IL FATTO

Rifiuta di cancellare articolo ritenuto diffamatorio, giornalista in carcere

Tra censura, diffamazione e limitazione della libertà personale: un caso limite incredibile

Redazione Pdn

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Rifiuta di cancellare articolo ritenuto diffamatorio, giornalista in carcere



 

 

 
ALABAMA. In carcere da fine ottobre per non aver cancellato dal proprio blog due post ritenuti diffamatori.
Succede in Alabama, Stati Uniti. Il protagonista è Roger Shuler, giornalista di 57 anni, che dovrà rimanere in cella a tempo indeterminato, ovvero fino a quando non deciderà che è arrivato il momento di cancellare quegli articoli che danno così fastidio. Ma pare che lui non ne abbia nessuna intenzione.
Una vicenda che ha dell'incredibile e che sta facendo il giro del mondo per come si è sviluppata e per l'epilogo che ha avuto.
Succede mentre in Italia si discutono progetti di legge che mirano a limitare la fruizione delle informazioni cercando di codificare per legge quel diritto all'oblio che è stato inserito surrettiziamente da pochissime sentenze di tribunali e che è stato applicato in maniera molto "originale" anche a questo quotidiano, PrimaDaNoi.it, che pure si era rifiutato di cancellare articoli di cronaca risalenti a meno di due anni fa e neppure ritenuti diffamatori dai diretti interessati.
Questi i fatti americani.

Nel 2007 Shuler, insieme alla moglie, ha aperto il blog “Legal Schnauzer” nel quale i due denunciano piccoli e grandi misfatti legati ai potenti dell’Alabama.
Ma, dice la moglie oggi, mai nessuna denuncia per diffamazione era arrivata prima che il marito si occupasse di Rob Riley, il figlio dell'ex governatore Bob Riley, e della sua relazione con una lobbista poi obbligata dall’uomo ad abortire (gli articoli sono ancora on line qui e qui).
Riley ha chiesto prima la cancellazione dei due testi ritenuti falsi e diffamatori ma Shuler si è opposto e non si è presentato alle udienze in tribunale dove il giudice lo ha condannato in contumacia alla cancellazione degli articoli. Poi è scattato l’arresto per disprezzo della Corte e resistenza a pubblici ufficiali ma Shuler sostiene di essere stato imprigionato senza che nessuno gli mostrasse un mandato di cattura. «Sono stato attaccato dentro casa mia», ha raccontato. «Non mi avevano detto c'erano mandati di arresto».

Alcuni blog nazionali hanno ritratto la sua prigionia come un attacco politico per mettere a tacere una voce contraria in uno stato conservativo. Altri hanno detto che a Shuler, sebbene sia «uno spericolato lanciatore di bombe», siano stati calpestati i suoi diritti costituzionali e ciò che ha fatto la Corte Suprema degli Stati Uniti minaccia la sicurezza nazionale.
Più esperti legali hanno detto al New York Times che Roger Shuler è vittima di «azioni incostituzionali» da parte del giudice. Sempre il Ny Times rileva che Shuler è l'unico giornalista incarcerato nell'emisfero occidentale e sottolinea che altri paesi che hanno imprigionato i giornalisti nel 2013 sono la Cina, l'Iran e l'Egitto.
Si tratta di un precedente molto pericoloso che sta già avendo ripercussioni pesanti sulla autodeterminazione dei giornalisti che operano nella "patria della libertà" che sono gli Usa.