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Carcere di Teramo nel mirino Strasburgo per maltrattamenti

Il caso del 2009 finisce nel dossier del comitato per la prevenzione della tortura

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Carcere di Teramo nel mirino Strasburgo per maltrattamenti




STRASBURGO. In Italia succede troppo spesso che persone fermate dalle forze dell'ordine o incarcerate subiscano maltrattamenti ed anche che le indagini su questi episodi, quando condotte, finiscano senza l'individuazione di precise responsabilità.
Questa, in sintesi, la denuncia contenuta nei due rapporti sul Belpaese pubblicati dal Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa dopo il via libera giunto dall'Italia.
Nei rapporti - redatti sulla base di visite condotte nel nostro Paese nel 2010 e 2012 - oltre che sui maltrattamenti, il Cpt ritorna anche sulla questione del sovraffollamento dei penitenziari, definito nel caso della prigione di Bari «inaccettabile», e sul regime del 41bis, che non deve essere eliminato ma rivisto.
Ma è sui maltrattamenti subiti da persone arrestate o incarcerate e sulle misure che l'Italia deve adottare per individuare, indagare e condannare questi casi che i due rapporti si concentrano. Per dimostrare che le autorità non stanno facendo tutto ciò che dovrebbero contro i maltrattamenti il Cpt elenca nei due rapporti una serie di casi.
Dalle denunce ricevute soprattutto da persone straniere percosse nella maggior parte dei casi dalle forze dell’ordine nella zona di Milano, a quelle ricevute nella prigione di Vicenza sui maltrattamenti inflitti dalle guardie penitenziarie, o quella di un tunisino picchiato perché, per non essere rimpatriato, aveva ingoiato delle pile. Nel rapporto 2010, pur non facendo i nomi (a cui però si può risalire facilmente in base ai particolari riportati) ma riferendosi solo al 'caso A' e 'caso B', il Cpt analizza nel dettaglio anche le vicende di Stefano Cucchi e Mario Gugliotta.
Oltre a quella, indicata come 'caso C', di un detenuto maltrattato nella prigione di Castrogno (Teramo).

IL CASO TERAMANO
Il penitenziario abruzzese viene così descritto: «con una capacità ufficiale per 231 detenuti, la struttura che si trova alla periferia della città, costruita nel 1986 comprende una piccola sezione per un massimo di 21 donne e quattro blocchi di detenzione per gli uomini. Al momento della visita era sovraffollato: ospitava 29 donne e 360 uomini».
La delegazione lamenta il fatto che durante la visita non avrebbe ricevuto i documenti richiesti come «le copie complete delle relazioni sulle indagini dei morti nel penitenziario nel 2008 e 2009. In particolare, non sono state fornite copie dei risultati dell'autopsia o le conclusioni del pubblico ministero sulle circostanze della morti. Così come non sono state fornite statistiche richieste sui procedimenti penali e / o disciplinari in materia di presunti maltrattamenti da parte delle forze dell'ordine e del personale carcerario».
La commissione ricorda che «sei suicidi sono stati registrati nel carcere di Teramo dal 2005, vale a dire circa uno all'anno, mentre in passato se ne sono registrati meno frequentemente».
«Sia a Teramo che nel carcere di Viterbo», si legge ancora nel dossier, «molti prigionieri classificati come bisognosi di vigilanza elevata o molto elevata hanno affermato che il personale del carcere controllava le loro celle poche volte e solo attraverso lo spioncino, invece di entrare nella cella e coinvolgere il detenuto in una conversazione, e che il personale spesso non ha risposto alle loro richieste di assistenza».
E poi ancora: «diversi detenuti con bisogno di alta sorveglianza a Teramo e a Viterbo sono morti per asfissia utilizzando cappi improvvisati (lenzuola, biancheria intima o elementi prefabbricati) per impiccarsi ad una finestra o ad un gancio apposto dal detenuto nel bagno della cella».
Annotazioni anche alla voce salute: «un cenno particolare va fatto per cure dentarie fornite nel carcere di Teramo: una consultazione dei registri ha mostrato che i detenuti di determinate nazionalità sembrava non avere effettivo accesso a tali cure».

IL CASO C
E nel dossier si ritrova anche un caso del 2009 che fece molto scalpore in Abruzzo supportata da un file audio shock. Un membro del personale del carcere (alto ufficiale) nel carcere di Teramo ha espresso la preoccupazione che un detenuto indisciplinato fosse stato picchiato davanti ad altri detenuti. Nel dialogo si parlava di maltrattamenti in questi termini: «Non lo sai che ha menato al detenuto in sezione?». E l'altro: «Io non c'ero, non so nulla». Il tono di voce cresce: «Ma se lo sanno tutti?» Pochissimi secondi e poi: «In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto. Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto».
«Il 2 novembre 2009 , in una lettera al direttore del carcere», si legge nel dossier, «l'ufficiale in questione ha confermato che le parole del registrato erano sue, specificando sia il contesto particolare in cui le aveva dette sia le persone coinvolte. Ha negato che un prigioniero era stato picchiato. Il fascicolo di indagine specifica che l'incidente di cui la registrazione si è verificato il 22 settembre 2009. Il detenuto raccontò di essere stato preso a calci e pugni dal membro del personale di fronte agli altri detenuti . Egli ha detto che un altro membro del personale ha fermato il collega. Egli ha inoltre affermato che appena cinque minuti dopo il ritorno alla sua cella, è stato scortato in un ufficio personale ed era stato preso a pugni e calci più volte, con il risultato che sei giorni dopo sentiva ancora dolore alla testa e alla parte destra posteriore del torace. Un mese dopo i fatti il pubblico ministero responsabile ha aperto un'inchiesta sull'incidente e ha ordinato, tra l'altro, un esame medico più approfondito del detenuto , che ha affermato che il maltrattamento gli aveva causato la frattura di una costola. Il problema alle costole era stato evidenziato anche da una radiografia ma fu impossibile determinare se la costola fosse stata effettivamente rotta a causa dell'incidente in questione. E infatti il caso venne archiviato.
Attraverso tutti questi esempi il Comitato mette in luce il fatto che spesso i maltrattamenti passano inosservati. E anche quando sono oggetto di indagine, queste raramente portano a delle condanne.

IL CASO CUCCHI
Per rafforzare questa sua tesi, il Cpt evidenzia che nel caso di Cucchi e Gugliotta il magistrato davanti al quale furono portati i due non verbalizzò la presenza di lesioni, nè richiese una visita medica immediata, da cui poter trarre elementi per aprire un’indagine.
Il Cpt è critico pure sui risultati delle indagini che vengono condotte. Sempre nel caso Cucchi, il Comitato domanda al governo italiano come mai sia stata scartata in fase d’inchiesta l’ipotesi che l’uomo possa essere stato maltrattato prima di arrivare al tribunale di Roma. E per il caso del carcere di Castrogno, sottolinea che l’inchiesta è stata chiusa nonostante ci fosse una registrazione che provava i maltrattamenti. Il Cpt punta poi il dito sulla mancata apertura di un'inchiesta nonostante che nel 2012, nell’arco di due mesi, al carcere di San Vittore vennero redatti ben 18 referti medici su altrettante persone che quasi certamente erano state maltrattate prima di arrivare lì. Infine il Comitato, nel rapporto 2010, critica in modo esplicito il processo sulla vicenda di Bolzaneto e della Diaz durante il G8 di Genova.
Secondo il Comitato «il risultato del processo mette in dubbio l’efficacia del sistema che deve determinare le responsabilità delle forze dell’ordine e del personale penitenziario per i maltrattamenti».

Alessandra Lotti

 

DOMANI RADICALI A CASTROGNO
Intanto giovedì mattina a partire dalle 9,00, Marco Pannella - accompagnato dalla Segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, dal consigliere regionale di Forza Italia, Riccardo Chiavaroli e da alcuni militanti radicali abruzzesi - sarà presente dinanzi al carcere teramano di Castrogno nell'ambito di una iniziativa di sit-in finalizzata ad ammonire la classe politica nazionale e regionale sul messaggio di Giorgio Napolitano circa la necessità di giungere ad un provvedimento di amnistia e per dare forza al Ministro Annamaria Cancellieri che ha definito il provvedimento di clemenza un “imperativo categorico morale
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Intanto giovedì mattina a partire dalle 14, Marco Pannella - accompagnato dalla Segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, dal consigliere regionale di Forza Italia, Riccardo Chiavaroli e da alcuni militanti radicali abruzzesi - sarà presente dinanzi al carcere teramano di Castrogno nell'ambito di una iniziativa di sit-in finalizzata ad ammonire la classe politica nazionale e regionale sul messaggio di Giorgio Napolitano circa la necessità di giungere ad un provvedimento di amnistia e per dare forza al Ministro Annamaria Cancellieri che ha definito il provvedimento di clemenza un “imperativo categorico morale