. Google ha iniziato a suicidarsi: i primi link che saltano sono della Bbc e del Guardian



EUROPA. Ma Google ci è o ci fa? Che ruolo sta giocando e da che parte sta il motore di ricerca più usato al mondo e praticamene monopolista di molti servizi gratuiti sul Web?
Per ora è difficile dirlo anche se iniziano a farsi strada sospetti e qualche incoerenza che potrebbe svelare un grandissimo lavoro di “intelligence” di Larry Page e compagni. Intanto la notizia che è piombata sull’Europa ieri è che -come annunciato- Google ha iniziato a tagliare i primi link di ricerca e a farne le spese è la Bbc la televisione pubblica britannica, la più autorevole fonte di informazione ed esempio di giornalismo per il mondo.
Da qualche giorno non compare più tra i risultati di Google Europa (.uk, .it ecc) un articolo del 2007 in cui Robert Peston, un noto columnist della Bbc, criticava un banchiere di Wall Street nel suo blog sul sito dell'emittente britannica.
L'articolo in questione era apparso nell'ottobre del 2007 mentre infuriava la crisi finanziaria globale. Riguardava i problemi della Merryl Lynch, una delle maggiori banche di investimenti del mondo, facendo particolare riferimento alle dimissioni di uno dei suoi banchieri, Stanley O'Neal, all'epoca amministratore delegato, accusando in verità più i veterani della banca che avevano scaricato su di lui ogni responsabilità più che sul banchiere medesimo.
Questo il messaggio notificato al giornalista:

“Notice of removal from Google Search: we regret to inform you that we are no longer able to show the following pages from your website in response to certain searches on European versions of Google:
http://www.bbc.co.uk/blogs/legacy/thereporters/ robertpeston/2007/10/merrills_mess.html”


(Notifica di rimozione link: ci rincresce informarla che non possiamo più mostrare tra i risultati di ricerca il seguente link a determinate ricerche che vengono effettuate nella versione europea di Google).

Anche il Guardian avrebbe ricevuto una notifica automatica di Big G che segnala la deindicizzaione di ben tre articoli, pubblicati nel 2010, che riguardano Dougie McDonald, un ex arbitro di calcio scozzese, dimessosi dal suo incarico in seguito a un caso di giustizia sportiva, mentre gli altri tre riguardano un’iniziativa di alcuni lavoratori francesi, un caso di frode risalente al 2002 e un’intera settimana di post del mediablogger del Guardian Roy Greenslade.
Le notizie dei primi provvedimenti hanno già scatenato pesantissime reazioni da parte di moltissime organizzazioni straniere e associazioni di giornalisti che hanno parlato apertamente di «censura» e di «attacco alla libera stampa senza precedenti».
Qualcuno ha definito il «right to be forgotten» (come viene definito il diritto all’oblio) come il diritto di “Photoshoppare la propria vita” o reputazione o la storia del proprio paese proprio come si fa con le fotografie che non piacciono o con qualche imperfezione di troppo.
Ma qui si parla del diritto di essere informati e di conoscere dell’opinione pubblica che, come stabilito dalla Corte Europea, è destinata a soccombere nei confronti del volere opinabile di chi pretende di cancellare quelle parti della propria vita (o peggio di fatti) che non gli piacciono compresi gli articoli di giornali o le critiche.

L’EFFETTO PERVERSO
A parte i discorsi tecnici, giuridici o sull’importanza della privacy (che in questo caso non c’entra proprio) o sulla libertà di stampa, una delle conseguenze assurde di questa incredibile sentenza della Corte Europea è proprio l’effetto opposto per chi chiede ed ottiene di essere dimenticato.
Strano destino quello di Mario Costeja González che è stato il primo a pagarne le conseguenze essendo proprio il suo il caso che ha dato la stura al riconoscimento del diritto all’oblio. Strano destino anche per il banchiere O’ Neal che oggi non viene dimenticato ma anzi diventa un caso mondiale che fa discutere e milioni di persone nel mondo hanno potuto leggere l’articolo cancellato da Google. Anche l’arbitro scozzese sanzionato dalla giustizia sportiva con la sua richiesta peraltro accolta ha avuto l’effetto contrario. Ma per pochi che ritornano in cronaca, altre migliaia non avranno lo stesso trattamento.
Ulteriore conseguenza molto pericolosa già evidenziata è il metodo utilizzato da Google per decidere se cancellare o meno i link di ricerca. In questo caso non si è in grado di conoscere la motivazione ed i criteri adottati e di certo quegli articoli deindicizzati non sono diffamatori o errati, sembrano contenere informazioni di interesse pubblico e letti oggi forse possono raccontare persino qualcosa di più in virtù del tempo passato.
Pare che ormai Google riceva circa 1000 richieste di rimozione al giorno e che in totale siano oltre 200mila i risultati che potrebbero scomparire con in testa la Francia seguita a ruota dall’Italia.

A CHI TOCCHERA’ POI?
E se oggi è toccato alla Bbc e al Guardian ben presto toccherà anche in Italia ai grandi giornali dopo che il primato nazionale è toccato tristemente proprio a PrimaDaNoi.it nel 2010 quando lungimiranti giudici di Ortona con un largo anticipo sui tempi stabilirono la data di scadenza degli articoli (6 mesi possono bastare…, hanno statuito).
Ulteriore beffa pericolosa (oltre al fatto che a decidere cosa possiamo trovare e cosa no sia una azienda privata e non un giudice) è quella che i risultati in realtà scompaiono solo dalla edizione europea di Google per cui conviene sempre più fare ricerche con google.com.
Ma tornando alle domande iniziali c’è anche chi inizia a notare la strana fretta di Big G., la velocità nell’applicare la sentenza della Corte Europea e nel predisporre persino un modulo veloce e semplice, senza commentare ufficialmente e protestare. C’è poi chi ha notato che in queste settimane sono state molte le notizie trapelate dal gigante di Montain View e questo potrebbe far pensare che Google sia in realtà contraria alla sentenza ma che in maniera molto scaltra abbia accelerato l’applicazione della sentenza, per accelerare gli effetti e velocizzare le reazioni dell’opinione pubblica al fine di risolvere al più presto questo incredibile corto circuito di diritti e libertà.
In fondo Google cancellando link, la storia ed il passato, cancella di fatto anche se stesso, menomandosi e diventando ogni giorno meno attendibile, meno preciso ed in definitiva meno utile.
E forse proprio questo ai vertici del colosso qualcuno lo ha capito bene.