Gli scienziati più brillanti del mondo, c’è anche un prof aquilano

Giovanni Pitari nella classifica delle ‘beautiful mind’

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Gli scienziati più brillanti del mondo, c’è anche un prof aquilano

Giovanni Pitari





L’AQUILA. Il professor Giovanni Pitari, associato in Oceanografia e Fisica dell’Atmosfera, dell’Università dell’Aquila, risulta tra i 55 ricercatori italiani presenti nella Highly cited Researchers, la classifica internazionale delle beautiful mind elaborata dalla Thomson Reuters.
La Thomson Reuters, che ha la propria sede centrale a New York, e fonte mondiale per l’informazione destinata a svariati settori, ha reso nota la nuova lista, che aggiorna quella già pubblicata nel 2001, di scienziati più brillanti al mondo, selezionati secondo due parametri: il numero delle pubblicazioni scientifiche e quello delle citazioni, in modo da verificare la quantità degli articoli, ma anche la loro specificità nel settore di riferimento, con l’intento di evidenziare la loro capacità di influenzare la futura direzione dei loro settori di ricerca.

La Highly cited Researchers presenta 3200 autori in 21 campi delle scienze. Di questi, come detto, 55 sono italiani pari mediamente al 2 % del totale. Il professor Giovanni Pitari risulta tra gli scienziati italiani più brillanti al mondo per il settore delle Geoscienze.
I nomi sono stati selezionati «fra le migliori e più brillanti menti scientifiche del nostro tempo», come scrive lo stesso istituto. I ricercatori selezionati sono stati i più citati nel periodo compreso fra il 2002 e il 2012 e «stanno influenzando la futura direzione dei loro settori di ricerca».

IL BOLLINO DI GARANZIA
Nella nuova lista, che aggiorna quella pubblicata nel 2001 e di basa sul numero di lavori di ogni ricercatore che sono risultati i più citati. Per loro l'istituto ha preparato un 'bollino di garanzia': una sorta di coccarda con la scritta "Highly cited", che possono pubblicare sulla loro pagina Web. Gli italiani rappresentano il 2%, ma in alcuni settori occupano un ruolo di tutto rilievo, come nella Medicina, con 15 presenze.
Tra queste c'è anche il presidente del Comitato scientifico chiamato dal ministero della Salute a pronunciarsi sulla vicenda Stamina, Michele Baccarani, dell'università di Bologna. Italiani in buona posizione anche in Farmacologia (7), Scienze agrarie (5) e Spazio (4). Tra gli enti di ricerca nei quali lavorano ci sono Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Fra le università spiccano quelle di Parma, Bologna, Torino, Padova, Firenze, Cagliari, Ferrara e Trieste, accanto a quelle dell'Aquila e della Calabria, Politecnico di Milano, Istituto Mario Negri. Quello che emerge è un quadro nel quale alcuni dei protagonisti vedono pregi e difetti.

PITARI, DAL 1984 ALL’UNIVERSITÀ DELL’AQUILA
Ricercatore presso l’ateneo Aquilano dal 1984 e attualmente docente dei corsi di Laboratorio di Fisica Terrestre, Fisica dell’Atmosfera con Laboratorio e Fisica dell’Ambiente, Pitari svolge attività di ricerca
scientifica principalmente nell’ambito della modellistica dell’ozono e degli aerosol atmosferici e delle inter-connessioni di queste, in special modo con il sistema climatico. Questa attività di ricerca ha avuto ampi riconoscimenti in ambito internazionale, consentendogli di poter essere invitato a collaborare come co-autore di rapporti scientifici di organizzazioni internazionali leader nel campo della salvaguardia ambientale e del clima (IPCC, WMO, NASA, WRCP, EU, ICAO) e di collaborare in diversi progetti europei, finanziati nei vari programmi quadro, oltre a poter contribuire al conferimento del Premio Nobel per la Pace all’IPCC nel 2007.
La sua attività di ricerca è stata caratterizzata da numerose collaborazioni in progetti internazionali e, dal 2002 al 2012, anni di riferimento per la Lista elaborata dalla Thomson Reuters, ha al proprio attivo pubblicazioni nei settori della modellistica su scala globale di ozono ed aerosol atmosferici.
Attualmente la sua ricerca si concentra sullo studio dell’evoluzione futura dell’ozono stratosferico in risposta all’applicazione del protocollo di Montreal sulle emissioni dei composti a lunga vita di cloro e bromo (CFC, HCFC, HFC, PFC) e a possibili perturbazioni associate ad esperimenti climatici di geo-ingegneria.
«Il fatto di essere citato nella Highly cited Researchers – afferma il professore – mi onora e mi sollecita a seguitare con entusiasmo nelle mie attività di studio in un ambiente come quello dell’Ateneo aquilano dove si riesce a fare ricerca scientifica di qualità».