IL DOC INTEGRALE

La banca Ubs sapeva a gennaio 2014 che Renzi sarebbe diventato premier

Ecco il documento che certifica la “preveggenza”. Ed è subito caos

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La banca Ubs sapeva a gennaio 2014 che Renzi sarebbe diventato premier




ROMA. Il documento salta fuori dal web ed è uno di quelli che rischia di passare inosservato ai più se non fosse che qualche attento lettore si è focalizzato sull’unico numero “non economico”: la data.
E’ infatti la data la vera notizia del rapporto sulle previsioni del 2014 della Ubs il gruppo bancario tra i più importanti del mondo.
L’Unione Banca Svizzere infatti ha pubblicato sul proprio sito un rapporto che sta creando un vero e proprio terremoto in Italia con buona pace per i complottisti ed i dietrologi.
infatti il documento datato 7 gennaio 2014 parla di Matteo Renzi come primo ministro italiano eppure il 7 Gennaio nessuno in Italia poteva sospettare un cambio al vertice e lo sgambetto a Enrico Letta. Eppure sembra che la Ubs lo sapesse.
Non molto differente sembra essere questa storia rispetto alle recenti polemiche innescate dalle dichiarazioni raccolte da Alan Friedman sulla scelta di Mario Monti. Il documento lo tirano fuori i parlamentari del Movimento 5 Stelle ed è stato rilanciato sul Blog di Grillo che tuttavia non pubblica il documento integrale.

CHE COSA DICE IL DOCUMENTO

A pagina 4 si legge (la traduzione è del sito di Beppe Grillo):

(...) Tuttavia, la Grecia può  godere di una quota generosa dei fondi di coesione dell'Unione europea, in modo che il la sua economia dovrebbe essere in grado di crescere nel 2014.
In Italia, invece, a meno che Matteo Renzi riesca a modificare sostanzialmente il percorso delle riforme, il più importante dei paesi periferici, ci sarà probabilmente meno spazio di manovra per negoziare il suo bilancio 2015 con la Commissione europea.

E a pagina 10:

(...) Questa paralisi porterà probabilmente a una maggior pressione da parte della Commissione europea sul governo per la riduzione del rapporto debito-PIL al 60%, che sarà probabilmente limiterà il margine di manovra almeno per il bilancio 2015, a meno che Matteo Renzi non riesca a modificare il percorso di riforma.

E di nuovo a pagina 10:

Sfortunatamente, l'Italia non è riuscita ad aggiustare il costo del lavoro per unità, ancora troppo alto dato che i passati incrementi di salario non erano in linea con gli aumenti di produttività. Infatti, il Fondo Monetario Internazionale (IMF) stima che sia necessario un deprezzamento del costo del lavoro del 10% per incrementare la competitività. Malgrado le misure per risolvere ciò siano una priorità chiave per Renzi, lui molto probabilmente dovrà affrontare una battaglia in salita.

LE ELEZIONI NEL 2015

Sono molti i passaggi interessanti che riguardano il futuro dell’Italia come quello nel quale la banca dice di attendersi, di prevedere ma anche di auspicare le prossime elezioni nel 2015 non prima come in effetti pare sarà.

Beppe Grillo dal suo blog poi ricorda che «Il 7 Gennaio scorso al governo c'era Enrico Letta. Di Matteo Renzi premier non si parlava proprio, anche se il sindaco di Firenze, appena eletto segretario, già si organizzava per la legge elettorale e il job act. E proprio il 7 Gennaio era a pranzo con... Mario Monti. Impossibile pensare ad un errore, o a confusione: al di là dell'autorevolezza della pubblicazione, redatta con la dovuta attenzione visto il peso internazionale, un errore non si ripete per tre volte in due pagine diverse».

«Questo Outlook», fa notare Grillo, «inoltre, non è un documento riservato a pochi adepti di chissà quale setta: è disponibile online, chiunque può scaricarlo e leggerlo. Viene il dubbio che non si siano curati di scrivere quel nome ufficialmente con tanto anticipo, o addirittura sia stato fatto deliberatamente.  D'altronde, il nome di Matteo Renzi ricorre due volte con una chiara frase accompagnatoria: "a meno che Matteo Renzi non riesca a modificare il percorso delle riforme", e la terza volta con un aperto riferimento al taglio dei salari. Ecco, probabilmente proprio questo è il punto. Una promessa, e contemporaneamente una richiesta da parte dei gruppi finanziari: vuoi diventare premier? Ebbene, devi garantire che i famigerati tagli e riforme vengano fatti. Te lo diciamo in faccia, nero su bianco, che ti sosteniamo a questo prezzo. E noi cittadini? Non ne sappiamo nulla. Anzi sì, almeno una cosa la sappiamo: che probabilmente Renzi obbedirà».

Anche Gianluca Vacca (M5s) dal suo blog rilancia la notizia e aggiunge: «Quindi le banche a gennaio già sapevano che Renzi sarebbe diventato premier... Inoltre confidano in Renzi per tagliare il costo unitario del lavoro di un 10%. Sono decenni che i politici promettono una riduzione del costo del lavoro (per aumentare i salari, dicono loro), ma in realtà il costo del lavoro è aumentato, sostanzialmente per esigenze contabili dello Stato, e contestualmente i salari reali sono diminuiti.  Quindi anche questa riduzione del 10% si tradurrà, ne siamo certi, nell'ennesimo taglio reale dei salari. Prepariamoci alle barricate»
Come sia andata la storia è probabile lo sapremo nelle prossime ore quando l’ennesimo scandalo sarà scoppiato ed avrà raggiunto tutti i vertici delle istituzioni.
Ancora una volta però dopo il decreto sulla Banca d’Italia ed «il regalo di 7,5 miliardi alle banche private» il punto di contatto sono davvero le banche.

Da anni anche sul web circolano milioni di pubblicazioni che parlano dell’esistenza di un ristrettissimo gruppo di persone molto potenti (tra i quali molti banchieri) che deciderebbero le sorti del mondo scavalcando sovranità popolare e democrazie.

UBS Eurozone Economy 2014 01-07-2014 Outlook