COME FUNZIONA

Delusione Facebook, la visibilità è una questione di soldi: gli “amici” non servono

Editori contro il social network che penalizza la visibilità anche se aumentano i “mi piace”

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

18123

Delusione Facebook, la visibilità è una questione di soldi: gli “amici” non servono



 
INTERNET. La notizia inizia a serpeggiare come il malumore ormai da mesi da quando è palese che le pagine Facebook garantiscono sempre meno interazioni a causa del blocco della visibilità del colosso californiano.
Così  guerra tra Facebook e piccoli editori che hanno trascinato il social network di Marck Zuckerberg in tribunale e davanti all’Antitrust. Da qualche tempo, infatti, il colosso di Palo Alto avrebbe deciso di dare una regolata alla visibilità dei contenuti immessi nelle pagine Fan di Facebook e distribuire gli articoli, le notizie, le immagini, con il contagocce agli utenti, agevolando gli editori disposti ad investire per farsi vedere.
 Risultato? Pubblicando un contenuto su Facebook soltanto una parte risicatissima dei propri contatti (ovvero quelli che hanno cliccato sul tasto ‘mi piace’) vedrà il post in questione ma la maggior parte non sarà mai raggiunto da quel contenuto, che diventerà virale solo se sarà condiviso spontaneamente decine e centinaia di volte da altri utenti.
Come ha ricostruito nei giorni scorsi il Corriere della Sera, Facebook ha ammesso di aver cambiato le regole del gioco per agevolare chi è disposto a pagare («non bastano solo i contenuti») ma alcuni editori non hanno gradito e deciso di trascinare gli americani in tribunale.
Ne sa qualcosa l’editore di Calcionapoli24, Silvio Passante, che si è rivolto per primo ai giudici: «Cambiano l’algoritmo senza avvisarci e così ci vengono imposti investimenti per non vedere crollare i nostri lettori», denuncia.
Il suo sito internet, che conta su Facebook quasi 230 mila fans, in realtà non trae alcun beneficio dalla condivisione dei contenuti tramite social network perché la visibilità sarebbe stata dimezzata in pochi mesi. A cosa serve dunque avere tanti amici se poi questi non possono restare aggiornati come vorrebbero? Ma soprattutto, è lecito che Zucherberg decida a quali ‘amici’ far vedere il contenuto e quali invece escludere?
Passante parla di un crollo del 60% di utenti nel giro dell’ultimo anno: «prima della modifica dell’algoritmo di giugno 2012 dalla pagina fan di Facebook arrivava più del 70% del traffico», racconta al Corriere. « Adesso è crollato di più della metà. Da un lunedì all’altro, dopo l’ulteriore e più recente intervento», racconta. «Ho perso 80mila visite». L’editore dice di essersi messo anche in contatto con Facebook e di aver incontrato la dirigenza a Dublino:  «mi hanno chiesto un investimento pubblicitario da 10mila euro mensili. Con questa cifra gli aggiornamenti della pagina di Calcionapoli24 sarebbero tornati a raggiungere la maggior parte dei fan nel loro newsfeed, la sezione di Facebook in cui vediamo scorrere le notizie. In caso contrario, a circolare massicciamente sono solo i contenuti che hanno ottenuto molti “Like” o commenti a fronte della sopracitata visibilità organica di base bassa».
Passante, insieme ad altri 5 editori, ha scritto anche all’Antitrust e i sei denunciano: «la normativa che sottoscriviamo con un semplice clic, ci rende anche deboli dal punto di vista più strettamente giuridico. Troviamo tutto questo vessatorio e particolarmente oneroso per noi piccole aziende». Gianluca Cozzolino di Ciao People racconta: «tre anni fa con un contenuto facevano 5mila fan nuovi in un’ ora. Dal 100% di visibilità organica del 2010 siamo passati all’1%. Adesso sta facendo un po’ più scalpore, ma è così da sempre».

LE NOSTRE VERIFICHE
Grazie anche all’aiuto di altri utenti Facebook anche PrimaDaNoi.it ha potuto constatare come effettivamente i contatti generati dalle pagine Facebook non aumentino con l’aumentare degli amici ed in alcuni casi siano addirittura diminuiti.
A fronte di circa 27.000 amici un post con un articolo viene visto in meda da 400 persone generando una certa percentuale di interazione e di contatti sul sito che però è uguale o inferiore alle medesime interazioni di uno o due anni fa quando “gli amici” erano meno della metà.
Come è possibile?
A questo meccanismo che ha fatto irritare molti editori si aggiunge anche il fatto che nel frattempo in molti hanno investito soldi per aumentare la visibilità e dunque aumentare gli amici della pagina.

Che cosa allora fa pagare Facebook quando gli inserzionisti chiedono di aumentare i “mi piace” alla pagina se questi non servono ad aumentare la visibilità?
Il comportamento di Facebook è corretto quando decide di limitare la visibilità dei contenuti di una pagina agli amici?
E’ corretto ugualmente anche dopo che l’utente ha investito in pubblicità (e dunque visibilità)?
Sono corrette le clausole contrattuali che Facebook fa firmare agli utenti e nelle quali li informa della restrizione della visibilità?
Al di là delle questioni giudiziarir già avviate e del crescente malumore dei milioni di utenti nel mondo, come sempre sarà il mercato a decidere prima della legge e della giustizia il futuro del social network che ha sbaragliato tutti: se continua così però le ripercussioni saranno inevitabili e dopo la schedatura dei dati privati e la mancata visibilità Zucherberg ora rischia grosso e ben presto inizierà a perdere terreno.